TEATRO VALLE: “I diritti non si chiedono, si conquistano!”

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Foto di Roberta Lulli

“Si può apprendere un’arte solo nelle botteghe di coloro che con quella si guadagnano la vita.” Samuel Butler

L’isola dei cassintegrati continua a dar voce e a seguire le diverse forme di protesta che inondano il nostro paese; questa volta la voce è di lavoratrici e lavoratori dello Spettacolo: cinema, teatro, danza. Un popolo di artisti, tecnici, operatori, stabili, precari e intermittenti che protestano contro i tagli alla Cultura.

La lotta, iniziata a dicembre, contro i ripetuti attacchi al mondo dell’arte e del sapere, si è trasformata in una vera e propria occupazione. Ad essere trasformato in un “ cantiere aperto” è il Teatro Valle, lo storico teatro romano, che sembra non avere più futuro a seguito della soppressione dell’ETI, l’Ente Teatrale Italiano. Il Valle, precedentemente amministrato dall’ETI, ora è divenuto un simbolo, un simbolo di quella cultura da salvare, uno spazio per far crescere una diversa concezione dell’arte e della vita (Guarda la galleria di foto).

Si parla di una privatizzazione sul modello del teatro Quirino. Ci troviamo davanti all’ennesimo bene pubblico dismesso senza un progetto trasparente, indirizzato verso una gestione partecipata secondo le logiche privatistiche. Gli occupanti non vogliono decidere della gestione del Teatro Valle, ma durante i giorni dell’occupazione elaborano proposte ad ampio raggio su possibili sistemi di gestione del teatro pubblico, proponendo nuovi modelli di politiche culturali.

Partono dal senso di disagio crescente e diffuso di chi lavora e vive dentro il teatro: la percezione di una generazione di giovani artisti e lavoratori che sono esclusi dai luoghi e dalle dinamiche in cui si decide e si progetta la politica culturale, la percezione di una generazione che paga in termini di sopravvivenza la necessità artistica, etica e civile del proprio lavoro.

Il sistema culturale italiano è in uno stato di continua emergenza, gravato dai continui tagli non solo alla Cultura, ma alla scuola, all’università e alla ricerca. In questo panorama anche i teatri, i musei e luoghi di cultura rischiano ogni giorno la chiusura. Le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello spettacolo e dell’arte rivendicano garanzie sui propri diritti: non esiste alcun sistema di welfare che tuteli i tempi di non lavoro, i tempi della ricerca, della creazione, della formazione permanente. Il loro lavoro creativo ed immateriale produce ricchezza, ma questa non viene distribuita né in termini di finanziamento né in termini di reddito.

Molti i perché dell’occupazione, un’occupazione affinché ci sia una rivolta culturale, meglio se contagiosa! Presto vi daremo aggiornamenti dal reality “Teatro Valle Occupato”.

Vi invitiamo a seguire la loro lotta giorno per giorno.

di Roberta Lulli |dal Teatro Valle Occupato
(23 giugno 2011)

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