Sono passati dodici mesi da quando un manipolo di operai si tuffò in una protesta epica, originale e non violenta: occupare giorno e notte la torre aragonese, simbolo di Porto Torres. L’obiettivo era quello di chiedere al governo (azionista di maggioranza dell’Eni) una risposta al fallimento degli impianti Vinyls. Ora i cassintegrati Vinyls celebrano un anno di occupazione sulla Torre con la certezza che questa protesta, rafforzata dal presidio sull’Asinara, non è stata vana. Tino Tellini, che nel frattempo ha avuto il tempo di scrivere un libro, racconta il suo “grande fratello” nella torre.
Tellini, oggi è il “compleanno” della vostra protesta. Com’è il clima sulla torre di Porto Torres?
Siamo tutti più sollevati. Dal 7 gennaio 2010 abbiamo vissuto di tutto, momenti bui, speranze e illusioni che si sono rivelate infondate. Per questo motivo ora siamo in una fase che ci fa essere ottimisti ma con i piedi per terra. L’offerta del fondo Gita è valida, ma per il momento vogliamo continuare la nostra protesta. Chiediamo che tutti facciano la loro parte: l’Eni nella cessione degli impianti, il fondo Gita nel mantenere le promesse e il governo nel suo ruolo di mediazione.
Una protesta originale, pacifica, controcorrente. Lei come la definirebbe?
Per me si tratta di uno dei più importanti esempi di lotta operaia della storia contemporanea. Almeno in Italia. Sono sicuro che tra qualche anno ci saranno studiosi e storici che analizzeranno a fondo tutti gli aspetti di questa protesta. Un tempo si facevano scioperi e cortei, ora c’è bisogno di catturare l’attenzione dei media. E noi ci siamo riusciti senza far male a nessuno. (continua…)