Latina, 29 Donne occupano la fabbrica da 260 giorni

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Rosa della Tacconi al Tavolo Lavoro de L'isola dei cassintegrati a Roma, il 10 settembre

Il 19 gennaio 2011 ventinove operaie, ventinove Donne hanno deciso di occupare la fabbrica dove lavoravano. La decisione non è stata facile ma in quel momento era l’unica possibile. La fabbrica in fallimento, il datore di lavoro pochi giorni prima di Natale aveva mandato un telegramma di licenziamento e così dopo mesi di cassa integrazione decidono di salvaguardare quel poco rimasto, occupando lo stabile e chiedendo garanzie per il futuro.

Da gennaio ad ora hanno lottato, resistito alla stanchezza, allo scoraggiamento, ai tentativi di sgombero. Hanno superato gli appelli in tribunale, il primo a giugno. La seconda udienza, il 7 luglio, ha permesso di evitare il fallimento. Ed ora siamo arrivati all’ultima udienza che deciderà il futuro di queste operaie.

L’occupazione sta volgendo al termine. Il giudice dopo aver riletto e studiato le carte, ha ritenuto che il concordato fallimentare è inammissibile. Questo concordato presenta in allegato, anche il nuovo piano industriale presentato da un potenziale compratore che vuole reinvestire nella fabbrica.

La parte che non ha convinto il giudice, però, è solamente quella riguardante i dati presentati dall’ex datore di lavoro. L’udienza ufficiale era il 27 settembre, ma dopo la sospensione del giudice, per un’ ultima rilettura, l’udienza è stata spostata al 10 novembre. Tutto sembrava far sperare per il meglio, ma ora tutto è sospeso fino a quel giorno.

La speranza di essere cosi vicine al traguardo si sta trasformando in preoccupazione, perché queste donne che stanno lottando da più di 250 giorni temono che l’industriale cerchi un altro capannone, viste le complicazioni che continuano a sorgere. Solo la strada che ospita la Tacconi Sud è piena di capannoni industriali abbandonati.

Pochi si sono accorti che la città di Latina è in fase di stallo: c’è una desertificazione in corso e molte delle fabbriche ancora aperte sono in crisi. La differenza però è che il capannone che ospita la Tacconi Sud non è abbandonato grazie alla determinazione e allo sforzo delle lavoratrici, che continuano a resistere per mantenere la fabbrica occupata. Questo gesto non è una semplice protesta contro l’ex datore di lavoro, ma un modo per tutelare la fabbrica: da gennaio hanno controllato che tutti i macchinari rimanessero dentro, nonostante il datore di lavoro abbia provato a svuotare lo stabile.

Questa occupazione è arrivata quasi alla fine. Comunque si concluderà, questi 259 giorni non sono stati vani, questa lotta, questa resistenza è simbolo che le cose stanno cambiando, che dobbiamo aprire gli occhi e lottare per i nostri diritti. Il nostro presente è il futuro dei nostri figli.

 di Alessia Colanero

(10 ottobre 2011)


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