Per chi non vuole rassegnarsi mai, mai, mai

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di Alessandro Gilioli

Alessandro Gilioli

Una volta c’erano gli operai che scendevano in piazza con i tamburi e i campanacci: per far sapere al mondo le ingiustizie che stavano subendo o lo stipendio da fame che portavano a casa, occupavano il centro di una città per una mattina. Poi sono arrivati quelli che bloccavano i treni: e sui giornali riuscivano a finirci, sì, ma al prezzo di rendere impopolare tra i più la loro battaglia. Allora è iniziata la stagione dei lavoratori che salivano sui tetti, notti al freddo e striscioni al vento, e qualche battaglia così l’hanno vinta: perché nell’era in cui tutto è mass media, saper usare bene i giornali e le tivù è la condizione base per provare a lottare.

Adesso sono arrivati gli operai in cassa integrazione della Vinyls di Porto Torres, azienda chimica in amministrazione controllata e dal futuro molto incerto. Che hanno rovesciato il format televisivo più popolare dell’ultimo decennio inventandosi il primo reality show basato sulla vita vera quotidiana – quella del lavoro, della fatica, dello stipendio tagliato con cui non si arriva a fine mese – ritirandosi all’Asinara e ribattezzandola l’Isola dei Cassintegrati.

Un’idea creativa e provocatoria a cui non poteva non seguire, appunto, il tam tam mediatico: su Internet e poi sui giornali, alle radio, in tivù. Perché nello tsunami della recessione mondiale si può salvare soltanto chi riesce a raccontare la sua storia, ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, a far conoscere la sua sofferenza di ogni giorno. Un po’ come, dopo un terremoto, gli aiuti arrivano soltanto a quanti hanno saputo comunicare e scuotere le persone sulla loro condizione.

La vicenda dei lavoratori della Vinyls probabilmente resterà nella storia del movimento operaio: a dimostrare quanto oggi sia importante – anzi vitale – saper usare i nuovi e i vecchi media per condurre la propria battaglia.

Ma l’Isola dei cassintegrati è anche la prova vivente di una saldatura tra due diverse generazioni, tra la cultura novecentesca del lavoro manuale e la cultura contemporanea della comunicazione digitale.

Ad aiutare gli operai in Sardegna, in questa iniziativa, sono infatti i loro figli, spesso lontani dall’Italia ma in grado grazie alla Rete di comunicare con i padri, le madri e i loro colleghi. Ed è dai figli che arrivano gli stimoli e le idee: il remake del logo dell’Isola di Famosi, la campagna virale su Facebook, l’upload su Internet di foto e video che circolano viralmente attraverso i social network e i blog, e così via.

Insomma, la cultura comunicativa postindustriale al servizio di una vertenza dell’era industriale. E il tutto riambientato in un contesto preindustriale, gli scogli della Sardegna settentrionale. Un mash-up di una forza dirompente.

A tutto questo poi si aggiunge la trovata dell’ex carcere dell’Asinara in cui gli operai sono andati ad abitare. Anche questa scelta è carica di significati simbolici mediaticamente forti. Intanto abbiamo a che fare con un carcere vero a fronte di quelli finti dei reality televisivi. E gli operai che si fanno fotografare dietro le sbarre comunicano benissimo, con i loro sguardi, due secoli di prigionia: la galera del lavoro in fabbrica, della fatica, dei sacrifici e della subordinazione a quelle misteriose leggi del mercato che da un giorno all’altro possono lasciarti senza salario.

E poi, che carcere, l’Asinara: quelle mura raccontano il dolore e il fallimento di una lotta politica finita nel sangue, nella violenza e nel terrorismo: quella degli Anni Settanta. E oggi vengono rovesciate nel nuovo teatro di una lotta pacifica e non violenta, determinata ma anche ironica e perfino sorridente. Non è male, come passo in avanti.

Ora tutto quel che si è detto entra in questo blog: forse il primo in Italia a raccontare in diretta, ora dopo ora, una battaglia sindacale. Perché nell’era panmediatica ogni storia ne mangia in fretta un’altra, e gli operai della Vinyls rischiano di essere scordati alla prima dichiarazione di Berlusconi o al primo gol di Balotelli. E allora, ecco il blog: per continuare ogni giorno, attraverso nuove idee e progetti, appelli e iniziative, adesioni e video, streaming e tam tam virale, a farsi ascoltare.

Forza ragazzi, che se vincete sono due volte felice: per voi e per le vostre famiglie, ma anche per aver dimostrato come attraverso la creatività, l’intelligenza, l’uso della Rete e l’incontro fra diverse generazioni in questo nuovo secolo si può realizzare molto, se non quasi tutto.

Il che sarebbe uno splendido auspicio per chi, in quest’Italia intorpidita, non vuole rassegnarsi mai, mai, mai.

di Alessandro Gilioli

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