Tutti a casa. GOLDEN LADY, colosso italiano del settore calzetteria, ha chiuso a Faenza lo stabilimento OMSA, un’azienda del gruppo. Risultato? La “bellezza” di 350 dipendenti a spasso. E la stragrande maggioranza sono donne.
“A casa definitivamente: si chiude!” Questo in spiccioli si sono sentiti dire nel gennaio scorso i 350 dipendenti (di cui ben 320 donne) dello stabilimento OMSA di Faenza (Ravenna), già da un anno (febbraio 2009) in cassa integrazione. Un’altra azienda che chiude per la crisi, verrebbe da pensare. Sbagliato. Il lavoro infatti non è mai mancato.
“A questo punto una domanda sorge spontanea”, diceva Antonio Lubrano, perché chiudere? È il profitto, bellezza! Il profitto! È tu non ci puoi far niente. Niente! Ma la proprietà, nientepopodimenoché il sig. Nerino Grassi, giusto per fare il nome del responsabile di questo disastro, non ha niente del coraggioso personaggio interpretato da Bogart nei film. Infatti lo stabilimento di Faenza ha chiuso per poter trasferire la produzione in Serbia risparmiando sui costi. Tutto qui.
L’infelice unione tra OMSA e i Grassi è della fine della anni Settanta. Nel 1978, infatti, Arnaldo Grassi, industriale di Castiglione delle Stiviere (Mantova), rileva il glorioso marchio fondato nel 1941 dalla nobile famiglia forlivese degli Orsi Mangelli. Le persone dipendenti passano da circa 1000 degli anni Sessanta a 700 dei Settanta, fino a 350 al momento della chiusura. Nel frattempo, nel 1990, l’azienda passa dalle mani di Arnaldo a quelle del fratello Nerino, creatore del marchio GOLDEN LADY. Il gruppo GOLDEN LADY vive una fase di espansione ampliando la propria fetta di mercato, arrivando ad includere, oltre a OMSA, altri importanti marchi come SISI, FILODORO, PHILIPPE MATIGNON, NY LEGS, HUE, ARWA.
Secondo quanto riporta il loro sito Internet, attualmente il gruppo “è leader in discusso in Italia”. In totale conta 15 stabilimenti produttivi in Europa e 4 negli USA, 7000 dipendenti (7000 meno i 350 OMSA, per la verità), 300 milioni di paia di calze prodotte all’anno e una quota totale del mercato nazionale superiore al 50% e altre significative in Russia e in tutti i principali mercati europei, con filiali estere in Germania, Spagna, Francia e Regno Unito.
Si capirà dunque lo stupore delle dipendenti quando nel febbraio 2009 la proprietà le colloca tutte in cassa integrazione ordinaria. I mesi di incertezze, ma di speranze, si interrompono nel gennaio 2010 con l’annuncio di Grassi di chiudere lo stabilimento di Faenza per aprirne un altro in Serbia. “Un altro” perché va ad aggiungersi agli altri due già attivi (per un totale di circa 1800 persone). Alla faccia del made in Italy. Ma le lavoratrici non ci stanno ad essere gettate via come limoni spremuti e presidiano i cancelli della fabbrica 24 ore su 24 per evitare che vengano portati via i macchinari.
Pur di evitare i licenziamenti, propongono di ricorrere al contratto di solidarietà. L’arrogante Nerino Gradassi (pardon: Grassi) risponde “picche”, ma loro di andarsene a casa proprio non ci pensano. Così si impegnano per denunciare quanto succede. Scendono in piazza per manifestare, aprono un gruppo su Facebook per allargare la protesta, mentre un altro è dedicato al boicottaggio di tutti i prodotti del gruppo GOLDEN LADY. Arrivano su Striscia la notizia, organizzano eventi di solidarietà e partecipano a “Rai per una notte”.
Rispetto alle altre aziende che chiudono, una delle cose che più colpisce del caso OMSA è la grande presenza di forza lavoro femminile: mogli e mamme su cui centinaia di famiglie hanno contato per tirare avanti. In un Paese con bassi livelli di occupazione fra le donne, questo non è certo un bel segnale sulla strada dell’uguaglianza di genere. Se il posto di lavoro è difficile da trovare per un uomo, figurarsi per una donna.
La totale mancanza di rispetto dei vertici del gruppo GOLDEN LADY nei confronti delle donne – che come lavoratrici e consumatrici dei prodotti ne hanno decretato la fortuna – è stata da ultimo denunciata nella recente puntata del bel programma Presa Diretta di Riccardo Iacona (al minuto 1:08:45) . Se, da un lato, il gruppo vuole cancellare le donne licenziandole; dall’altro, le umilia negandole i diritti come dipendenti. Con tanti saluti alla gratitudine.
di Gianluigi Piu
(08 ottobre 2010)
TUTTI GLI ARTICOLI SU OMSA FAENZA:
- OMSA Faenza di nuovo su Annozero…VIDEO! (15 ottobre 2010)
- OMSA: Una storia di ordinaria delocalizzazione (8 ottobre 2010)
- Il caso delle lavoratrici di OMSA (17 aprile 2010) con il video del primo intervento ad Annozero, Raiperunanotte
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Tags: arnaldo grassi, Calzedonia, faenza, Gianluigi Piu, Golden Lady, Nerino Grassi, Omsa Faenza, serbia
















Leggere questo articolo che dice la pura e semplice verità su tutto quello che ci è successo, sinceramente, mi fà male, tanto male al cuore…..ANNA.
non era nostra intenzione Anna…solo informare, perchè purtroppo ne succedono tante di storie come la vostra, e fare giri di parole…non serve a nessuno. Bisogna dire la verità. Anna, se volessi darci una tua testimonianza, qualsiasi cosa…la mia email è [email protected]
abbiamo contattato francesca Marfurt ma sta per partorire, quindi non ha potuto dirci granchè. Un abbraccio
Ciao Michele, vedi il problema per come l’ho sempre visto io, purtroppo nasce proprio da quelle istituzioni che avrebbero dovuto tutelarci tipo i sindacati che finchè non ABBIAMO INIZIATO AD IMPORCI METTENDO SU QUEL POCO DI PRESIDIO CHE ABBIAMO FATTO, non sarebbe iniziato neanche questo perchè vedi hanno, sempre fatto riunioni su riunioni, assemblee su assemblee, dibattiti su dibattiti, incontri su incontri, ma, a parte questo, ….IL NULLA! Ah dimenticavo, qualcosa hanno fatto, poveretti, non sia mai detto che non hanno fatto nulla, certo che per metterci una contro l’altra, facendo riunioni dove ci vomitevamo dietro di tutto e di + lì devo riconoscere che sono stati veramente molto molto bravi, a dividerci come volevano e il risultato è stato che adesso abbiamo tutti perso il lavoro. Ancora mi chiamano a volte per partecipare alle manifastazioni ma io ti dico la verità ho cominciato a rispondere che finchè non vedo neanche il ben che minimo risultato a favore dei lavoratori, e guarda che parlo di qualsiasi lavoratore, perchè in queste condizioni chiunque ci si può trovare, io di casa non mi muovo, penso che mi abbiano già preso in giro abbastanza, e poi non dimentichiamoci del nostro caro sindaco GIOVANNI MALPEZZI che, con la scusa che, parole sue, “non ama far grancassa”, non ha fatto proprio un tubo per aiutarci per lo meno a trovarci un altro lavoro qualsiasi. Siamo alla mercè di tutti e spesso mi sento anche dire che noi approffittiamo della cigs e della mobilità per starcene a casa pagate! Io credimi che penso proprio che li torturerei se potessi…credimi! Dopo più di 20 di lavoro all’Omsa e dopo essere state trattate in questa maniera credimi che sentire queste cose ti fà venire una rabbia che è indescrivibile!La mia unica testimonianzas che posso darvi è NON FIDARSI MAI E POI MAI DEI SINDACATI E SE SI FA’ QUALCOSA AUTONOMAMENTE PRENDENDO ANCHE DELLE DECISIONI IMPROVVISE, CERCARE DI NON METTERCI MAI NEL MEZZO I SINDACATI…SONO STATI LA NOSTRA ROVINA!
La puntata di oggi di Fuori-tg, su Raitre alle 12.30 circa, ha dedicato alcuni servizi alla questione OMSA. Intervistavano alcune dipendenti licenziate e parlavano, in generale, della disoccupazione femminile e della perdita di importanza della donna nel mondo del lavoro in Italia. Tra esperti ed ospiti che raccontavano le loro testimonianze purtroppo non sono emersi spiragli di immediato migliormento. Se non ricordo male, per quanto riguarda la disoccupazione femminile, l’Italia dovrebbe essere penultima in Europa subito prima della Grecia.
Mantenete sempre vivo questo blog e la vostra battaglia!
Anna ,io la penso così :
facile dire che il sindacato fa schifo standosene a casa sul divano …
Il sindacato sono i lavoratori uniti per gli stessi diritti.
Poi ,se la maggioranza si è fatta ingannare con false promesse (da qualcuno) ed ha votato per la chiusura … beh ,……
anche la mia rabbia cresce.
@ Anna…capisco bene quello che dici e anche la rabbia…anche se ora, pare, si sono svegliati, anche nella nostra vicenda i sindacati sono stati assenti: la decisione di andare a occupare l’asinara è stata autonoma degli operai. DOPO è arrivato il sindacato, dopo un mese buono. E la decisione dell’asinara parte dall’accordo di ottobre che i sindacati hanno firmato, un accordo vergognoso, in cu i sindacalisti hanno firmato contro l’esplicito e concordato riufiuto dei lavoratori. UNA VERGOGNA. E lo abbiamo scritto, abbiamo anche creato una campagna di email colletive (300 inviate) alle segreteria di CGIl CISL e UIL. Purtroppo bisogna ricordare sempre più spesso a questa categoria di fare il proprio lavoro…anche se bisogna dire che i sindacati locali, e solo questi, hanno sempre seguito la vertenza.
Cerchiamo di muoverci tramite internet allora…c’è qualcosa che possiamo fare per voi, oltre a parlare di voi?
@Daniele D, il blog non morirà mai!
[...] giorno fa abbiamo parlato qui, ancora, della brutta vicenda delle lavoratrici Omsa Faenza. Fabbrica chiusa per riaprire in Serbia, senza tante [...]
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