Fincantieri, fabbrica occupata. Parlano gli operai

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I lavoratori Fincantieri di Sestri Ponente (Genova) si aspettavano una semplice cosa dall’incontro di ieri al Ministero dello Sviluppo Economico: lavoro. Purtroppo, dai primi messaggi arrivati dalla delegazione scesa a Roma, si capisce che l’incontro è stato il solito film stravisto di promesse e rinvii (al 9 novembre). Immediatamente esplode la rabbia dei 400 lavoratori, preoccupati per l’avvicinarsi della chiusura del cantiere in primavera. Ed immediata la decisione di riversarsi in strada per bloccare la sede Fincantieri occupando il cantiere.

I loro striscioni raccontano: “Duecento anni di storia cancellati da questo governo”. “Fincantieri specchio d’Italia. Grazie Governo”, o ancora “La nostra fine cancella Genova”. Dopo il ritiro del piano industriale – che prevedeva il licenziamento di 2.500 lavoratori – ci si aspettava un nuovo piano industriale, invece l’azienda ha presentato ipotesi e possibilità. Così a Genova scendono in strada dove si appiccano dei piccoli roghi, ma i lavoratori sono solo la miccia. Il detonatore è il governo.

Il Ministero dell’Economia è l’azionista di maggioranza Fincantieri, eppure è incapace di guidare la dirigenza verso il superamento della crisi del settore, ci dice Bruno Manganaro della Fiom dal pullman che da Roma lo riporta a Sestri Ponente. «In Fincantieri si è sempre fatta la redistribuzione del lavoro – continua Bruno – è una pratica storica la costruzione dei vari pezzi delle navi può essere fatta in cantieri diversi, per equilibrare i carichi di lavoro. Certo costa un po’ di più, ma perché la crisi la devono pagare sempre i lavoratori?».

Non dovrebbe convenire ad uno Stato mettere dei soldi per produrre dei beni, piuttosto che buttarli in ammortizzatori sociali che nulla producono se non degrado sociale? Non conviene ad uno Stato avere uomini fieri di lavorare in un’azienda storica italiana, uomini che con il loro lavoro arricchiscono l’intero paese, piuttosto che impoverirli, togliere loro la dignità, creare problemi sociali e di ordine pubblico?

«Si devono bloccare gli accordi cantiere per cantiere e proseguire con un tavolo nazionale, l’intera rete cantieristica deve rimanere in piedi, nessun cantiere deve chiudere» dice Pino Baglio, un lavoratore di Sestri anche lui di ritorno da Roma, e aggiunge: «Il rinvio del tavolo al 9 novembre è inaccettabile, ogni giorno, ogni settimana che passa senza un’inversione di tendenza porta inevitabilmente alla fine della storia centenaria della tradizione cantieristica di Sestri e alla rovina di centinaia di famiglie».

Sembra proprio che siano rimasti solo i lavoratori a difendere la storia di Fincantieri, appoggiati da regione e Fiom, che ieri di fronte al vuoto delle proposte operative dell’azienda e del governo ha abbandonato l’incontro di Roma, chiedendo un tavolo di trattativa immediato. Intanto la Fiom ha indetto una giornata di mobilitazione per tutta Fincantieri per il 21 ottobre insieme ai lavoratori Fiat. Stamattina a Sestri è in corso un’assemblea straordinaria dove i lavoratori decideranno le prossime azioni di mobilitazione e protesta. Seguiremo gli sviluppi.


 

di Cadigia Perini (12 ottobre 2011)

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