Nuovo ’77? No, grazie! Noi vogliamo un futuro.

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(18 dicembre 2010)

Gli scontri di Bologna sul The New York Times.

Il mondo, che ride delle barzellette di Silvio Berlusconi, di getto butta in prima pagina una foto di giovani italiani che con l’imperatore Silvio ci sono nati, cresciuti e che oggi nonostante la propaganda assorbita sin da piccoli nei cartoni animati, scelgono di urlare, la loro di SFIDUCIA all’impero che scricchiola. Chi sa da quanto, quel mondo che ci guarda incredulo di tanta nostra sopportazione, si attendeva questa reazione?

Torniamo a casa nostra, alle straordinarie uscite dei nostri politici e di qualche “tieni microfono” (giornalista è un termine nobile che non ho intenzione di usare per tutti coloro giocano a fare questo mestiere).

“Siamo tornati agli anni “70!”

Roma sotto assedio è la naturale conseguenza di una generazione senza futuro che reagisce come una mina vagante alla riconferma del Governo del NON fare. Scandalizzarsi è ridicolo, è semplicemente ammettere che non si sono capiti i problemi dei giovani. Questo governo, per gli studenti, i disoccupati e precari, si qualifica con la frase, spesso ripetuta dal nostro Premier “Il precariato non è un problema così grave per questo paese.”

Se poi si parla di prendere le distanza dagli atti violenti, è dovere farlo. E noi condanniamo sempre ogni comportamento avvenuto in Italia a danno di chi invece nelle piazze è sceso a manifestare pacificamente. Ma i mandanti di questa guerriglia, ricordate, e di quello che potrebbe  accadere nei prossimi mesi in questo paese, sono tutti coloro non hanno fatto nulla per evitarlo. Maggioranza e opposizione.

Ma torniamo ai nostri opinionisti senza più pudore e alle sparate dell’ultima ora. I giornali si sprecano a paragonare il 14 dicembre 2010 come il nuovo 1977. Paragone del tutto sbagliato.

Il 1977 è l’anno tragico delle studentesse Giorgiana Masi e Elena Pacinelli morte negli scontri con la polizia durante le manifestazioni che in tutta Italia venivano organizzate a scadenze fisse. Noi, per fortuna, non contiamo morti. Dei carri armati inviati da Francesco Cossiga, all’epoca Ministro degli Interni, a Bologna dopo l’assedio di tre giorni dei manifestanti che si erano barricati. Noi, per fortuna, abbiamo una polizia meno repressiva. Del terrorismo di sinistra e destra che non dava fiato a un Italia che ogni giorno viveva in una guerra civile senza vinti né vincitori. Noi, per fortuna, non leggiamo di gambizzarti e morti ammazzati quotidianamente.  Ma soprattutto era l’anno drammatico di una classe politica, responsabile e complice sì del disagio, ma Mai incapace come questa. Il 4 luglio di quel 1977, infatti l’intero arco Costituzionale, preoccupato per i lutti giornalieri del terrorismo, firmò un accordo sul programma di governo. Un atto di responsabilità già annunciato dall’intervento di Enrico Berlinguer nella sera del 14 gennaio al Teatro Eliseo in sostegno a una politica di austerity contro gli sprechi, fornendo un appoggio esplicito al governo Andreotti. Noi, per SFORTUNA, questo Parlamento responsabile non ce l’abbiamo.

Perché, vi chiederete, ricordare tutto questo? Perché quei giovani che ora sono “quei grandi” che non ci ascoltano, chiedevano cose diverse da quelle che vogliamo noi oggi. Perché loro un futuro bene o male, migliore o simile a quello dei genitori, lo avevano assicurato. Quelli nati negli anni “80 No. Se poi qualcuno faceva riferimento al “movimento del “77” anche questa tesi può essere smontata. Quell’innovativo movimento nacque fra i gruppi extraparlamentari di sinistra e contestava il sistema dei partiti e dei sindacati. Oggi i movimenti extraparlamentari sono morti spesso anche nel territorio. L’Italia si sta risposando al centro e non lotta contro i partiti ma cerca di interloquire con questi. Il problema è che questi latitano. Ecco perché spesso si manifesta a vuoto senza sapere a chi si sta chiedendo cosa.

Quali sono i problemi dei giovani? Prima di farvi ascoltare le voci raccolte a Cagliari durante la pacifica manifestazione a cui si sono uniti anche i lavoratori solidarizzando con gli studenti, vi faccio una domanda?

Parlo a voi, che non avete padrini quindi raccomandazioni, studiate in un Università che ora come ora vi dà un titolo poco spendibile nel mondo del lavoro. Che ogni giorno da molto tempo fate gavetta per rincorrere un sogno. A voi che prendete 400 euro in un call center. Che volete fare i ricercatori ma non avete famigliari negli atenei. Che cercate un posto da commesse ma non avete le tette e l’altezza giusta e vi chiedono di lavorare 10 ore per 6 giorni alla settimana. Sì proprio a voi, pensate al vostro futuro un istante,  fra qualche anno, quando dovrete per forza rendervi indipendenti, perché mamma e papà non sono immortali e la pensione non è reversibile per i figli. Dove andrete a vivere, come riuscirete a mangiare, a riprodurvi, a innamorarvi. Come farete ad ammalarvi?

Non fate nessuna di queste cose, ve lo consiglio, perché il precariato che loro vogliono ancora sostenere Non è il primo problema di questo paese. Un paese che oggi ha riconfermato la fiducia a questo Governo.

Claudia Sarritzu (18 dicembre 2010)

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