Firmato accordo su Mirafiori: la regola del ricatto a scatola chiusa

Firmato accordo su Mirafiori: la regola del ricatto a scatola chiusa

 

L’accordo firmato lo scorso 29 dicembre tra Fiat e Cisl e Uil ha realizzato quello che già Marchionne aveva ipotizzato poche settimane fa. Alla luce del diktat “niente firma, niente investimento”, l’amministratore delegato di Fiat ha cosi mostrato tutta la forza contrattuale del ricatto, imponendo ai rapporti sindacali una tensione che non si percepiva in Italia da molti anni.

L’intesa, che prevede un investimento di 720 milioni di euro per Mirafiori finalizzato alla produzione della nuova Panda e la garanzia del posto di lavoro per 4600 lavoratori più i circa 10000 dell’indotto, impone anche 120 ore annue di straordinario gestite dall’azienda, 40 in più rispetto a quelle precedentemente previste e 10 minuti in meno di pausa.

Dopo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva invitato ad “un dialogo più costruttivo” sulla vertenza Fiat , è emersa tutta l’inadeguatezza di un’intesa che di fatto è racchiusa nel “prendere o lasciare” al quale Marchionne obbliga sindacati e lavoratori.

Lo scambio tra i diritti e la possibilità di mantenere il proprio impiego si realizza attraverso la firma di questa intesa che vede la Fiom, unico sindacato ad essersi rifiutato di firmare, di fatto tagliata fuori dai rapporti sindacali dall’accordo stesso che restringe il diritto alla rappresentanza all’iterno dello stabilimento per i soli sindacati firmatari.

Il ricatto diventa cosi la norma nei rapporti sindacali e isola tutte le organizzazioni che in qualche modo potrebbero essere di intralcio rispetto all’obiettivo, che si chiamino Fiom o Confindustria poco importa.
I più sfacciati hanno definito questo accordo “storico” o “coraggioso”. Di certo non lo è per le modalità con le quali è stato concluso, che ricordano più quelle con le quali i rapinatori chiedono retoricamente “o la borsa o la vita”, come se si potesse scegliere, né per le conclusioni raggiunte che di fatto segnano un peggioramento delle condizioni dei lavoratori.

Coloro che si sono opposti sono stati chiamati antitaliani. E perché non anche scansafatiche, bamboccioni o comunisti? Nessuna alternativa è stata proposta o discussa, nessun suggerimento è arrivato da un Governo sordo, né dalla politica in generale, vera assente al tavolo delle contrattazioni e incapace di definire l’agenda e produrre proposte.

Sergio Marchionne , senza peraltro chiarire i particolari dell’investimento, ritiene offensivo che gli si continuino a chiedere i dettagli del piano. Prendere o lasciare a scatola chiusa, dunque. E aggiunge: “Non possiamo essere condizionati da accordi che in questo contesto globale non hanno più significato”.

Alla luce di un’intesa che vede l’uscita della Fiat da Confindustria, che tace, la Fiom dichiara lo sciopero nazionale dei metalmeccanici per il prossimo 28 gennaio contro quello che è stato definito da Marchionne un accordo “in difesa del lavoro”.

di Serena Gennaro

(8 gennaio 2011)

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11 Responses to “Firmato accordo su Mirafiori: la regola del ricatto a scatola chiusa”

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  10. [...] battaglia per il contratto nazionale era chiaro già da quando, in tempi non sospetti,  Marchionne dichiarava: “Niente firma, niente investimento” per lo stabilimento di Mirafiori.  Dall’inizio [...]

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