Diario dal Rockbus: “Giuro che una volta risolta la vertenza…”

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(15 febbraio 2011)

Miniera Campo Pisano – Presidio Lavoratori Rockwool

Il rockbus occupato

I lavoratori Rockwool, conosciuti per “un ponte per il lavoro”, dopo 14 mesi di presidio decidono di continuare la protesta dentro un autobus. Il 15 Ottobre 2010 nasce il “Rockbus” (guarda le foto) e questo è il loro “diario dal fronte”:

Ore 07:00 Come ogni giorno, da ormai troppi giorni e troppi mesi, ci ritroviamo al Ponte. Piove. Diluvia. Eppure noi siamo qui: con fierezza calpestiamo questa terra battuta, quella fierezza di chi non si è piegato, con la tenacia di chi non si è spezzato, con la determinazione di chi nonostante tutto, ancora va avanti, più forte che mai. Tore, Floriano, Maurizio, Luciano, Gianni e Fabrizio: questa la formazione di oggi, in turno, un po’ come quando si andava a lavoro.

Ore 09:00 Arriva anche Pino, il Delegato CGIL, con lui anche dei colleghi, reduce dall’ennesima visita all’INPS, ci informa che a causa di problemi (???) questo mese, molto probabilmente rimaniamo senza CIG, in breve tempo la discussione si anima, anche perché dal fronte “corsi” ancora nessuna notizia, nasce l’esigenza di riprendere in mano la situazione, nasce la necessità di convocare l’Assemblea Generale se non arrivano notizie in brevissimo tempo. Incominciamo a parlare delle possibili strategie da adottare e intanto passa la mattinata…

Ore 12:00 Mentre Maurizio va a comprare il pranzo, Tore parte alla volta della GiuseppeFrau, per “prendere” Eleonora Di Marino, l’Artista che si è occupata della Vertenza Rockwool e che oggi pranzerà con noi e altra cosa importante, si occuperà di redigere il Diario di Bordo

Ore 12:30 Ci ritroviamo al Ponte, Luciano è lì fuori che fuma e ci aspetta, il pranzo è già dentro il RockBus. Tore mi lascia passare, da buon cavaliere. Dentro la base operativa, Fabrizio lavora al computer, mentre Maurizio e Floriano sistemano la tovaglia. Insisto per aiutarli, non riesco a comportarmi da Ospite, sin dal primo giorno mi sono sempre sentita una di loro, come se fossi a casa. Intanto arriva anche Gianni, ci salutiamo da lontano con un sorriso, sino a quando non sale a bordo: sono davvero felice di vederlo, così come di stare con tutti loro.

Ci sediamo a tavola. Menù di oggi, “panini proletari”: mortadella, pancetta, pomodori… Maurizio viene sgridato per aver mischiato mortadella e pancetta insieme, ma ribatte prontamente con le sue ragioni: in questo modo i due sapori si sposano, mettendo da parte la propria forza per acquistare delicatezza… nella semplicità, nelle poche disponibilità, fare un panino può diventare un’arte! “Giuro che una volta risolta questa vertenza, non mangerò mai più un panino in vita mia, e soprattutto con la mortadella!!!”. Ridiamo, ma Gianni è serio. Troppo spesso ci ritroviamo a mangiar panini, mentre qualcuno fa “la bella vita” sulle nostre spalle. Ma noi siamo qui, e ci siamo insieme: tra un morso ed un altro, questa tavola non è solo il cibo che ci sta sopra, ma condivisione, amicizia, oltre che un momento di confronto e di scambio di idee sulle emergenze del territorio.

Ore 13:00
Seduti a tavola, cominciamo a discutere del caso di Giuseppe Pusceddu, il disoccupato di Iglesias che ha vissuto per 18 mesi in un sottoscala di due metri per uno, e delle 8 famiglie tagliate fuori dal bando delle case popolari perché non aventi il reddito minimo necessario. Ci rendiamo nuovamente conto che la realtà pare andare al contrario. “Secondo me il modo migliore di aiutare Giuseppe è quello di trovargli un lavoro!” dice Gianni. Cade il silenzio, ma solo per un secondo, e sorridiamo, con un’ironia un po’ amara, su quel problema che ormai appare insormontabile. Ah! Le bonifiche….! Nemmeno oggi nessuna novità, anche oggi una giornata di vana attesa. Intanto è spuntato un debole sole, ed il piccolo Whisky, con i compari Cinzia e Briciola, se lo godono a pancia in su. Al finestrino, alzo lo sguardo: un nuovo anomalo striscione è stato aggiunto dall’ultima volta. Anomalo, si, perché è l’unica bandiera della UIL rimasta al presidio. Una scritta azzurra, la leggo ad alta voce: “ASSENTI INGIUSTIFICATI ASSENTI INGIUSTIFICATI”. Due volte, perché una non basta, perché non basterebbero mai.

Maurizio si alza a preparare il suo leggendario caffé: pare che da quando gli altri hanno scoperto questa sua veramente gradita abilità, tocchi sempre a lui l’ingrato sforzo di alzarsi in piedi durante “l’appiocco” del dopo pranzo. Intanto il discorso si fa più scherzoso, e l’atmosfera appare più luminosa. Dopo il caffè, beviamo insieme un goccio di fil’e ferru.

Ore 14:00 Qualcuno esce fuori a fumare, qualcun altro a telefonare. Ci ritroviamo poco dopo seduti l’uno di fronte all’altro, sui sedili del nostro pullman. Si discute di politica e di cultura. Fabrizio e Gianni animano la discussione, ma arriviamo presto insieme alla conclusione che il problema di tutto il Paese non sia effettivamente della poca cultura del politico, ma della poca cultura insita nel fare politica: gli imbecilli non sono loro, ma piuttosto quelli a cui si rivolgono, a cui dicono quello che vogliono sentirsi dire.

Ore 14:30 Ricevo una chiamata di Pino Giampà, è arrivato alla stazione. Saluto, un po’ a malincuore, con la promessa di tornare domenica con un bel pacco di zippole. Lascio alle spalle il Rockbus, Campo Pisano ed il Ponte, con le sue bandiere scolorite dal tempo. Ci dirigiamo ad Iglesias, Arrivati, Pino ci mostra con entusiasmo un articolo di giornale: il Sulcis-Iglesiente-Guspinese si candida a Capitale Europea della Cultura 2019! Un proposito ardito, ma non impossibile. Pare che il lavoro di anni si stia sempre più concretizzando, e che il nostro progetto non si sia rivelato un’inutile perdita di tempo. Candidare il territorio ad un “premio” simile, corrisponde all’avvio vero della rinascita, incentivando l’investimento nella cultura e promuovendo uno sviluppo economico su di essa basato, facendone la cornice onnicomprensiva di ogni attività, creando finalmente una rete sostenibile e indipendente: nessuna fabbrica chiuderà più per partire verso la lontana India, perché gli artefici della nostra economia saremo noi tutti in prima persona. Siamo arrivati finalmente al punto di svolta?

Ore 15:00 Ormai la serata continua al solito ritmo. Piove, esce il sole, con il vento, tutto è di passaggio. Assistiamo alla natura dal finestrino del RockBus, ai cambiamenti climatici, al graduale calar della luce, al continuo viavai delle macchine dei dipendenti IGEA al passaggio di ex Politici, di Politici e aspiranti tali

Ore 17:00
Spegniamo le stufe, prendiamo le nostre cose, ci salutiamo e saliamo in macchina: è ora di tornare dalle nostre famiglie. Il RockBus resta lì, imponente segno della nostra presenza, pesante come il nostro passo deciso ad andare avanti. Lo lasciamo lì, insieme a quegli striscioni che ancora oggi ci fanno da voce. Nel silenzio e nella penombra del crepuscolo, ci appare chiara la vita di cui è carico quel luogo, intriso di storia, la Nostra Storia. Un semplice cavalcavia, così come noi eravamo dei semplici Operai.

Il cielo questa sera appare malinconico, quasi a ricordarci la morte di questa giornata senza nessuna novità sui corsi per le bonifiche. Ma domani saremo ancora qui, e ci saremo fortemente, animati dalla volontà di riprendere in mano il nostro passato, per costruire nel presente un più luminoso futuro: non solo nostro, ma di tutti gli abitanti di questo territorio.

Da Eleonora Di Marino e dai Lavoratori Rockwool un caloroso saluto a tutti i Lettori.

(15 febbraio 2011)

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