(25 novembre 2010) – Articolo aggioranto alle ore 18:40
Apprendiamo la notizia giovedì mattina alle 10 attraverso il gruppo Facebook de L’isola dei cassintegrati. È un operaio di Porto Marghera ad avvisarci in anteprima: “Oggi i miei colleghi Vinyls si sono arrampicati sulla torcia del PVC (alta 160 metri), mentre i lavoratori Polimeri sono saliti sulla linea di blowdown del cracking”.
La protesta è causata dall’ennesimo rinvio da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, che il 25 novembre avrebbe dovuto esprimere una valutazione sulla relazione presentata dai commissari (Leggi un riassunto della vertenza Vinyls). La notizia del rinvio arriva subito dopo l’incontro tra il Ministro Romani e i commissari Vinyls (Leggi il comunicato ufficiale del MiSE). Pare che manchino alcune “verifiche neccessarie”… Fumata nera.
L’indignazione degli operai di Porto Torres, Ravenna e Marghera è unanime: “Non vogliono prendere una decisione per far fuggire gli investitori, come hanno fatto con Ramco!”, afferma un cassintegrato sardo durante un’intervista. “Ma cosa hanno fatto dal 22 ottobre i commissari? Come è possibile che in un mese non abbiano completato tutte le verifiche necessarie per il ministero?”, si legge sul gruppo facebook.
Un azione di protesta sensazionalista era nell’aria. E dopo la Torre Aragonese (avamposto storico della Vinyls di Porto Torres) ecco che da questa mattina vediamo nascere la Seconda Torre Vinyls, questa volta più alta: 160 metri. Un’avamposto di rabbia e disperazione che non avremmo mai voluto veder sorgere. Si, perché il tempo sta per scadere e pare che il governo abbia iniziato il solito gioco delle tre carte, con la complicità dell’Eni.
Tetti, isole, ponti e ancora torri: sono gli scenari di un’Italia marginale che lotta per non essere dimenticata.
LEGGI GLI AVVENIMENTI IMPORTANTI DELLA GIORNATA DI PROTESTA:
Ore 10 – Sei operai di Marghera scalano la torre Cv22-3 della Vinyls (130 metri d’altezza), mentre altri quattro presidiano l’arco della Polimeri Europa, ribattezzato “ponte Bossi”…



