Alla fine è arrivata, la tanto attesa lettera al Consiglio Europeo, con le direttive del nostro governo per favorire la crescita e ridurre il debito pubblico. Con date certe. Senza mettere le mani nelle tasche degli italiani.
Avevate qualche dubbio? Ve lo levo subito: i punti sono tre e pesano tutti sulle spalle dei lavoratori. Pensione a 67 anni. Mobilità obbligatoria per i dipendenti pubblici, e libertà di licenziare per le imprese in crisi.
Una lettera che dice poco e nulla, con l’intenzione di tirare a campare fino a natale. Esaminiamo i tre punti. Sulle pensioni: non si toccano quelle di anzianità difese dalla Lega perché concentrate in maggioranza al nord (vedi moglie di Bossi).
Secondo punto, la mobilità nel pubblico impiego. Nonostante i proclama del Premier non c’è alcuna certezza che i dipendenti possano andare in cassa integrazione per brevi periodi (quando mai è stata per lunghi periodi?), a questo riguardo nulla è stato fatto.
Terzo, la libertà di licenziare, che viola di fatto l’accordo sindacati-confindustria dello scorso Giugno e l’articolo 18. Ma è (continua…)
















La chimica è morta, viva la chimica, si potrebbe dire ma non avrebbe certo lo stesso sapore dell’antico detto “il Re è morto, viva il Re”, che presagiva la continuazione della monarchia con un nuovo sovrano.