Avete mai visto quel film – c’è la versione Hollywoodiana con Bill Murray ma anche un’ottima italiana con Antonio Albanese – dove il protagonista si sveglia ed è sempre lo stesso giorno che si ripete, all’infinito, fino a portarlo alla follia?
Ecco, questa è la storia della Vinyls. Sono passati i mesi, anche se sono sembrati eoni per l’intensità con cui li abbiamo vissuti, e ad ogni risveglio è sempre la stessa giornata di merda, rinvio dopo rinvio da un anno e spiccioli.
Suona la sveglia e c’è sempre la stessa canzone alla radio, “Domani” di Jovanotti, inno della vertenza chimica. Ti alzi, vai in doccia, non c’è acqua, l’hanno tagliata per le bollette non pagate. Chiami il tuo presidente della regione, Ugo Cappellacci, per spiegargli la situazione, dirgli che vuoi almeno andare a manifestare pulito, ma ti risponde sempre lo stesso: “Stiamo lavorando giorno dopo giorno per la vertenza, sono stato ore al telefono”. Ma ti ha detto esattamente la stessa cosa ieri e il giorno prima e quello prima ancora, invece no, lui risponde che non l’hai mai chiamato, e non sa neanche chi cazzo sei. Riattacchi.
Esci, vai a manifestare coi colleghi, raggiungi i presidi ad alta quota ed è sempre lo stesso. C’è stato un rinvio nella chiusura della vertenza. Il ministero ha in programma un incontro. Molti operai incazzati neri, pochi altri creduloni che ancora sperano nelle parole del ministro fotogenico Paul Romani, ma tu quella scena l’hai vista uguale ieri e il giorno prima e quello prima ancora, invece no, ti ripeti sotto lo striscione contro ENI, devo essermi sbagliato.
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