Pastori sardi: A Bruxelles prima dell’estate

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8 mesi di protesta. Decine e decine di manifestazioni, incontri, sit-in, occupazioni, blocchi autostradali e aeroportuali, non sono serviti ad evitare il collasso del settore agropastorale. Ai pastori sardi, in questi mesi, è successo di tutto: dalle promesse non mantenute dalle istituzioni alle multe delle prefetture, non dimenticando le manganellate delle forze dell’ordine e gli arresti. Un calvario che ha visto Felice Floris e il suo Movimento non abbassare mai la guardia e rigenerarsi continuamente con nuove forme di protesta. Uno sforzo che, però, non ha portato alla realizzazione degli obiettivi perseguiti. Cos’è cambiato da agosto ad oggi? Praticamente niente. I pastori continuano a vendere il loro latte ottenendo un guadagno inferiore rispetto all’ammontare delle spese necessarie per produrlo (un litro di latte costa circa 90 centesimi, ma viene venduto a 70), la concorrenza sleale nel settore carni non è cambiata, nessuna delle proposte avanzate è stata accolta, le aziende chiudono.

I pastori si sono riuniti nuovamente giovedì scorso in quel Tramatza, per discutere la nuova piattaforma e le nuove strategie da porre in atto nei prossimi mesi. La concomitanza con i festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia ha portato il Movimento a celebrare unicamente l’unità dei pastori, un modo per denunciare ancora una volta l’indifferenza della politica nazionale nei confronti della vertenza. Si è parlato, poi, anche di nucleare, e i pastori, non è una novità, sono assolutamente contrari alla costruzione delle centrali, men che meno nella loro terra: “Noi pastori abbiamo il sacrosanto diritto di difendere la Sardegna da chiunque voglia trasformarla in terra di conquista”, ha detto Felice Floris, minacciando una rivolta nel caso in cui il governo dovesse sfruttare l’isola per i suoi progetti nuclearisti.

Particolare attenzione, inoltre, alle ultime multe ricevute per l’occupazione dei cancelli della Saras. Sessanta sanzioni, alcune dell’importo di diecimila euro, ma i pastori non hanno nessuna intenzione di adempiere al pagamento. Lo dichiara Fortunato Ladu, il numero due del Movimento: “Lo Stato non avrà i nostri soldi”. E si programma già una giornata di protesta a Cagliari nei confronti del prefetto.

La nuova strategia di lotta dei pastori, infine, sarà costituita da una missione a Cagliari davanti al palazzo dell’Argea, per chiedere il pagamento delle rate del piano di sviluppo rurale bloccate nel 2007, e da una manifestazione a Bruxelles, prima dell’estate, per far “saltare il banco dell’Unione Europea”. Il colpo ad effetto, però, il Movimento Pastori Sardi lo porrà in atto a breve, con il blocco totale delle produzioni (notizia già riportata sul nostro blog il 15 dicembre), e con uno sciopero, quello degli arieti. I pastori vogliono infatti annullare la monta di questi ultimi prevista per maggio, in modo da non garantire la nascita degli agnelli che porterebbe al collasso l’intero settore di mattatoi, mangifici e caseifici. Dice Floris a La Nuova Sardegna: “Con questa protesta rivoluzionaria dimostreremo che i pastori non possono essere maltrattati e poi ripagati del lavoro con una manciata di euro. Tutti lo sanno: siamo noi, soltanto noi, a decidere quando gli arieti vanno mandati in mezzo al gregge. Dunque pretendiamo il rispetto economico da parte di chi finora si è arricchito alle nostre spalle”.

Chissà che per Natale, quando sulle tavole imbandite verranno a mancare gli agnelli isolani, qualcuno si accorga dei problemi e della crisi che ha colpito i pastori sardi, occupandosi finalmente di risolvere l’emergenza di un settore che, in mancanza di significativi interventi, è destinato inesorabilmente a chiudere i battenti.

di Andrea Demontis
(24 marzo 2011)

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