I pirati hanno distrutto Eutelia

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Il lavoratori Eutelia-Agile solidari con l’isola

Volete costruire un patrimonio sulle spalle dei dipendenti della vostra azienda? Provate un irresistibile sentimento di odio verso chi da oltre trent’anni manda avanti l’informatica in Italia, e volete distruggere, depredare, spolpare ciò che rimane della gloriosa Olivetti? Non vi turba il sonno il fatto che più di mille persone non percepiscano più il loro stipendio mentre voi vi dilettate tra paracadutismo e altri sport estremi? Sembrerà strano, ma nel nostro paese, il paese delle libertà, fare tutto ciò è possibile.

Se andate a raccontarla in giro, la vertenza Eutelia, e non avete con voi le prove di ciò che state dicendo, correte il rischio di essere rinchiusi nel primo manicomio disponibile. Se invece siete a conoscenza del caso, non potete che indignarvi di fronte alla spregiudicatezza e alla tracotanza dell’allegra combriccola di delinquenti che si è inspiegabilmente trovata a dover gestire una delle più grandi aziende di telecomunicazioni e servizi informatici rimaste in Italia.

Per chi ancora non lo sapesse, tutto ebbe inizio il 15 giugno del 2009, giorno in cui Eutelia, controllata dalla famiglia Landi, cede il ramo di Information Technology “Agile S.p.a.”, e i suoi 2000 dipendenti, per 96mila euro ad Omega, società con a capo due noti fallimentaristi, Claudio Marcello Massa e Sebastiano Liori: 14 fallimenti in due, un curriculum alle spalle di tutto rispetto quando si parla di lucrare sulle spalle dei lavoratori.

Il 22 ottobre, Omega dà il via al processo di licenziamento collettivo che vede coinvolti 1192 dipendenti di Agile sui 1880 totali: da quel momento centinaia di famiglie verranno letteralmente abbandonate al loro destino, senza un lavoro e senza uno stipendio con il quale campare, con le istituzioni spettatrici non paganti di uno degli spettacoli più macabri mai prodotti dal capitalismo di rapina di stampo italiota. Non si tratta, come per i precedenti crac Parmalat o Cirio, di un dissesto finanziario o di un default scaricato sulle spalle dei risparmiatori. Infatti, tra scatole cinesi e società offshore create ad hoc per spolpare l’azienda principale, il caso Eutelia è l’unico ad avere la sottrazione indebita di fondi come primo obiettivo aziendale.

Lavoratori “senza volto”

I personaggi coinvolti nella vicenda, per la loro levatura criminale, sembrano provenire direttamente dal film “Romanzo criminale”, ma più che i componenti della Banda della Magliana, questi loschi figuri ricalcano alla perfezione il personaggio di Virgil Starkwell, il maldestro ladruncolo interpretato da Woody Allen nel film “Prendi i soldi e scappa”. Uno di loro, infatti, Samuele Landi, amministratore delegato Eutelia e probabile vertice del sodalizio criminale, ha pensato bene di rifugiarsi nel Dubai, riuscendo a sfuggire agli arresti del 9 luglio 2010 che hanno visto finire in manette sette persone: Pio Piccini, amministratore delegato Omega, Leonardo Pizzichi, presidente Eutelia e nel collegio dei sindaci Mps, il già citato Claudio Marcello Massa, amministratore Agile-Omega, Marco Fenu, tesoriere Omega, Salvatore Riccardo Cammalleri amministratore unico Agile, Antonangelo Liori “dominus” Omega, Isacco Landi del cda Eutelia.

L’accusa della procura di Roma è di bancarotta fraudolenta con quasi 16 milioni di euro distratti dal bilancio Agile attraverso vorticosi giri di transazioni illegali all’estero. A pagare il salato prezzo dei traffici, scontato dirlo, i lavoratori Eutelia-Agile, che da ormai cinque mesi presidiano Piazza Montecitorio a oltranza, in segno di protesta, in attesa che la vertenza giunga ad una conclusione positiva.

Il blog dell’isola dei cassintegrati seguirà questo caso di lavoro e diritti negati, una vicenda che ci mostra con tutta la sua limpidezza, la faccia oscura di una parte dell’imprenditoria italiana. Come non ricordare infatti le parole pronunciate al telefono dal “dominus” del gruppo Omega, quell’Antonangelo Liori che disse al fratello Sebastiano: “Se fallisce Eutelia, io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero, la mia villa…tutto uguale, e loro non hanno più lavoro. Questa è la storia!”.

Ecco, dubitiamo che questo amorevole personaggio, possa ancora godere delle sue proprietà, trovandosi ora in carcere. Chi troppo vuole, nulla stringe. Il problema è che troppo spesso nulla stringe e rimane a piedi anche chi ha, come unico auspicio, quello di poter lavorare come ha sempre fatto.

di Andrea Demontis

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