STORIE DI OMSA: Antonella Valgimigli

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Prosegue il percorso Storie di Omsa, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Antonella.

“La situazione sta diventando drammatica”. È uno dei primi commenti che Antonella fa al telefono; si parla di Omsa ovviamente. Antonella Valgimigli lavora all’Omsa da ben 25 anni fra i reparti fissaggio e confezione ed ora, a 45 anni, come molte altre sue colleghe, si trova nella spiacevole situazione di vedersi costretta a cercare un nuovo lavoro.

“Il problema vero” racconta “é che un lavoro in un’altra fabbrica, un lavoro da operaia quale sono, non lo trovi più oggigiorno. Questa crisi che non ha colpito direttamente l’Omsa ci colpisce però nell’impossibiltà di cambiare. Le uniche offerte che fin’ora ho trovato sono state quelle di andare a fare le pulizie a casa della gente, e pure in nero”.

Antonella sembra sapere bene quali sono state le mancanze sia dell’una che dall’altra parte nella situazione Omsa, lei che ha partecipato a tutte le proteste susseguitesi dalla firma dell’accordo che garantiva la cassa per due anni, lei che si é fatta i 55 giorni di presidio iniziale ed anche il presidio per mantenere i macchinari in azienda.

“L’azienda é vero ci ha umiliate, e ci ha trattato in un modo squallido. Anche se forse uno dei problemi é stata la nostra iniziale spaccatura sulla firma dell’accordo che segnava la chiusura delle attività in azienda a Faenza. Noi siamo in tre in famiglia, fortunatamente uno dei miei figli é già fuori casa, ma due anni in queste condizioni sono veramente troppi, in più senza un’alternativa all’orizzonte “. Nelle parole di Antonella c’é anche una critica allo stesso sindacato in cui lei continua ad essere iscritta e in cui continua a credere. Mi dice di come a suo avviso l’allontamento di Galeotti, che aveva contribuito non poco a rendere molto più visibile il caso Omsa, sia stata un grande errore: “Secondo me, il fatto che Idilio si fosse mosso tanto e bene ha dato fastidio a molta gente in Cgil. Ma il sindacato deve ascoltare gli operai, é la prima cosa da fare in quanto solo loro sono più vicno ai malumori ed ai problemi reali delle aziende. In questo caso ci hanno ignorato”.

“Non so ” continua “ma a me sembra davvero che siano venuti a mancare tutti quei diritti e quei punti di ascolto che chi ha lottato negli anni 60 e 70 aveva faticato ad ottenere, e noi ora li abbiamo persi”. È anche il fatto di essere in una azienda a stragande maggioranza femminile che suscita in Antonella un’amara riflessione: “La condizione del lavoro femminile in Italia é veramente preoccupante. Il settore femminile é quello più sottomesso, ed é brutto da dirsi ma una donna fa molta più fatica di un uomo a trovare un impiego. Io ho 45 anni e 2 figli, e non ho più questo problema, ma vedo molte ragazze che cercano un nuovo lavoro, con questi contratti da tirocinante a 300 euro al mese, a cui viene addirituttra chiesto se prendono antconcezionali o se vogliono avere figli, e questa viene usata come discriminante per assumere o meno. Mi sembra di essere tornati indietro di 70 anni”. C’é purtroppo del vero in quello che dice Antonella. In questa ‘nuova’ Italia infatti, pare che a 45 anni si possa perdere il lavoro senza un valido motivo, trovandosi catapultati in un paese che sembra quello delle vecchie commedie all’Italiana, solo che il miracolo economico é sparito, e restano solo i pregiudizi e la mentatlità bigotta.

di Francesco Farinelli

(29 giugno 2011)

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