
Indignati a Los Angeles (foto da Il Post) #OccupyWallStreet #BrooklynBridge
Pochi giorni fa abbiamo rilanciato dalle pagine di questo blog sociale uno spunto di dibattito, a nostra volta ripreso da Luca De Biase: Perché gli italiani non si ribellano? Contro il “tappo” di un sistema politico arroccato sulle poltrone, incapace di rinnovarsi per contrastare la crisi, all’estero si chiedono cosa aspettiamo a ribellarci.
Ribellarsi non significa solo scendere in piazza. Infinite sono le vie della disobbedienza civile, che è legittima e pacifica. Anche solo informare ed informarsi, e farlo attraverso internet ha una funzione sociale irrinunciabile in un paese in cui la tv pubblica è massacrata e i pochi programmi di informazione rimasti vengono ostacolati.
La disobbedienza civile, la ribellione matura e consapevole che non sia solo contro Berlusconi o la casta viene dall’informazione, e dalla discussione. La rete è il luogo perfetto per questo. Ma sta per venire approvato il ddl intercettazioni dove il comma 29 mette di fatto il bavaglio ai blog. E i recenti avvenimenti in rete – qui Massimo Russo e qui Alessandro Gilioli su Vasco e Nonciclopedia- non fanno ben sperare.
Come diceva Guzzanti: “C’è grossa crisi”. Economica, sì, ma anche politica, ed è in questi momenti che nuovi e vecchi attori cercano di colmare i buchi. Come Della Valle col suo annuncio sui giornali. Come l’intenzione di riformare la DC, o come Beppe Grillo che titola il suo ultimo post “Soli”, per elencare tutti i prossimi contro del M5S.
E’ la logica del tappa buchi, del ritagliarsi una fetta di potere ed elettorato: mi isolo, acquisisco senso attraverso i “contro” e avrò maggiore risposta. Ma non è questo che ci serve per una ribellione, non è con post del genere, o annunci pubblicitari di Confindustria che ci informiamo. Quello che vogliamo fare è creare discussione, dibattito fra lavoratori e blogger, opinion leader e movimenti, giornalisti e scrittori. Per capire come ribellarci e come quando, dopo un “autunno caldo” che è riuscito a portare in piazza davvero poca gente.
L’agenda setting (i criteri che rendono una notizia notiziabile) è un bene comune, e dobbiamo collaborare per riprendercela. Altrimenti ogni notizia relativa al “popolo del web”, ogni prossimo trend topic su twitter sarà #vascomerda, o altri dieci Spider Truman ad annunciare scoop che non arriveranno mai. Altri post contro tutti, altri annunci pubblicitari di Confindustria a media unificati.
Dobbiamo riprenderci l’agenda setting, creando dicussione, e dobbiamo farlo assieme ai lavoratori: sono loro il motivo per cui scendiamo in piazza dal Sol a Wall Street. Si scende in piazza perché non c’è più lavoro, e questo lo sanno bene gli operai della Vinyls, di Agile-Eutelia, dell’Omsa, della Tacconi, i lavoratori del Teatro Valle e i precari… tutti quelli per cui esiste questo blog. Dobbiamo ribellarci per il lavoro, ma questo lo dimentichiamo troppo spesso nel nostro dibattito italiano, stretto tra Montecitorio e il Viminale.
Se andiamo avanti così è ovvio che davvero nessuno va più a votare, e che le risorse che abbiamo vengono sprecate, in rete come in piazza. E allora parto dal commento di Andrea Zitelli allo scorso post: “Quello che manca per un grande partecipazione politica è un progetto di futuro”. Insomma, basta disperdere energie. E allora, ripeto ai lavoratori, giornalisti, blogger e movimentisti: possiamo discuterne insieme (non “soli”), prenderci a cornate, come dice Messora in questo suo post?
O volete aspettare che gli americani ci impongano la nuova moda?
IL DIBATTITO IN RETE:
L’isola dei cassintegrati – Italian Revolution, una riflessione dalla blogosfera
Luca De Biase – Perché gli italiani non si ribellano. Che altro possono fare…
Elisee Reclus su Valigiablu – Perché gli italiani non si ribellano? Forse lo stanno già facendo…
Alessandro Gilioli su Piovono Rane – Le barbarie, i marinai, la disobbedienza civile
Il Post – Ripartire da Wall Street
Claudio Messora su Byoblu – Il momento delle mucche
di Michele Azzu
(4 ottobre 2011)
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Asinara Revolution, il romanzo de L’isola dei cassintegrati
Presa Diretta: L’isola dei cassintegrati in meno di due minuti
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Caro Michele, mi piacerebbe dirti che so il perché di quanto sta accadendo o che ho una soluzione taumaturgica. L’unica strada che vedo è continuare a raccontare
Ti segnalo anche il mio articolo fatto qualche settimana fa sul tema: perchè gli italiani non si ribellano?
Gli italiani stanno troppo bene per ribellarsi
http://www.youtube.com/watch?v=UjXAgcv9j7s
Primo caso di disinformazione organizzata
Ma è ora di finrila…ogni pretesto è buono per bloccare il Web… se chiudono anche la Rete…è la fine!!
Ho scritto la mia biografia “La vera storia del re nudo” racconto di direttori stupidi e di ladri di busta paga, ambientato in uno stabilimento del Gruppo Fantini di Lucera (Foggia). I fatti contenuti sono realmenti accaduti altrimenti non mi sarei permesso ed è da 2 anni online poichè si vergognano di querelarmi perchè ciò avrebbe più clamore mediatico, il classico comportamento come il re nudo. Cosa devo fare adesso? rettificare e dire che taluni direttori sono intelligenti e che ho calunniato l’azienda per furto di 10.000 euro dalla mia busta paga, e ritoccare l’immagine di tale pezzino paga con un + 10.000? http://www.montemesolaonline.it/Laterizi.htm