La Dioki si espone…c’è speranza per la Vinyls?

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gli operai dell'isola dei cassintegrati

(Da La Nuova Sardegna del 30 settembre 2010, di Gianni Bazzoni)

La Dioki, società croata interessata alla chimica italiana, accelera sulla Vinyls: a un mese dalla scadenza del bando, ha presentato ai commissari una bozza d’accordo che prevede produzione di Pvc a Ravenna e 4 mesi dopo il via alla produzione negli impianti di Porto Torres

Maglia croata per la Vinyls. La Dioki – la società che ha sede a Zagabria -, dopo avere manifestato apertamente l’interesse a investire nel settore chimico in Italia, ha deciso di accelerare bruscamente. A meno di un mese dalla scadenza del bando, ha presentato ai commissari straordinari una bozza di accordo che stabilisce chiaramente i termini e le condizioni generali, oltre al compenso per un contratto di «conto lavorazione».

Il contratto in questione – anche se sulla proposta viene mentenuto il più stretto riserbo – prevede la produzione di Pvc-Sospensione da effettuare nello stabilimento di Ravenna (da avviare immediatamente). Quattro mesi dopo dovrebbe partire la produzione di Pvc-Emulsione negli impianti di Porto Torres. Una situazione in piena evoluzione – secondo quanto emerso negli ambienti del Governo – e che avrebbe assunto una posizione ancora più decisa dopo l’incontro che il presidente Silvio Berlusconi ha avuto con una delegazioni di cassintegrati accompagnati dal senatore Giuseppe Pisanu.

Si è appreso che la Dioki avrebbe già delineato tutte le iniziative di supporto (materie prime e situazione logistica) utili affinchè l’accordo possa diventare operativo senza particolari intoppi.

Era stato il sottosegretario Stefano Saglia – il 4 agosto – a rivolgere un invito esplicito ai commissari straordinari Pizzigati, Simeoni e Appeddu, per «valutare senza indugio la percorribilità delle proposte della Dioki». Ora la società croata – che è presente anche in Italia con l’Araoil, sede a Milano, specializzata nella commercializzazione di prodotti petrolchimici – procede con passo spedito. E’ evidente che le trattative hanno portato a una sintesi positiva e che esiste già una intesa sui punti più importanti, tanto che l’accordo potrebbe essere questione di pochi giorni.

Nessuna sorpresa, dunque, anche perchè dopo l’uscita di scena improvvisa degli arabi della Ramco, l’inserimento della società croata era stato confermato da più parti. E l’ufficialità dell’avvio delle trattative era stato dato proprio dal ministero dello Sviluppo economico.
L’analisi su quello che potrà accadere è doverosa. Diciamo che Porto Torres produceva il Vcm che alimentava anche Ravenna (perchè vi era una condizione di esubero).

Ora che succederà? La Dioki, infatti, si fa da sè il Dicloroetano e il Vcm, che arriverebbero con le navi dalla Croazia. Non solo: riavviare Ravenna, prima, e Porto Torres, poi, potrebbe voler dire richiamare al lavoro un centinaio di lavoratori. Una situazione positiva se si guarda alla condizione attuale. Con un particolare: l’avvio degli impianti in conto lavorazione non obbliga a trasformare l’operazione in acquisto.

Per questo una riflessione è obbligata, e va fatta con il massimo delle conoscenze e delle competenze, senza affidarsi a facili entusiasmi. Perchè in precedenza c’era stata anche l’offerta del gruppo Bertolino che teneva in piedi Porto Torres, Ravenna e anche il ciclo del cloro di Assemini. Allora si parlò di «spezzatino». Oggi c’è qualcosa di simile ma le condizioni – anche ambientali – appaiono assai diverse.

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  • Antonello

    La Dioki appartiene al gruppo INA, controllato dallo stato croato.
    Il settore chimico appartiene all’area sensibile dei governi e prima di poter cederne la produzione ad uno stato estero, credo che ci saranno diversi passaggi istituzionali. Per quanto conosco il gruppo INA, non crediate goda di una forte liquidita’ per cui ci potranno essere sviluppi se il governo italiano dara’ il via libera per il trasferimento di questo know-how ad uno stato estero (e la Croazia non e’ ancora un membro della comunita’ europea) ed a patto che l’ENI sia disposta ad accettare che l’INA , suo diretto anche se minore concorrente, si rafforzi in una fascia di mercato.
    Spero che non si tratti di un altro buco nell’acqua e che il ministro (ad interim) per lo sviluppo economico italiano trovi il tempo per chiudere quanto prima questo accordo.

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