
Le impiegate OMSA a “Rai per una notte”
È Francesca Marfurt che ci parla oggi, per raccontare la sua storia. La storia di 350 famiglie vittime della delocalizzazione ai fini di lucro operata dalla Omsa. Le lavoratrici si sono organizzate in protesta su due fronti. Come nel caso dell’Isola dei cassintegrati, anche in questo caso, internet ha dato una mano.
Esiste un gruppo su Facebook che permette di seguire gli sviluppi della protesta, mentre attraverso un’altra iniziativa le impiegate incitano al boicottaggio di tutti i prodotti Omsa, fino a che l’impresa non le riassuma. Se da un lato il web ha fatto la sua parte, dall’altro le abbiamo viste scendere in piazza per manifestare, su Striscia la notizia, organizzare eventi di solidarietà e hanno partecipato a Rai per una notte.
La testimonianza di Francesca:
Mi chiamo Francesca e ho 29 anni. Mi sono diplomata nella scuola alberghiera ma, dopo quattro anni di stagioni al mare, nel 2001 decisi di entrare a lavorare alla OMSA di Faenza. Ero alla ricerca di un posto di lavoro fisso, nonostante lo stipendio fosse minore di quello che prendevo in albergo. Pero fu anche la necessità di orari fissi che mi permettessero di costituirmi una famiglia. Così, il 5 novembre del 2001 sono entrata a lavorare per Nerino Grassi, all’OMSA. Durante sette anni mi sono presentata puntualmente sul posto di lavoro, finchè il 31 maggio del 2008 ho avuto la bellissima notizia di aspettare un bimbo, era il mio sogno che si realizzava, ero felice. Un marito, una casa, un figlio ed un lavoro onesto e sicuro.
Il 31 gennaio del 2009 nasce la mia splendida Nicole. Telefono all’azienda per informarli e, come risposta alla mia felicità, l’ufficio personale mi informa che saremo entrati tutti in cassa ordinaria dal 5 febbraio 2009. Che botta. All’inizio, sarebbero state quattro 4 ore a ciclo per 2 settimane. Dopo, dal 18 dicembre del 2009, a casa fino all’11 gennaio per ferie. Però, invece di farci tornare, ci hanno comunicato che saremmo rimasti tutti a casa fino al 14 marzo del 2010. ci siamo allarmate, visto che ici informavano dall’interno dell’azienda che venivano giu da mantova per trasferire il restante lavoro e smontare i macchinari.
A quel punto inizio il nostro presidio davanti ai cancelli 24 ore su 24, per non far entrare o uscire niente. Nel frattempo ci sono stati due incontri tra azienda e maestranze, da quali uscì fuori solo che la decisione di lasciarci a casa era una scelta obbligata per abbattere i costi.
Ma i costi di cosa, se l’azienda non è mai entrata in crisi?
Abbiamo seguito gli incontri fuori da Confindustria di Ravenna, dove il braccio destro di Nerino ed il suo legale (suppongo), dopo aver confermato la strategia di delocalizzare in Serbia, hanno avuto l’indecenza di riderci in faccia, in faccia a 350 famiglie che restano in mutande perchè lui vuole ingrassarsi di soldi. Arriviamo quindi ad oggi, dal 15 marzo del 2010 in cassa straordinaria a lottare contro un padrone che chiude la sua impresa, non per crisi, ma per lucrare! Facendo una rapina legalizzata, con lo stato che appoggia persone come lui e non il suo popolo.
Il 14 febbraio ho saputo di aspettare un altro bimbo, l’unica felicità che mi ha portato questo 2010, ma nel frattempo una preoccupazione in più.
Non posso vivere serenamente la mia gravidanza, non posso pensare ai suoi vestitini, ai giochi che vorrei comprargli, penso all’oggi e al domani, visto che anche mio marito si trova ora in straordinaria in deroga per crisi. Devo insieme alle mie colleghe continuare a lottare per il nostro posto di lavoro, per la nostra dignità. Siamo persone, ma ci trattano come numeri su un conto spese. Dobbiamo lottare anche per l’Italia. Non è solo la mia famiglia in questa situazione. Come me moltissimi altri nel nostro paese sono stati scaricati dalle proprie imprese come fossero una palla al piede. Un soppruso legalizzato con la complicità dello stato.
Un saluto ai lettori del blog dell’Isola dei cassintegrati. Vi invito a iscrivervi al nostro Gruppo su Facebook e di partecipare attivamente al Boicottaggio a Omsa.
di Marco Nurra | @marconurra
(17 aprile 2010)



