AGILE-EUTELIA. Il pirata di Dubai

AGILE-EUTELIA. Il pirata di Dubai

 

"Where is Landi?"

I venti del sud ci portano voce di un’invenzione che farebbe la felicità di tutti i faccendieri d’Italia: poter tranquillamente parlar al telefono di tutto e con tutti senza essere intercettati, in pieno anonimato e senza che la magistratura possa chiedere registrazioni.  Come è possibile?  Elementare, Watson! Basta scegliere un operatore che ha sede in “un paese dove non esistono leggi od accordi internazionali che possano imporre l’accesso ai dati ed alle conversazioni”.

Ma vuoi dire che esiste un tale paese ed un tale operatore? Ma certo! Il primo sono gli Emirati Arabi Uniti, a  Dubai … vi si è accesa la lampadina? Già avete capito chi è la mente di questa operazione?  Se non ci siete ancora arrivati, dovete rileggervi gli articoli sulla vicenda Agile-Eutelia!

Per chi ci è arrivato, complimenti. Eh sì! Il pirata non ha mai smesso di navigare, solo lo fa in altri mari e ancor più discretamente che in passato, ma noi l’abbiamo riconosciuto… (anche grazie all’aiuto del blog di Mazzetta).

Parliamo naturalmente di Samuele Landi, l’ex (ma sarà poi veramente ex?) patron di Eutelia, l’uomo idea dell’azienda aretina e parliamo di Kryptotel azienda “fondata nel 2006 con la partecipazione dei massimi esperti mondiali di sicurezza e finanziatori Svizzeri”. Lo slogan della Kryptotel è “La tua Privacy è la nostra Missione”.

In pratica la K.ti fa parlare con chi vuoi criptando quello che dici e cambiando continuamente il tuo numero, così, ad esempio, da evitare che dai tabulati telefonici si risalga a numeri ricorrenti. Il tuo numero poi viene slegato dal codice Imei del telefono in modo da rendere impossibile il riconoscimento. Puoi persino decidere tu che numero far apparire quando chiami! Interessante vero? Ma a chi mai potrebbe interessare una complicazione del genere? Io non saprei … leggo solo un commento ad un articolo apparso su Macity che dice “Ottimo per mafiosi, evasori fiscali e politici corrotti. E’ proprio il caso di pubblicizzarli certi servizi?”. Voi che ne dite?

Ma perché colleghiamo questo innovativo servizio al Capitan Uncino di Eutelia? Intanto proprio perché è un servizio innovativo e lui con la tecnologia ci va a nozze, secondo perché non è proprio che si tratti di servizi per migliorare la comunicazione fra associazioni benefiche, e il soggetto ha un po’ il gusto per le operazioni diciamo al limite (quale limite decidetelo voi), poi … sarà che l’azienda a sede a Dubai, dove pare egli stia in latitanza, sarà che in rete si trovano fedelissimi del personaggio che hanno nel curriculum l’azienda dubanese, sarà che nel sito ufficiale dell’azienda si trova qua e là proprio il suo nome … La somma è fatta.  A proposito, parlando di sicurezza, riservatezza, lasciare firme nel sito non è un bel biglietto da visita!

L’ho presa bene quest’ultima impresa di SL? Per niente, dissimulo.  Il fatto è che la ferita infertaci da Eutelia è ancora ben aperta.  Rivedere le stesse modalità e gli stessi nomi noti fa male, fa ancora molto male.  Noi, duemila (2000!) lavoratori, a causa loro abbiamo perso il lavoro e la dignità che l’accompagna, stiamo consumando i nostri risparmi per andare avanti, non abbiamo futuro nel mondo del lavoro … e loro sono ancora lì, liberi, ad inventare metodi per aggirare le regole? No, non potevo scrivere un pezzo pesante, ne sarei rimasta schiacciata.

di Cadigia Perini – ex lavoratrice Agile-Eutelia
(7 settembre 2011)

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9 Responses to “AGILE-EUTELIA. Il pirata di Dubai”

  1. ex dipendente Eutelia scrive:

    Torna in Italia,
    ti aspettiamo,
    vedrai che bella accoglienza che ti facciamo…

  2. Piero L. scrive:

    Bah, mi sembra il solito articolo personalistico (Signora Perini, “ha sede” si scrive con la h!) carico di odio dettato solo da un’ideologica contrapposizione classista padrone/dipendente tipica di una certa parte politica dalla quale in molti esponenti politici nazionali si stanno differenziando (vedi Matteo Renzi).
    La crisi internazionale, acuitasi negli ultimi mesi, ha profondamento mutato il panorama nazionale del lavoro. Per questo oggi e’ divenuto irrinunciabile un innovativo approccio al mercato del lavoro, fatto di flessibilita’ e competenze specifiche. Purtroppo e’ finito il tempo delle vacche grasse, del diritto allo stipendio invece del diritto al lavoro, della protesta preventiva contro tutto e tutti. Il vento e’ cambiato per dipendenti e datori di lavoro. E questo dobbiamo capirlo tutti.
    Vorrei a questo punto indirizzare la vostra attenzione su un soggetto a voi molto caro sul quale e’ interessante essere messi a a conoscenza di alcuni comportamenti non certo ammirevoli.
    Vorrei ricordare inoltre a tutti i lettori di questo blog che in Italia e’ reato violare la riservatezza delle comunicazioni e non il contrario, cosi’ afferma la nostra Costituzione:
    Art. 15.
    “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
    La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”.

    Pino Corrias per “il Fatto Quotidiano”
    DALEMA NOBILUOMO E LA MOGLIE DA PAPA RATZINGER
    Ammirando la squisita eleganza di Massimo D’Alema, ci chiedevamo da anni da dove gli venisse tutta quella spocchia. La risposta l’abbiamo trovata in Vaticano dove dal 2006 custodiscono con perfidia il segreto di averlo nominato nobile. Non conte, come chiedeva lui, ma vice. Il vice-conte Max. Per l’esattezza: Nobiluomo. In sigla latina NH, tutto maiuscolo. Per le plebi: Eccellenza.
    A forza di scalare riservatamente i privilegi del potere, quel lieto evento ce lo aveva tenuto nascosto. É invece il più commovente, il più istruttivo, venendo lui dalla piccola borghesia comunista, e perciò persuaso che l’accuratezza di un paio di scarpe, o l’investimento societario in una barca a vela, fossero indispensabili per frequentarlo. Figuriamoci un titolo nobiliare. Intriso dall’ambitissimo borotalco papale
    DALEMA NOBILUOMO DA PAPA RATZINGER
    Al punto – raccontano i maligni – da molestare il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, per ottenere quella preziosa nomina: telefonate , perorazioni, inchini. Fino a ottenerla. E poi a esibirla il 20 novembre dell’Anno Domini 2006. La storia si compie durante il secondo governo Prodi. D’Alema è ministro degli Esteri. Sta preparando, per il neo eletto presidente Napolitano , la sua prima visita di Stato in Vaticano. É l’occasione che aspettava per farsi nominare conte, si è incapricciato.
    UN TITOLO PER DISTINGUERSI
    I monsignori gli spiegano che conte è troppo, lo vieta il regolamento che dispensa nobiltà con scala millimetrica e conte può diventarlo solo il titolare del Quirinale, cioè Napolitano. E allora cosa? Gli offrono la qualifica di Nobiluomo, di regola riservata agli ambasciatori. Vada per Nobiluomo. Che poi sarebbe un mezzo conte che è sempre meglio di un doppio nulla. Quando finalmente arriva il corteo d’auto dello Stato italiano in visita a quello Pontificio, il suo sogno radioso si è compiuto
    DALEMA NOBILUOMO DA PAPA RATZINGER
    Il presidente Giorgio Napoletano incede per primo tra le alabarde schierate e tutti i pennacchi pettinati. Lui segue con passo cadenzato, i baffi, l’involucro di un frac da cerimonia con i reverse a punta di lancia, il petto in fuori. E sul petto tre placche, due vecchie, una nuova. La prima dell’Ordine Cileno, ottenuta l’anno prima a Santiago. La seconda della Legion d’Onore concessagli dal governo Francese . E finalmente la terza, lo stellone di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano che emana i santi bagliori della nobiltà pontificia.
    L’anno prima il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, che accompagnava l’allora presidente, Carlo Azeglio Ciampi, nella prima visita di Stato a Benedetto XVI non ha ricevuto un bel niente, a parte la benedizione. D’Alema invece ce l’ha fatta. Oro zecchino emana il suo viso nelle molte foto di quel giorno.
    D’ALEMA A PALAZZO CHIGI CON RONDOLINO, VELARDI, LATORRE E CASCELLA – 1998
    È il definitivo addio dal suo passato di giovane pioniere temprato dalle nevicate moscovite, dai tetri Comitati centrali, dal fil di ferro dell’ideologia che gli ha tenuto dritta l’andatura e salda la cornice dello specchio che lo precede. Si è lasciato alle spalle le plebi della politica, i Fassino , i Bersani, il detestato Veltroni che si nutrono di chiacchiere ornamentali e onori in spiccioli.
    Lui vola assai più alto. Si è scrollato di dosso le trattorie dei compagni, i pedalò della Romagna, il vino cattivo delle feste popolari, il fiato amaro delle lotte intestine, dai tempi in cui il grande Luigi Pintor veniva radiato e irriso, fino al siluramento di Romano Prodi, rovesciato nel 1998 e rimpiazzato a Palazzo Chigi per finalmente respirare l’ossigeno del potere in compagnia di quei due capolavori di Velardi & Rondolino, scelti con cognizione di causa.Si trattò di un immenso sforzo.
    TARCISO BERTONE
    Per cosa? Niente di cui andar fieri: il bombardamento alla Serbia, più qualche affaruccio telefonico. L’avventura naufragò. E in quel naufragio lo stratega raddoppiò la sua impazienza. Che finì per sfigurarlo persino nella sua celebrata intelligenza, nel suo fiuto diventato infallibile a sbagliarle tutte, ma sempre credendo fermamente nel contrario. Convinto della propria intrinseca superiorità. E tuttavia incompreso.
    MASSIMO D’ALEMA CON BENEDETTO XVI
    LA RICOMPENSA DEL CARDINALE
    È stato certamente il Cavaliere di Arcore a irretirlo nel vortice, anche psicologico, che gli ha dissolto la vecchia identità del militante intelligente, smagrito dal rigore, per trasformarlo – tempo una dozzina d’anni di rancori, recriminazioni e regate – in questo nobiluomo vaticano, il malinconico vice conte Max.
    È da allora che D’Alema cominciò a concedersi in sogno quello che la realtà ostinatamente gli negava. A pretendere un risarcimento al suo narcisismo ferito. A ostentare consumi per non sentirsi consumato. A nutrire quella spocchia tanto necessaria agli insicuri. Perché sempre gli mancava qualcosa. Una corona, un trono, o almeno un pennacchio da esibire. Fino a quella aristocratica intuizione. Si trattava di scegliere il miglior giacimento di placche. Per questo ha chiesto aiuto al cardinale che alla terza risata – come un diavolaccio che gli compra l’anima – l’ha fatto Nobiluomo.

  3. Dito quellotostodi AgileEutelia scrive:

    A Piero L. scrive ma qual’è il senso, se mai l’abbia, il tuo post?
    Se non hai argomenti è inutile che copi articoli da internet, fatti una tua idea, prova a ragionare su cosa ti circonda…inizia con pensieri semplici, frasi di una riga che terminano con il punto; soggetto, verbo e predicato:
    il mare è salato
    Il mio gatto dorme sul divano.
    Piero è un bravo ragazzo.

    ah, leggi, leggi molto. Ti consiglio, Pinocchio, 20000 leghe sotto i mari, cenerentola…il piccolo principe quando andrai in prima media.

    Ti abbraccio forte forte.

    Il DIto

  4. Piero L. scrive:

    Dito, in prima media forse tu non ci sei mai andato: “qual e’ il senso” si scrive senza l’apostrofo!

  5. Paolo scrive:

    Non ci ha fatto caso nessuno che la notizia non è apparsa da nessuna parte?

  6. Piero L. scrive:

    Infatti, la notizia di D’Alema nominato Conte dal Papa non l’ha ripresa nessuno…mah!

  7. lorandi scrive:

    QUANTO LETTO DI AUTELIA, IO COME AZIONISTA TRUFFATO, SONO DISPIACIUTO PER I 2000 DIPENDENTI.
    SPERO CHE I RESPONSABILI VENGANO PUNITI…….NON AGGIUNGO ALTRO PERCHE’” “

  8. Publio Pompilio scrive:

    Lei caro azionista non e’ stato truffato, ha semplicemente puntato su un titolo azionario in borsa. . La prossima volta per giocare in borsa scelga un cavallo migliore! E comunque non e’il primo e non sara’ nemmeno l’ultimo che perde in borsa. C’est la vie!

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