Anche l’operaio vuole il figlio dottore…

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Questo non è un articolo. Non vuole e non può esserlo. La cronaca la fanno gli altri giornali. I quotidiani. Noi qui parliamo del paese reale. Ci interessa raccontare le persone che lottano e per farlo spesso usiamo la forma della testimonianza diretta.

Ecco la mia testimonianza, quella di una redattrice di questo blog ma soprattutto di una studentessa.

Del 29 novembre ricorderò il silenzio di centinaia di miei colleghi seduti per terra con le gambe incrociate e la testa in su, che ascoltavano Roberto Saviano ricordare gli studenti dell’Aquila morti sotto le macerie della Casa dello Studente. Nessun brusio. Questa è stata la rivoluzione più grande che posso scrivere. Interesse, rispetto, consapevolezza.

Parlo di Cagliari, parto dalla mia città. Che poi è il capoluogo di quest’isola dei cassintegrati che proviamo a raccontarvi assieme alle altre vertenze della penisola. Parto da questi 250 mila abitanti che nessuno racconta. Da questi 35 mila studenti che faticano a viverci in un comune che non fa degli universitari una risorsa. Basta sfogliare i giornali per trovarle tutte, da nord a sud, da Torino a Palermo, per non incontrarla mai Cagliari, né in un articolo, né in una foto.

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Ma noi c’eravamo. Come i migliaia e migliaia di studenti che l’altra notte, e nei giorni precedenti, e oggi, e anche domani, Assieme, in tutto il bel Paese, hanno intrapreso una lotta di Unità che sembra un omaggio a questo centocinquantegno.

Parto dal Palazzo delle Scienze, un edificio storico appena fuori le mura medioevali del quartiere di Castello che ha visto generazioni di studenti sardi laurearsi in quelle materie scientifiche che in Italia diventano simbolo di coraggio e sfida, che in Sardegna sono la prova che se le scegli sei un po’ matto. Perché si può studiare letteratura senza fondi, forse, ma fisica o chimica no. I soffitti sono alti, i pavimenti consumati, gli scalini hanno quella leggera curva al centro che testimonia i piedi, le vite che li hanno calpestati. Gli striscioni, i lumicini, alle pareti i necrologi che annunciano la imminente morte dell’Università. Il 29 in tutta Italia sui tetti e sui monumenti, per strada, durante fiaccolate e processioni, c’erano quelli che volevano Restare. Che avrebbero mille motivi per andar via. E invece sono qui, non si muovono, non progettano una fuga all’estero. Perché anche per emigrare ci vogliono mezzi economici. E in questo momento, se per alcuni è una scelta nobile, per altri è l’unica possibile.

Pioveva fisso. Poco, ma senza pausa. Durante tutta la giornata sentivi la gente, in autobus, al supermercato, in banca, alle poste, per strada, dire che con questo tempo nessuno si sarebbe mosso di casa. E invece in 500 hanno marciato per il centro storico e altri centinaia e centinaia di ragazzi hanno deciso di trascorrere, la notte prima della votazione del Ddl Gelmini, nelle proprie facoltà, e in quel Palazzo monumentale delle Scienze che abbiamo scelto di prendere come simbolo. Il maxi schermo montato per vedere il programma di Fazio e Saviano Vieni via con me, è servito anche per collegamenti via web con le altre Università italiane occupate. L’altro ieri, anche un po’ grazie ai mezzi di comunicazione, le nuove generazioni hanno “fatto l’Italia”. Si sono incontrate in luoghi simbolo del Paese, hanno intrattenuto collegamenti fra di loro, hanno visto una puntata che ieri ha volutamente scelto di parlare di diritto allo studio. Hanno ascoltato in religioso silenzio, non l’autore di un libro ma un ragazzo, giovanissimo, che ha scelto da che parte stare, che ha sacrificato tutta la sua vita per gridare ad alta voce cosa è giusto e cosa no.

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Non ho molto altro da raccontarvi, sono una studentessa che era lì perché crede che le belle idee hanno bisogno di belle teste, che devono mobilitarsi, non arrendersi, non aspettare sia qualcun altro a cambiare le cose, che per una volta ha voluto occuparsi della sua Vertenza, della sua Crisi, del suo Futuro.

Fra un elenco e un altro, visto che è di moda, ho pensato di stilarne anche io uno che possa ancora meglio farvi entrare nello spirito dell’altra sera.

  • Il grembiule di Andrea che preparava assieme ad altre decine di ragazzi da mangiare
  • Le mani fredde di Eleonora
  • La proiezione ballerina del programma di Saviano che si interrompeva ogni dieci minuti.
  • Il fumo delle cipolle arrostite e spesso bruciate
  • Il lumicini rossi che sono gli stessi che mette mia nonna nella tomba di mio nonno
  • Il cannonau
  • Le foto di Roberto che mi fanno uscire malissimo
  • Il pavimento bagnato
  • L’ombrello che ho mollato a un mio amico perché ero stanca di tenerlo
  • Il cielo umido di qui, quando piove senza sosta.
  • Gli occhi stanchi di Valentina che è una ricercatrice
  • La processione dei politici locali
  • Il silenzio mentre Saviano elencava le giovani vittime del terremoto abruzzese
  • Il sonno che però fai finta di non avere perché a 24 anni non devi mai averne
  • I fuori sede contenti perché ieri si è fatta comunità, ieri Cagliari non li ha fatti sentire ospiti, li ha integrati
  • Marco che alle 2 del mattino rilascia un’intervista e spiega che oggi non è finita, ma è solo l’inizio di una lunga lotta per il futuro di questo paese

Qui sotto la dichiarazione del Presidente del Consiglio degli studenti di Cagliari. La voce sua è la voce di una scelta unanime fra tutti gli studenti italiani. Non mollare il nostro futuro a chi non lavora per costruircelo.

La riforma lunedì è passata alla Camera, la mobilitazione come aveva annunciato Marco Meloni non si ferma. Vi aggiorneremo nelle prossime ore!

di Claudia Sarritzu
(1 dicembre 2010)

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