È con enorme piacere che pubblichiamo sul blog la recensione di Asinara Revolution fatta da Malcom Pagani per l’Espresso. Ringraziamo Malcom che con le sue parole ha reso omaggio non solo al romanzo, ma alla gloriosa lotta degli operai Vinyls di Porto Torres, ancora oggi in cassintegrazione.
FRONTE DELL’ASINARA
In un solco antitetico alla profezia di Longanesi: “In Italia non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti”, gli operai della Vinyls di Porto Torres – anni spesi tra ponteggi, soluzioni chimiche e sconfinati futuri dietro le spalle – hanno eluso la regola. E da neo-disoccupati, hanno occupato. Un vecchio carcere in disuso, tra mirti, orizzonti e folate di vento sull’isola dell’Asinara. Per non dimenticare e ricordare agli altri che dietro i badge aziendali e il vano agitarsi dei sindacati, ci sono volti, corpi e dolori.
Senza un’ombra di compiacimento, due ragazzi a loro agio con la modernità si sono calati in un canovaccio da tragedia greca e hanno trascritto (metà finzione, metà verità, meglio se terribile) la storia dei dannati dell’Asinara. Senza lavoro né lieto fine obbligato, perché la realtà brucia le illusioni, certe avventure avventure eretiche non hanno il conforto della consolazione e aver indossato la tuta blu nei decenni del declino industriale a precipizio offre soltanto la sicurezza di arrivare nudi alla méta.
Il risultato (“Asinara Revolution“, Bompiani, pp. 294, € 17) di Michele Azzu e Marco Nurra è un ibrido felice. Diario e testimonianza, cronaca e riflessione, fiction da Alcatraz immaginaria e reportage in prima persona. Azzu e Nurra interpolano i generi, osano e ricevono in (continua…)














