L’isola incontra gli universitari

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incontro vinyls - universitari

Sabato 27 novembre i cassintegrai Vinyls manifestano solidarietà agli studenti e i ricercatori che dal 23 occupano un’aula al piano terra dell’edificio centrale dell’ateneo sassarese, per protesta contro la riforma Gelmini.

“Molto spesso, infatti” dicono i cassintegrati in visita Michele Cossu e Tino Tellini “L’università di Sassari si è schierata in nostra difesa, nei mesi passati, e volevamo ricambiare il favore, oltre a sentire le vostre ragioni”.

Dopo una breve introduzione degli operai sulle ragioni della protesta della vinyls tra isola dei cassintegrati (277 giorno) e torre aragonese (328 giorno), parte un interessante dibattito sui problemi della chimica, vedi inquinamento. Federica Diletta Peloso, assieme ad altri studenti manifestano il loro dissenso alle ragioni dello stabilimento: “I soldi per le bonifiche ci sono, sappiamo, siete voi ad averli rifiutati. Porto Torres è composta da 25.000 abitanti e c’è anche chi preferisce l’aria pulita allo stabilimento”.

Replica Tino Tellini dicendo che “Non è andata così…l’alternativa dov’è? Noi saremo anche disposti, l’abbiamo detto più volte ad alternative…ma non ce ne sono. Quanti tavoli abbiamo fatto a riguardo, anche con l’università? Se n’è poi fatto qualcosa?”

La pensa diversamente Michele Cossu che dice: “Bè, io vorrei fare chimica. Sono perito chimico…”

Qualunque siano le opinioni personali è innegabile affermare che non sono certo gli operai, ora cassintegrati, ad essere responsabili per l’inquinamento. Anzi, è proprio l’opposto: sono coloro i quali hanno sofferto di più le conseguenze dell’inquinamento. I tumori degli anni 70 li ricordiamo tutti, a Porto Torres come a Porto Marghera.

Certo, da una parte c’è chi pensa che la chimica ancora inquini molto. Ma dall’altra parte c’è da dire che gli stabilimenti chimici sono assolutamente a norma e ben al di sotto dei limiti europei delle emissioni nocive, continuamente monitorate. Insomma, gli anni ’70 sono finiti.

Certo la cosa più brutta sarebbe scatenare una guerra fra poveri, perchè partendo dagli operai per arrivare agli studenti il grido è uno solo: LAVORO! Per questo stiamo lottando.

Gli universitari,poi, spiegano le ragioni della loro occupazione, le pecche della riforma Gelmini, i tagli che sono “esattamente come faceva Totò, che si faceva prestare 1000 lire dal barista e con le stesse pagava il conto”. In sostanza i tanto declamati 700 milioni di euro all’istruzione, vengono da quel miliardo e mezzo di tagli appena effettuati. Non c’è futuro così per i ricercatori, nè tantomeno per gli studenti, le cui tesi di laurea sono “buttate nel dimenticatoio, come ad esempio tantissime tesi sullo sviluppo turistico dell’isola Asinara fatte da miei studenti”, racconta amareggiata una professoressa.

L’incontro finisce con un augurio: di ritrovarci assieme in piazza, se scenderemo noi verrete ad aiutarci, e viceversa.

Un buon proseguo di lotta agli amici dell’università.

CHI LOTTA PUò PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIà PERSO!

di Michele Azzu
(27 novembre 2010)

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