TEATRO VALLE: “Gli occupanti siamo noi, tutti noi”

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Foto di Roberta Lulli

L’isola dei cassintegrati, nata per dar voce alle diverse forme di protesta che inondano il Belpaese, segue da vicino la lotta delle lavoratrici e lavoratori dello Spettacolo. Un popolo di artisti, tecnici, operatori, stabili, precari e intermittenti che protestano contro i tagli alla Cultura. Siamo sempre a  Roma, occupanti anche noi del Teatro Valle Occupato. “Gli occupanti del Teatro Valle siamo noi, siamo tutti noi”

Continua l’occupazione e la protesta al Teatro Valle. Dopo un mese, sono circa 8000 le persone che hanno firmato l’appello, tra artisti, addetti ai lavori, operatori e cittadini. Un’occupazione che coinvolge una pluralità sociale che non può e non riesce a sottrarsi a questo paradossale momento storico. Si occupa principalmente perché in questo “paradossale” palcoscenico siamo tutti cittadini e come tali rivendichiamo spazi e diritti di cittadinanza attiva, attraverso la consapevolezza che i “Beni comuni” possono ancora esistere.

Dal confronto nato nelle assemblee del Teatro Valle Occupato è emerso chiaramente che il teatro deve rimanere pubblico, riconosciuto e tutelato come  “bene comune”.  Molte sono le proposte avanzate, ma la prima è quella di fare del Teatro Valle un centro dedicato alla drammaturgia italiana e contemporanea. Fu proprio qui, infatti, che debuttò il capolavoro “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, rivoluzionando ed affermando al tempo stesso la drammaturgia italiana.

O anche l’idea di una conversione in un centro di formazione per tecnici di palcoscenico, valorizzando un’arte italiana riconosciuta in tutto il mondo. Gli occupanti rivendicano progetti lungimiranti, volti a ridurre gli sprechi e a valorizzare i talenti artistici, risorsa fondamentale e trainante del nostro paese. Gestire un luogo come questo secondo le logiche del profitto rischierebbe di snaturarne la vocazione artistica.

Insomma, il futuro rinnovato del Valle rappresenterebbe un punto d’inizio importante per tutti, capace di riportare al centro del sistema sociale l’arte, il sapere e la creatività.

Non solo. Dal palcoscenico si nota un pubblico in attesa d’interventi virtuosi, non soltanto per il mondo dello spettacolo, ma della formazione, della comunicazione, della finanza… semplicemente del modo del lavoro. Forse perché l’articolo 1 della nostra Costituzione ci ha da sempre fatto credere che l’Italia fosse “una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”… è il momento di rendere giustizia a questa frase.

Dal pubblico qualcuno ha urlato “Gli occupanti del Teatro Valle siamo noi, siamo tutti noi”.

di Roberta Lulli
(7 luglio 2011)

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