Ore di attesa per i dodici lavoratori Agile di Roma e Napoli condannati per il presidio della sede romana. Da fine ottobre 2009 per più di quattro mesi i lavoratori e le lavoratrici di Agile presidiarono giorno e notte le proprie sedi per tentare di fermare il piano criminale di distruzione dell’azienda che dopo quattro mesi di mancati stipendi apriva una procedura di licenziamento collettivo per 1192 lavoratori. A dicembre 2009 la sede di Napoli venne chiusa per morosità e i lavoratori messi in mezzo alla strada, ma questi anziché ritirarsi si unirono alla lotta dei colleghi romani, per questo fra i condannati ci sono anche dei lavoratori di Napoli.
Nei giorni scorsi, il primo aprile, i legali FIOM difensori dei lavoratori hanno depositato in procura l’opposizione alla condanna ed ora si aspetta la data della prima convocazione. I lavoratori hanno chiesto il rito ordinario rifiutando qualsiasi formula compromissoria di patteggiamento. “Dobbiamo andare all’assoluzione piena in quanto eravamo lì dentro per esercitare un diritto legittimo!”, dichiarano.
Ed hanno ragione i lavoratori. Perché presidiare una fabbrica non costituisce un reato e guai se passasse questo principio aberrante. A sostegno di questa affermazione è la dichiarazione del procuratore aggiunto Nello Rossi, responsabile dell’inchiesta per la bancarotta fraudolenta di Eutelia, “I lavoratori non sono estranei rispetto all’azienda nella quale lavorano giacché possono fare assemblee e utilizzare i locali per fare sindacato e quindi il fatto che in un momento di gravissima crisi aziendale stanno all’interno della fabbrica in una sorta di assemblea permanente dovrebbe escludere di considerarli come invasori della fabbrica stessa”.
Ma allora qual è il problema? Il problema, come dicono in Agile, è che i loschi interessi ed i relativi intrecci finanziari-politico-istituzionali che sono stati, almeno in parte smascherati, grazie alla tenacia, perseveranza e determinazione messa in campo sino ad oggi dai lavoratori, continuano, purtroppo, a determinare iniziative di accanimento contro i lavoratori.
Ed ora dunque i lavoratori aspettano l’udienza. E non solo i dodici condannati, ma tutti i lavoratori e le lavoratrici di Agile di tutte le sedi, da Ivrea a Roma, da Torino a Bari, Milano, Firenze, Padova, Napoli, Avellino, Cosenza… E sono tutti pronti alla reazione! Se la condanna sarà confermata aspettiamoci azioni forti, non ultima l’autodenuncia, perché i dodici lavoratori colpiti non sono isolati, ma parte di un insieme coeso che da quasi due anni lotta e sacrifica la propria vita per proteggere quel bene essenziale riconosciuto dalla Costituzione che è il lavoro.
di Cadigia Perini
(8 aprile 2011)
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