
Gli ultimi avvenimenti nel mondo del lavoro – separare tra lavoro e politica in questi casi è dura – parlano di lavoratori tenuti in ostaggio, senza via di scampo. Sottoposti a ricatti in cui la forza contrattuale è zero, con la pistola alla tempia, non quella della Bignardi ma di Marchionne: “O così, o trasferiamo in Serbia”. Se non è un ricatto questo. Pensiamo alla strage della Thyssen, alla condanna per omicidio volontario e all’applauso di Confindustria. Alla decisione dei vertici Thyssenkrupp di chiudere a Terni – che già vive la crisi del polo chimico Basell – direttamente ricondotta alla sentenza. Se non è un ricatto questo. O la borsa o la vita!, leggevamo nei fumetti di Topolino, ora invece: O il lavoro o la vita! Difficile scegliere. E allora andiamo in NOMINATION… (continua…)




