I pastori contro le mucche fantasma…

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Una delle "mucche bioniche" dell'Agea

300mila mucche fantasma, milioni di nuovi buoni motivi dati ai pastori sardi per incazzarsi. Davide Vecchi riporta sul Fatto Quotidiano di ieri uno scoop amaro per il Movimento guidato da Felice Floris, che da mesi lotta costantemente per la questione del prezzo del latte. Secondo il giornale diretto da Antonio Padellaro, ci sarebbero in Italia circa 300mila mucche che produrrebbero latte pur non esistendo realmente, o avendo fino a 83 anni di età, quando invece la vita media di questi animali non supera gli otto. E’ quanto hanno scoperto i Carabinieri del Nac (Comando politiche agricole e alimentari), che si sono imbattuti in un giro di falsificazioni e di capi inventati per giustificare la quantità di latte prodotta dichiarata all’Unione Europea, un caso che è ora al vaglio della Procura di Roma.

Alle mucche, in pratica, veniva alzata l’età massima da 120 a 999 mesi, in modo da elevare il livello produttivo nazionale, accedendo così ai premi Pac, i fondi europei. I responsabili? Un ente governativo, l’Agea, e un’agenzia ministeriale, l’Izs di Teramo, che appunto, si accordavano sui taroccamenti da adottare per mettere in atto la frode. Ecco uno scambio di mail tra i due enti intercettato dai Carabinieri. Agea: “Vorremo togliere il limite superiore di età che attualmente è impostato a 120. Come preferisci procedere? Impostiamo il dato a 999?”. Pronta la risposta dell’Izs: “Non ci sono problemi”. Bingo, e via con i 12 milioni di quintali di latte di provenienza sconosciuta immessi nel mercato nazionale, e spacciati come italiani. Un trucchetto che ha portato a 2.905.228 il numero dei capi, contro quello reale che ammonta invece a 1.668.156.

Chi guadagna da tutto ciò? L’Agea? L’Izs? Gli allevatori conniventi? Non si sa. I Carabinieri del Nac descrivono comunque “un quadro di sorprendente e diffusa mancanza di rispetto e non ottemperanza alle normative di settore che attraverso condotte omissive e dolose” avrebbe portato “all’alterazione di un intero settore dell’economia nazionale, con ripercussioni anche a livello Comunitario”. E sottolineano, inoltre, come “alcuni soggetti abbiano potuto percepire indebitamente finanziamenti comunitari”. Tutto questo per coprire, inoltre, un mercato parallelo che sversa sulla Penisola quintali di latte di provenienza, qualità e genuinità sconosciuta.

Non bastavano i vari Prato, Cappellacci, Berlusconi, Romani, Maroni e affini. Ora i pastori sardi devono fronteggiare anche la concorrenza sleale (e pericolosa per la salute dei cittadini) messa in atto addirittura da alcuni enti governativi deviati.

C’è chi per produrre il latte ci rimette, e chi, inventandosi le mucche bioniche, di latte ne produce più di quanto dovrebbe, e i soldi che dovrebbero andare a qualcun altro, se li mangia. Del caso si occuperà ora il nuovo Ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, il “Responsabile” già indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e sul quale pesano alcuni passati rapporti con esponenti della criminalità organizzata. Praticamente, una garanzia.

di Andrea Demontis
(1 aprile 2011)

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