Parte da oggi la rubrica su FIAT che fa diretto riferimento ai tre operai di Melfi, simbolo delle lotte dei lavoratori uin Italia. I tre, che vennero licenziati e poi riassunti senza poter lavorare (leggi qui la loro vicenda) a causa degli scioperi, ci svelano qualcosa di importante: i tabulati telefonici dimostrerebbero che non erano ai carrelli all’ora indicata da FIAT. “Il nostro”, dicono, “è un licenziamento politico”. Giovanni Barozzino, uno dei tre di Melfi, ci racconta come andarono realmente le cose…
Siete diventati tristemente famosi come i tre operai di Melfi ai quali lo sciopero è costato il posto. Ci racconti come è andata?
“La verità è agli atti ma la maggior parte dei giornali non l’ha mai riportata completamente. Quella notte non è successo assolutamente nulla e non lo dico solo io, che potrei essere di parte, lo dicono gli atti ufficiali, i tabulati telefonici e le quasi cinquanta testimonianze che abbiamo presentato. La Fiat ci ha accusato di essere stati dalle due e venti alle due e trenta a bloccare i carrelli. Dai tabulati telefonici risulta invece che io mi trovavo a più di 200 metri dai carrelli e sono arrivato sul posto alle due e ventisette quando sono stato chiamato dal mio collega perché erano in corso delle provocazioni”.
Perché la Fiat ha accusato voi tre di aver bloccato i carrelli?
“Dopo Pomigliano e dopo quello che è successo a Mirafiori è sotto gli occhi di tutti che quella della Fiat è una azione prettamente politica”. (continua…)





