Prosegue il percorso Storie di Omsa, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Antonella.
“La situazione sta diventando drammatica”. È uno dei primi commenti che Antonella fa al telefono; si parla di Omsa ovviamente. Antonella Valgimigli lavora all’Omsa da ben 25 anni fra i reparti fissaggio e confezione ed ora, a 45 anni, come molte altre sue colleghe, si trova nella spiacevole situazione di vedersi costretta a cercare un nuovo lavoro.
“Il problema vero” racconta “é che un lavoro in un’altra fabbrica, un lavoro da operaia quale sono, non lo trovi più oggigiorno. Questa crisi che non ha colpito direttamente l’Omsa ci colpisce però nell’impossibiltà di cambiare. Le uniche offerte che fin’ora ho trovato sono state quelle di andare a fare le pulizie a casa della gente, e pure in nero”.
Antonella sembra sapere bene quali sono state le mancanze sia dell’una che dall’altra parte nella situazione Omsa, lei che ha partecipato a tutte le proteste susseguitesi dalla firma dell’accordo che garantiva la cassa per due anni, lei che si é fatta i 55 giorni di presidio iniziale ed anche il presidio per mantenere i macchinari in azienda.
“L’azienda é vero ci ha umiliate, e ci ha trattato in un modo squallido. Anche se forse uno dei problemi é stata la nostra iniziale spaccatura sulla firma dell’accordo che segnava la chiusura delle attività in azienda a Faenza. Noi siamo in tre in famiglia, fortunatamente uno dei miei figli é già fuori casa, ma due anni in queste condizioni sono veramente troppi, in più senza un’alternativa all’orizzonte ”. Nelle parole di Antonella c’é anche una critica allo stesso sindacato in cui lei continua ad essere iscritta e in cui continua a credere. Mi dice di come a suo avviso l’allontamento di Galeotti, che aveva contribuito non poco a rendere molto più visibile il caso Omsa, sia stata un grande errore: “Secondo me, il fatto che Idilio si fosse mosso tanto e bene ha dato fastidio a molta gente in Cgil. Ma il sindacato deve ascoltare gli operai, é la prima cosa da fare in quanto solo loro sono più vicno ai malumori ed ai problemi reali delle aziende. In questo caso ci hanno ignorato”.
“Non so ” continua “ma a me sembra davvero che siano venuti a mancare tutti quei diritti e quei punti di ascolto che chi ha lottato negli anni 60 e 70 aveva faticato ad ottenere, e noi ora li abbiamo persi”. È anche il fatto di essere in una azienda a stragande maggioranza femminile che suscita in Antonella un’amara riflessione: “La condizione del lavoro femminile in Italia é veramente preoccupante. Il settore femminile é quello più sottomesso, ed é brutto da dirsi ma una donna fa molta più fatica di un uomo a trovare un impiego. Io ho 45 anni e 2 figli, e non ho più questo problema, ma vedo molte ragazze che cercano un nuovo lavoro, con questi contratti da tirocinante a 300 euro al mese, a cui viene addirituttra chiesto se prendono antconcezionali o se vogliono avere figli, e questa viene usata come discriminante per assumere o meno. Mi sembra di essere tornati indietro di 70 anni”. C’é purtroppo del vero in quello che dice Antonella. In questa ‘nuova’ Italia infatti, pare che a 45 anni si possa perdere il lavoro senza un valido motivo, trovandosi catapultati in un paese che sembra quello delle vecchie commedie all’Italiana, solo che il miracolo economico é sparito, e restano solo i pregiudizi e la mentatlità bigotta.
di Francesco Farinelli
(29 giugno 2011)
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Leggendo questo articolo provo un senso di amarezza profondo. Condivido in pieno le considerazioni di Antonella. Anni di lotte, per raggiungere il traguardo di diritti sanciti dalla costituzione. Ora, con un colpo di spugna, siamo precipitati nel Medioevo. Anch’io faccio parte dello stesso sindacato, e ho deciso di rimanerci perché è necessario un cambiamento nella sua struttura. Quando si scende a compressi per ottenere nelle contrattazioni sindacali il meno peggio allora significa che qualcosa si è spezzato nel sistema. Non è più il diritto dell’operaio il traguardo, ma arrivare a un compromesso. Salvare il salvabile. Questo è stato fatto negli ultimi vent’anni, senza tener conto che la globalizzazione avrebbe trovato terreno fertile in un sistema diventato così fragile. Così le fabbriche, le aziende chiudono o minacciano la chiusura (per andare a produrre a basso costo altrove) se non vengono accettate le loro condizioni. Le donne nel sistema globale sono gli anelli più fragili. Perdiamo il posto più facilmente perché abbiamo questa brutta malattia chiamata “maternità”, ci viene detto di stare a casa ad accudire i figli e lasciare che i nostri compagni vadano a lavoro (MaVib di Inzago), ci muoviamo in un mondo maschilista dove non è vero che nel campo lavorativo abbiamo gli stessi diritti degli uomini. E dobbiamo subire ogni giorno l’umiliazione di pubblicità e di una politica che strumentalizza e mercifica il corpo femminile come se fossimo oggetti da salotto. Abbiamo un’eredità di diritti raggiunti da altre. Facciamo in modo che almeno quelle donne siano orgogliose di noi. Riprendiamo ad indignarci.
E perderlo vicino ai 60 anni, dopo 40 anni di lavoro ma, “solo” 25 anni di contributi + 10 anni costretti alla truffa Gestione Separata INPS = niente pensione.
Niente reddito, niente lavoro, niente tutele, niente pensione… niente diritti.
Chiediamo tutti il reddito minimo garantito, come in tutti i paesi civilizzati d’Europa.
Ma Amato (quello che ha dato il via al baratro tanto stimato dal PD), ha 31.000 euro al mese di pensione !!!!
Per aver fatto cosa ????? Per aver fatto il baratro !!!
Le Imprese chiudono e non si preoccupano di mettere sulla strada lavoratori che si ritrovano a 40 o 50 anni nell’angoscia dell’incertezza.Si tratta di persone che con gli anni hanno acquisito una grande professionalità e all’improvviso per ragioni di mercato, si ritrovano a mettere in discussione la loro vita.Il 20% di questi lavoratori sono donne e nella maggior parte dei casi non trovano alternative ed ecco che arriva l’ansia il malessere psico-fisico,ci si sente dei falliti…molte menti più fragili arrivano anche a gesti estremi..Ma una società che si definisce sviluppata e moderna può fregarsene così dei cittadini? usarli e poi abbandonarli al loro destino?Bisogna riqualificare i lavoratori in difficoltà, sostenerli, specialmente in caso di licenziamenti collettivi..Mi ricordo quando ero piccola, la classe operaia unita solidale rispettata sostenuta e con poteri decisonali..i sindacati funzionavano…Poi cosa è successo? Gli operai si sono divisi…mi ricordo che quando ho visto gli operai (non tutti) votare a destra ho pensato è la fine..si sa l’unione fa la forza ma così sono diventati facili prede del padrone..l’operaio ha cominciato a pensare individualmente e non più come forza unitaria..che mi conviene fare? e non più cosa ci conviene fare? Un pronome personale sbagliato…la memoria storica minimizzata…tante lotte vanificate..E’ vero siamo tornati indietro…
Stiamo ancora occupando La Tacconi Sud il 7 luglio ci sarà nuovament un udienza che spero delinei meglio la nostra situazione, l’obiettivo era quello di tutelare le spettanze e 20 anni di TFR.
Nella vicenda della Tacconi Sud ultima fabbrica tessile del Lazio, ultima fabbrica aperta con i fondi della cassa del Mezzogiorno, ultima fabbrica a personale interamente femminile, c’è la sintesi della politica industriale di questo Paese.
La fine del comparto tessile e la sua delocalizzazione, la fine dei finaziamenti a fondo perduto,la continua emorragia di posti di lavoro in generale ed in particolare delle donne nell’industria, la fine del sindacato, ridotto a mero notaio della crisi..
Oggi occupiamo la nostra fabbrica da 160 giorni giorno e notte, abbiamo fermato le nostre vite costringendoci al domicilio coatto per veder rispettati i nostri diritti….. é paradossale che in uno stato diritto si arrivi a violare la legge per veder riconosciuto ciò che la legge prevede. c’è una strana mobilitazione in favore del “male minore” come se ci stessero dicendo che in fondo rinuciare ad un po’ diritti è il “male minore” rispetto a quello che succede nel mondo, c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi, ora la Grecia! domani la Spagna…come se noi non fossimo in questo elenco, e allora i nostri governanti con le loro “fattucchiere della finanza” ci mostrano come andare nel “campo dei miracoli” a piantare le solite monete d’oro, per chi le ha naturalmente e aspettare momenti migliori perchè noi “italiani brava gente” ce la caveremo sicuramente meglio degli altri. ecco io voglio dire ai miei concittadini.. cari italiani abbiamo un posto in prima fila come spettatori impotenti del declino della democrazia e del diritto, e alle italiane ricordo come solo nel 1963 accedavamo alla parità del salario nell’industria e solo come nel 1996 la violenza carnale diventava finalmente un reato contro la persona. Tutto questo per ricordare a tutti noi che la conquista dei diritti è sempre una concessione pro-tempore, che vanno difesi senza se e senza ma, perchè un altro “Medioevo” è sempre possibile specialmente la dove le persone restano sole e divise e senza l’esercizio libero della propria coscienza. Dovremmo tutti scendere da questa giostra infernale, fermarci in segno di lutto per ogni lavoratore licenziato, ascoltare il silenzio dei capannoni vuoti, dei macchinari fermi e obbligare i giostrai a rivedere i loro giochi, perchè noi tutti siamo stanchi……
Rosa Giancola
Riprendo alcune considerazioni di Antonella sul sindacato. Sono considerazioni che ho già letto in altre occasioni e che non vanno sottovalutate perché la deriva dei diritti del lavoratore ha un suo contraltare nella deriva del comportamento dei sindacati governativi negli ultimi anni. Come molti over 40 ho potuto osservare il movimento sindacale negli anni 70 e 80, anzi l’ho vissuto con un padre sindacalista Fiom a livello provinciale e ne ho negli ultimi anni lavorando in una grande azienda nazionale con la presenza delle tre sigle Uil Cisl e Cgil constatato la totale deriva e tradimento dei motivi per cui l’associazione sindacale era nata. Ho quindi due punti di osservazione vissuti in prima persona. Rispetto Antonella e altri commenti che sottolineano una realtà di perdita e regressione dei diritti dei lavoratori la mia conclusione è più drastica, oggi io non darei spazio a nessuna speranza verso la triade sindacale. Provo a snocciolare alcuni fatti per motivare la mia totale sfiducia nei sindacati governativi. (ricordo inoltre che i molti sindacati di base dell’ultimo decennio sono nati proprio per le carenze e la sfiducia a ragion veduta nella triade governativa). La gente si è dovuta svegliare e muovere da sola, dopo anni in cui il sindacato non ha fatto altro che impedire l’applicazione dei diritti acquisiti da altri sindacalisti e lavoratori negli anni 70, anzi svendendoli fino a farli scomparire di fatto.
Tanti i metodi usati, l’utilizzo strumentale della paura della perdita del posto di lavoro al fine di far accettare ai lavoratori condizioni al ribasso e metterli quindi a tacere, o nel caso dei precari il mantenerli in scacco con promesse di assunzione rimandate per anni. Ciò cui assistevo era che per molti sarebbe stato possibile l’applicazione della legge che prevede l’obbligo di assunzione dopo il terzo rinnovo di contratto. Legge dimenticata o gabbata con l’appoggio dei sindacati anche presenti, semplicemente variando la dicitura della mansione sul contratto a termine. Ma la legge esiste ancora e non è affatto stata abrogata. Cosa significa tenere per anni dei lavoratori precari per una azienda? Nient’altro che poter usufruire di agevolazioni fiscali o anche riuscire a fare importanti speculazioni poiché molte grandi aziende hanno partecipazioni nelle agenzie interinali per esempio. Oggi il primo valore del lavoratore non è quello della risorsa della professionalità ma quello dato dalle tante modalità di speculazione economico-finanziarie di cui si trova a volte a sua insaputa oggetto. I sindacati hanno fatto per decenni cuscinetto tra lavoratori e datori di lavoro, smorzando le istanze dei primi e ricattando i secondi magari con il blocco della produzione MA attenzione SOLO per dimostrare il proprio potere all’interno delle aziende ed acquisire spazi sempre più ampi di profitti e carriera personali sia nel luogo di lavoro che nella struttura (gerarchica) del sindacato se non direttamente in politica. Mi riferisco a quanto ho assistito personalmente e sempre più negli anni ho avuto conferme confrontandomi sia con altri lavoratori che direttori del personale.
Marcegaglia ha ragione a dire che hanno perso 10 anni, li hanno però persi anche i lavoratori: la “pace sociale” mantenuta dai sindacati era frutto di una compressione delle denunce di violazioni di diritti che sono via via cresciute negli anni e di una svendita dei diritti anche civili e fondamentali. Tante le distorsioni culturali che si sono cristallizzate nella mentalità di una società che non guarda alle persone come risorse ma solo come problemi, in ogni settore. Ne sono prova le manifestazioni che oggi vedono le categorie più disparate, dalla scuola alla sanità, dalla ricerca all’agricoltura.
L’età è un problema, l’esperienza di un lavoratore è sminuita quando lo si considera stoltamete solo vecchio a 40 o 50 anni e non invece esperto e quindi affidabile, ma anche la maternità, come cita ancora Antonella, è percepita come un problema, e questa è una forma mentis che si è instaurata scalzando quello che dovrebbe essere vissuto come un passo di civiltà ormai acquisito; so che questi ricatti in fase di assunzione e violazioni nello sforamento degli orari di lavoro p.e. alle donne già in gravidanza vengono denunciati anche al sindacato ma troppo spesso la denuncia non ha avuto il dovuto supporto e impegno. Ed ecco che dimentichiamo che non un governo, non le associazioni sindacali ne’ altri enti sono coloro che sostengono la maternità, ma è ogni lavoratore che paga di tasca propria il diritto alla maternità delle donne nel nostro Paese con i propri contributi prelevati in busta paga. Quindi è inaccettabile ogni forma di discriminazione perché è un diritto indiscutibile e sostenuto economicamente da tutti i lavoratori del Paese. Chiedo di provare ad immaginare il disagio di una donna in cerca di lavoro cui viene chiesto in fase di colloquio “se intende avere figli”…
A queste distorsioni culturali ha contribuito fortemente il sindacato e i suoi rappresentanti: il concetto grave che spesso hanno fatto passare è che quello che era un diritto acquisito l’hanno fatto pesare e pensare come un favore che il sindacalista poteva elargire: “parla con tizio, se vuole lui può”… questo in molte aziende in cui i lavoratori si trovavano a doversi confrontarsi con un sindacalista come unico interlocutore per la gestione delle problematiche dei lavoratori. E se il sindacalista non è onesto che si fa? Altro aspetto rilevante, citato anche da Antonella: spesso hanno lotte interne per cui chi oggi si adopera per fare davvero il sindacalista viene “segato via”. E’ un ripetersi di questi fatti di lotte e mobbing interni alle associazioni dei sindacati governativi.
La crisi. Questi sindacati non hanno alcun interesse a risolvere i problemi di disoccupazione o precariato, perché hanno trovato il sistema per guadagnare anche su queste classi più disperate. Per esempio costituendo gli enti bilaterali (sindacato e aziende) che offrono corsi di formazione a raffica senza peraltro alcuna prospettiva vera di sbocco lavorativo, (vorrei avere la percentuale degli assunti in relazione a questi corsi) ne’ rimborso minimo orario o buono pasto, come avveniva un decennio fa, tanto i corsi sono superfinanziati dalla Comunità Europea e quindi ci guadagnano ancora in questa crisi e sulla disperazione: risultato è che non c’è motivo di cambiare ciò che ti fa guadagnare. Sulle furberie e speculazioni rimangono in prima fila, non c’è un sindacato migliore di un altro cui rivolgersi perchè “cane non mangia cane”. L’azienda sindacati è fiorente, (vedi anche Caf e tessere sociali che sono altri regali concessi dai governi ma pagati dai contribuenti, lavoratori o dai pensionati). Per questo, e altro che non cito qui, (c’è un buon libro di un paio di anni fa di Livadiotti ben documentato su quella che è oggi chiamata a ragione La casta sindacale). Io penso e spero che i cambiamenti con cui si sta sporcando le mani la gente comune non vengano dati in gestione a chi ha dimostrato di non essere dalla parte dei lavoratori, anzi di esserne sciacallo.
Così li vedo io e molti e sempre più lavoratori che hanno riscontrato nei fatti cosa sono oggi quelli che si autodefiniscono sindacati ma che hanno tradito il motivo per cui sono nati. Ciò di cui sono convinta è che sia meglio togliersi ogni illusione e non sprecare energie in quella direzione ma utilizzarla sia essa scaturisca dalla giusta rabbia, disperazione e indignazione per ritrovare il senso del bene comune, di collettività che dopo anni di individualismo è finalmente riemerso.
Nonostante la casta dei sindacati governativi che solo ora si adopera a seguire a ruota il vento del cambiamento, ma che non è stata promotrice ne’ forza sostenitrice. Io non mi fido. come tanti. E lo dimostra anche il fatto che hanno dovuto nascere tanti movimenti, senza far ricorso a loro.
Cara Patrizia il punto è proprio questo….la fabbrica dell’assistenza e condivido molto di quello che hai scritto, c’è da dire però che le caste “sidacali” si formano perchè si delega troppo, al momento c’è ancora troppa gente che delega la propria disperazione, il punto nodale è proprio questo….non è un contenitore in quanto tale (vuoi si chiami cisl cgil,uil, o pippo!) il problema sono i contenuti, il controllo realmente democratico o si entra nel contenitore per cambiarlo e quando dico entrare intendo in massa che poi continuamo a chiamarlo pippo non fa niente, ciò che urge è riflettere su cò che non diciamo quando è il momento di dirlo, l’indignazione nasce non solo dalla propria condizione, ma da un prurito che si chiama giustizia, un rigurgito che ti sale dallo stomaco e dobbiamo essere in molti di più a sentirlo! se fossimo molti di più i proprietari delle scatole si sentirebbero seriamente minacciati e scomodi nei loro pagliericci perchè chi fa da materasso ai loro favolosi culi si sta muovendo….hanno così paura che in tutti i momenti di tensione che ci sono stati anche durante l’occupazione di 20 disperate come noi ogni volta mandano anche un furgone cellerini in tenuta da sommossa sia mai che un gruppo di donne possa tirare loro una limetta per le unghie! battute a parte è i momento di ridare spazio non solo alla propria indignazione , ma anche ad organizzarla…
Rosa
Cara Patrizia il punto è proprio questo….la fabbrica dell’assistenza e condivido molto di quello che hai scritto, c’è da dire però che le caste “sidacali” si formano perchè si delega troppo, al momento c’è ancora troppa gente che delega la propria disperazione, il punto nodale è proprio questo….non è un contenitore in quanto tale (vuoi si chiami cisl cgil,uil, o pippo!) il problema sono i contenuti, il controllo realmente democratico o si entra nel contenitore per cambiarlo e quando dico entrare intendo in massa che poi continuamo a chiamarlo pippo non fa niente, ciò che urge è riflettere su cò che non diciamo quando è il momento di dirlo, l’indignazione nasce non solo dalla propria condizione, ma da un prurito che si chiama giustizia, un rigurgito che ti sale dallo stomaco e dobbiamo essere in molti di più a sentirlo! se fossimo molti di più i proprietari delle scatole si sentirebbero seriamente minacciati e scomodi nei loro pagliericci perchè chi fa da materasso ai loro favolosi culi si sta muovendo….hanno così paura che in tutti i momenti di tensione che ci sono stati anche durante l’occupazione di 20 disperate come noi ogni volta mandano anche un furgone cellerini in tenuta anti sommossa sia mai che un gruppo di donne possa tirare loro una limetta per le unghie! battute a parte è il momento di ridare spazio non solo alla propria indignazione , ma anche ad organizzarla…
Rosa
Ciao Rosa, condivido in pieno la tua riflessione. Non delegare troppo, io sono d’accordissimo anche a non delegare affatto, ma se il sindacato si offre non solo come contenitore ma come contenuto e promotore di sostegno ai lavoratori deve essere e fare quello che è nelle promesse e quello che è il suo compito principale. non un ammortizzatore delle istanze di giustizia e di lotta dunque ma una forza decisamente al vostro fianco.
Se scegliete di farvi rappresentare vi auguro di essere caute e chiedere chiarezza sempre, essere partecipi attivamente in tutto assembleee e incontri mantenere forte e chiaro il senso di giustizia e non permettere a nessuno di soffocarlo, con promesse o decisioni che non vi convincono. a volte questo tentativo di smorzamento della lotta arriva anche dagli stessi colleghi ed è molto spiacevole, perché quando si lotta è per tutti. L’unione, la compattezza è la vera forza.
E la visibilità, il non rimanere nascoste ma informare e comunicare con altri cittadini e lavoratori la vostra condizione è certamente una azione importante. “Alla luce del sole”. Che si muovano dei celerini ogni volta che c’è una manifestazione o una occupazione è un’anomalia molto diffusa, non dobbiamo abituarci deve rimanere una anomalia nel pensiero.
Da una parte un governo assente totalmente riguardo i temi della crisi e del lavoro e dall’altra la sua risposta in divisa che manda un messaggio intimidatorio che fa sentire i lavoratori come banditi… gente pericolosa per cui è necessaria la risposta contenitiva di uomini in divisa, casco, manganello ecc… Questo per cittadini e lavoratori che lotta per i diritti.
ho letto anche gli altri articoli e tutti riportano la delusione per la rimozione di un sindacalista Galeotti che ha fatto un lavoro per cui voi eravate incoraggiate e rafforzate. la sua rimozione rimane un punto oscuro. Avete bisogno di sostegno è stata una ottima cosa averlo trovato in Galeotti ma vi viene tolto? non lascerei cadere la cosa. Il ritiro delle tessere è stato un primo atto di denuncia, la Camusso e le varie gerarchie dovrebbero spiegare perché e anche riparare rimettendo il sindacalista al vostro fianco.
Dare spazio e organizzare la vostra indignazione e comunicarla sempre il più possibile. Perchè è il silenzio il terreno favorevole che assicura l’impunità ad ogni agire oscuro e azione disonesta. Non so quali siano le vostre iniziative future. Mi permetto di ricordare un episodio significativo di come la solidarietà funzionava intorno agli anni 70.
La Fioravanti chiudeva e gli operai sarebbero stati tutti licenziati, ebbero l’idea di autogestirsi e continuare la produzione. Mancava solo la distribuzione per la vendita. Avvenne attraverso tam tam, e le assemblee dei rappresentanti sindacali che sensibilizzarono gli operai di molte altre fabbriche, venne deciso che la produzione (pasta) sarebbe stata sostenuta: operai di fabbriche metalmeccaniche, chimiche, siderurgiche, qualsiasi settore, cominciarono a comperare pasta, tortellini direttamente dagli operai della Fioravanti. E qui ci sono due punti: l’attività dei sindacalisti nelle varie aziende che sollecitavano e comunicavano la solidarietà attiva verso le altre aziende vicine o lontane come un valore fondante e concreto. e l’impegno dei vari operai a sostenere in prima persona altri lavoratori percepiti come parte del proprio mondo.
Era sì un mondo diverso, lo diciamo tutte, è peggiorato, ma è possibile che il vicino cambiamento sia in meglio c’è uno scontento che può muovere il ripensamento e l’azione verso un cambiamento in meglio. il tempo è più favorevole di qualche anno fa dove tutto era sotto silenzio. Forza Rosa, forza lavoratrici Omsa. un saluto di grande stima.
Io sono vecchio e rimbambito ma credo di conoscere una verità lampante che la gente o non vede o non vuole riconoscere: la colpa non è nella proprietà della OMSA,nè nei sindacati, nè nel governo(qualunque governo). la verità è che bisognerebbe bloccare la invasione di prodotti fabbricati in Cina, Serbia,ecc.(ove i costi di produzione sono irrisori rispetto ai nostri costi di produzione.)che vengono importati e venduti sul mercato italiano , per cui le nostre industrie non reggono alla concorrenza e chiudono o per non chiudere delocalizzano(e la legge glielo permette).Oggi la lotta sindacale NON SERVE PIU A NULLA,mettetevelo bene in testa,perchè una volta si lottava contro il padrone,bloccandogli la produzione, e contro i crumiri impedendogli di lavorare al nostro posto:oggi il padrone và a produrre altrove,e i crumiri (loro malgrado,poveretti!)sono in Serbia o in Cina! Il governo italiano(qualunque governo) è obbligato a rispettare i trattati di libero commercio internazionale(WTO) firmati dalla Unione Europea ,a meno che non voglia uscire dalla Europa, e NON POTRA’ MAI nè impedire la delocalizzazione delle nostre industrie nè bloccare le merci importate.E allora? Allora noi lavoratori dobbiamo promuovere una campagna di sensibilizzazione su Sindacati,Partiti politici epoi sul Governo al fine di sollevare il problema in seno alla Unione Europea e rivedere i trattati del libero commercio mondiale,NON CI SONO ALTRE STRADE !In Francia la sinistra francese ha un politico(Arnaud Montebourg) che si è fatto paladino di questo problema, e se vincerà la sinistra alla prossime politiche ci sono buone speranze, in Italia i Sindacati e i Partiti dovrebbero darsi una mossa(e gliela dobbiamo dare noi) allo scopo di mandare in Europa dei rappresentanti che sostengano questo problema in Europa. Ma lo abbiamo capito cosa comporta il fatto di essere in Europa?No molti non lo hanno ancora capito, e credono nelle lotta sindacale come in un passato ormai inesistente. Scusate, spero che qualcuno mi ascolti grazie Bruno Neri
Ciao Bruno, grazie del messaggio che hai scritto. Ti invito infatti a scriverlo anche sulla nostra pagina facebook in modo da accendere un produttivo dibattito: http://www.facebook.com/isoladeicassintegrati
un saluto e buone feste!