Vinyls. 3 domande per Romani e Scaroni

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Paolo Scaroni, a.d. ENI, discute col figlio di Gheddafi

Silenzio sulla vertenza Vinyls, dopo il fallimento della vendita dei tre stabilimenti italiani (P.to Torres, P.to Marghera e Ravenna) agli svizzeri GITA. A riflettori spenti e conti fatti – quando non si può più promettere l’aria – i politici diventano muti.

E così i grandi proclama, come quelli del fotogenico Paul Romani, che a dicembre in visita all’Asinara aveva promesso di moltiplicare pani e pesci, sono diventati timidi comunicati. “Faremo il possibile per evitare il fallimento”. Se l’impossibile si è trasformato poi in un sonoro disastro, le aspettative sul possibile del ministro ci lasciano davvero poco fiduciosi.

Cosa è accaduto davvero? Perché GITA, dopo una lunga trattativa, non ha potuto pagare? Questo nessuno lo sa, e nessuno si è azzardato a chiederlo, non i governatori regionali, non il sindacato. Cerchiamo altre soluzioni.

Ma questa domanda è fondamentale: Perchè è fallita la trattativa? Esattamente la stessa cosa accadde un anno fa con altri compratori, gli arabi di Ramco, che abbandonarono all’ultimo e nessuno seppe spiegare perché.

Non è l’unico mistero nella vicenda Vinyls. Gli svizzeri del fondo GITA… nessuno, neanche il ministero – che doveva valutarne l’affidabilità –  sa ancora chi ci sia dietro, quali manager. Tanto che alcune voci, illazioni senza prove concrete, dicono che ci sarebbe addirittura l’ENI.

Ecco, l’ENI. Che colpa ha l’ENI in questa storia? A detta dei suoi manager nessuna colpa, anzi, si sarebbero prodigati nel trovare soluzioni. Nessuno ha prove del contrario, e tutti sanno che da anni ENI ha chiuso con la chimica, tanto che ogni ipotesi di un ipotetico salvataggio della Vinyls (10.000 lavoratori, indotto compresi) da parte del cane a sei zampe è stato sistematicamente bocciato: “Fuori discussione”.

Ma Dire ENI e dire governo è la stessa cosa. Il governo e ENI sono due realtà che viaggiano di pari passo, e non siamo noi a dirlo (basterebbe il 30% azionario del Tesoro, o la nomina diretta di Scaroni da parte del premier) ma i recenti dossier di Wikileaks, che indicano ENI come la vera grande azienda corrotta italiana, e ancora: il grimaldello che l’Italia usa per entrare in vari paesi del mondo.

Il comportamento di ENI in questa vicenda ci lascia confusi: da una parte i proclami di aiuto agli operai, i pupazzetti del cane a sei zampe, dall’altra un netto rifiuto al salvataggio diretto – che a ENI costerebbe spiccioli – e due trattative a cui ENI ha collaborato fallite senza sapere perchè. Guardando l’immagine sopra continuiamo a rimanere confusi riguardo la corporate mission dell’ENI, se non è altro, almeno è un problema di comunicazione.

Senza GITA per Vinyls rimane solo lo spezzatino, ovvero: ogni stabilimento a diversi compratori. Gli unici quasi certi di venire rilevati sono i ravennati, mentre per Marghera e Porto Torres sono tante le incertezze. Con lo spezzatino le garanzie occupazionali negli anni sono ridotte al lumicino. Zaia dice che si opporrà al fallimento, il sindaco di Ravenna pure, il governatore sardo Cappellacci da mesi ormai tace.

Tant’è, questo sono stati capaci di fare governo e ENI in un anno e mezzo. A riflettori spenti è gioco facile, senza Annozero o la stampa estera a pungolarli. Ma… e se i riflettori si riaccendessero?

Fino ad allora ripeteremo queste domande come un mantrachi c’è dietro GITA? Perchè GITA non ha potuto pagare? Perchè andarono via gli arabi della Ramco?


di Michele Azzu
(13 maggio 2011)

 

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