IL MONDO CHE VORREI, nasce il comitato delle stragi

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Sono unite dal dolore, alla pretesa che venga fatta giustizia. Ma anche dalla speranza di riuscirci davvero, tutte assieme, in un futuro non troppo remoto. Le associazioni dei familiari delle vittime di tante tragedie italiane hanno deciso di fare un passo in avanti e di aggregarsi in un “comitato dei comitati”. Lo hanno fatto a Viareggio, il 29 giugno, in occasione del secondo anniversario dell’incidente del treno merci Trecate-Gricignano che in seguito alla fuoriuscita del gas da un carro cisterna causò la morte di 32 persone.

Non è un caso, quindi, che sia stata scelta la località toscana, simbolo di una strage senza precedenti nel nostro paese, che ha accolto come fratelli i comitati de L’Aquila, di San Giuliano di Puglia o di Casalecchio di Reno. Non è un caso che la dichiarazione d’intenti sia stata ratificata nel Palazzetto dello Sport: su quel pavimento due anni fa giacevano bare e fiori. Si torna a piangere, a ricordare chi non c’è più: vengono srotolati striscioni che invocano le dimissioni dell’a.d. di Trenitalia Moretti. Ma non ci solo lacrime e rabbia, c’è anche la volontà di non piegarsi alla lentezza della giustizia. Sono risoluti, determinati. Ognuno porterà avanti la propria battaglia, mantenendo la sua specificità ed autonomia, pronto ad unirsi agli altri quando ci sarà da alzare la voce. E un coro di decine o centinaia di persone fa più rumore di un solo grido.

In un paio d’ore, al Palazzetto, va in scena una rassegna delle tante tragedie nazionali dimenticate. È un pugno allo stomaco, un libro nero dell’Italia degli ultimi venti anni. Incidenti epocali, come l’incendio del Moby Prince o, appunto, la strage di Viareggio. Morti bianche sul lavoro, come quelle ricordate dall’associazione “Oltre le parole” di La Spezia, come la storia del piombinese Ruggero Toffolutti, o del viareggino Matteo Valenti, o degli operai della Thyssen di Torino. Giovani vite spezzate, che siano i bambini della scuola di San Giuliano di Puglia, gli adolescenti dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno o gli universitari della Casa dello Studente de L’Aquila. Morti ancora in corso, come quelle dei residenti nelle case popolari Aler in via Russoli a Milano, rivestite di amianto. «Quest’anno festeggiamo i 150 anni di unità nazionale ma sono certa che mio figlio non si sentirebbe fiero di essere italiano» sussurra la madre di Vito Scafidi, ucciso durante il crollo del soffitto al liceo Darwin di Rivoli.

Poi c’è Daniela Rombi. Il 29 giugno 2009 il treno merci di Viareggio si è portato via sua figlia Emanuela Menichetti: aveva solo 21 anni. Una sua immagine, bellissima, che la ritrae sorridente è stata utilizzata a mo’ di cartellone dalla madre lo scorso aprile, davanti a Montecitorio, mentre i parlamentari discutevano sul processo breve. È lei a fare da moderatrice a questa tavola rotonda, ad annunciare la nascita di questo coordinamento “apartitico” che porterà avanti una battaglia comune. L’associazione di cui è presidente, che raccoglie i familiari delle trentadue vittime della strage viareggina, si chiama Il mondo che vorrei. Che vorremo tutti.

di Simone Pierotti
(11 luglio 2011)

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