Taglio dei treni notturni, su una torre per protesta a Milano

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Siamo a Milano, nella Stazione Centrale, dove 3 dipendenti delle ferrovie da 13 giorni occupano una torre per protestare contro il taglio dei treni notturni, deciso da Trenitalia. La riduzione secondo i sindacati è illogica: “Il provvedimento taglia in due il Paese, toglie un servizio pubblico fondamentale, sfavorisce migliaia di viaggiatori”. Di conseguenza le aziende che avevano in appalto il servizio notturno di controllo a bordo – Servirail e Wasteels – hanno chiuso i contratti. 800 licenziati in tutto. Servirail non ha diritto né accesso a misure di mobilità. Carmine ha 45 anni e tre figli; Giuseppe 44 e due; Oliviero 48 e una. Avevano contratti a tempo indeterminato. Erano dipendenti Servirail. L’isola dei cassintegrati seguirà da oggi la loro protesta in prima persona attraverso la penna di Matteo Piras che è andato a conoscerli.

Foto di Massimo Procopio

Orientarsi nella Stazione Centrale di Milano è praticamente impossibile. Trovata la giusta via, mi incammino sul binario 21. Da questo binario, durante il Ventennio, partivano i treni diretti ad Auschwitz. Neanche questa volta il binario porta verso realtà felici.

Tra i tanti negozi e le bancarelle è immediatamente riconoscibile un ufficio sindacale, occupato per protesta, sulla cui parete è appeso uno striscione che recita “Siamo tutti sulla torre!”. Raccolgono firme e distribuiscono ai passanti dei comunicati scritti dopo alcune assemblee interne.

Continuando a camminare lungo il binario si arriva in una zona più cupa e triste, la zona nella quale termina la stazione e inizia un ammasso confuso di binari e di strutture ferroviarie sempre più vecchie. Ad una distanza di circa cinquanta metri si trova la torre del faro.

“Italia, sei più divisa senza i treni notte. 800 licenziati”. Questa è la frase scritta sullo striscione appeso alla torre da tre operai della società Servirail Italia-Newrest-Wagons Lits, che la occupano per protesta contro il licenziamento di 485 lavoratori (800 in tutta Italia) nel settore dei treni notte. Questo genere di treni è fondamentale nel collegamento di nord e sud del paese, in quanto l’alta velocità, che è stata tanto sbandierata come sinonimo di modernità, si ferma a Roma e non si inoltra negli abissi dell’Italia meridionale.

“Il nostro settore è in profonda crisi” si legge in un comunicato dei lavoratori “non per mancanza di viaggiatori, che l’anno scorso sono stati oltre due milioni, ma per scelte strategiche da parte del committente Trenitalia”.

EUROPA – ITALIA, SOLA ANDATA

Senza alcuna motivazione, senza alcuna tutela per il lavoratore licenziato, questa è la variante italiana dei cosiddetti licenziamenti facili (introdotti in Italia con l’ultima manovra finanziaria approvata prima della caduta del Governo Berlusconi e già presenti nella lettera all’UE), che invece in Europa sono sinonimo di assistenza. In Danimarca un lavoratore licenziato riceve un assegno per quattro anni del valore compreso tra il 70% e il 90% della retribuzione, mentre i job center emettono sempre nuove proposte di lavoro. Sono pochissimi i lavoratori che alla fine di questi quattro anni non hanno un lavoro.

Nell’Italia della precarietà parole come “assistenza”, “sicurezza”, “stabilità” appartengono ad un lessico sconosciuto.

Un elicottero sorvola la stazione, alcuni agenti di polizia stanno vicino al presidio, pronti a bloccare ogni ulteriore tentativo di salire sulla torre, mentre molti operai vanno e vengono portando panettoni, torte, bottiglie di vino: tutto ciò che possa costituire un gesto di solidarietà per la lotta. Il freddo invernale non placa la rabbia di questi uomini, che, incuranti dei rischi e della pericolosità del loro gesto, continuano a opporsi al loro licenziamento.

Già da alcuni mesi a questa parte si sentiva un clima meno rassicurante, che andava peggiorando di giorno in giorno fino all’11 di dicembre, quando gli operai di diverse ditte appaltatrici del settore hanno ricevuto a casa la tanto temuta lettera di licenziamento. Allora hanno comunemente deciso, di fronte all’impotenza della rappresentanza sindacale interna e al comune disinteresse della politica e dei vertici dei sindacati, di opporre una decisa resistenza.

“TUTTI SULLA TORRE”

Il 10 dicembre tre operai, OlivieroCarmine e Giuseppe, hanno dato inizio all’occupazione della torre. In seguito a questo gesto è stato occupato anche l’ufficio sindacale ed è sorto spontaneamente un presidio permanente di operai. Uno dei tre occupanti fa scendere giù dalla torre una corda alla cui estremità è legato un cestino. Gli altri uomini che stanno sotto lo afferrano, lo riempiono con fette di panettone e lasciano che possa essere tirato nuovamente sopra.

Sopra la torre la vita è insopportabile. Lo spazio disponibile raggiunge a stento i due metri quadrati. Passano il giorno al primo piano, mentre sul secondo piano, dove è stata allestita una tenda rossa, passano la notte. Al presidio gli operai stanno attorno al fuoco, fumano e avvolti nei loro giacconi di Treni Notte, cercano di confortarsi a vicenda.

Tra i tanti operai c’è un uomo di 44 anni, padre di due ragazzi, che ha lavorato per 25 anni in questa azienda, anche lui tra gli ottocento licenziati. Gli italiani hanno un’idea quasi ossessiva di sicurezza e di stabilità: la maggior parte dei ragazzi cerca un lavoro con la volontà costante di fare famiglia, comprare una casa, un auto e vivere così per il resto della loro vita. Questo signore ormai di mezza età era uno di questi ragazzi. Una vita passata a creare sicurezze, a garantire un futuro ai suoi figli e poi, in pochi mesi, il frutto di una vita di lavoro e di sacrifici viene spazzato via da una scelta errata, che, paradossalmente, non era neanche la sua.

Le sue parole escono lente e dure. Cerco di limitare i momenti di silenzio, che si fanno sempre più frequenti. La realtà è questa, non c’è via di fuga. Gli operai sono sempre l’ultima classe, un ceto di uomini senza volto e senza storia, considerati solo per la manodopera che mettono a disposizione e non per la loro individualità. Sono loro, gli operai, una massa di schiavi fustigati per far andare avanti un sistema ingiusto, che nasce dallo sfruttamento, che progredisce grazie allo sfruttamento.

Gli chiedo cosa prova, alla luce degli ultimi avvenimenti, quando pensa ai suoi figli. La tranquillità con cui aveva risposto alle mie domande viene meno e ripete diverse volte “è un ingiustizia”, poi il silenzio. Inesorabile.

di Matteo Piras
(22 novembre 2011)


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  • Cadigia

    Proteste anche a Torino. I lavoratori sono saliti sul grattacielo Intesa SanPaolo ed hanno inviato una video-lettera al Ministro Passera che quel grattacielo ha voluto:

    http://www.youtube.com/watch?v=9dNRq8z7kqA&feature=player_embedded

    Il testo della video-lettera

    Caro signor Ministro Corrado Passera

    Non siamo saliti nel cantiere del grattacielo Intesa San Paolo per farLe dispetto. Pensiamo però che se Lei ha avuto come amministratore delegato di Intesa San Paolo la capacità di trovare il mezzo miliardo che occorre per costruire un grattacielo che non si capisce bene a cosa serve, ora come Ministro dei Trasporti potrebbe e dovrebbe trovare il modo di difendere il servizio dei treni notturni, che gli italiani sanno benissimo a cosa servono.
    Il servizio è stato massacrato a partire dal 2005, per un declino programmato che non è dovuto solo alla concorrenza dei voli low cost.
    In questo momento ci troviamo nel problema di quasi 900 lavoratori rimasti senza lavoro col cambio di orario delle Ferrovie, e non ci sembra che si possa dire che la occupazione provvisoria di 240 presso la Angels sia una soluzione.
    Quello che Le chiediamo è semplice. Le chiediamo di prendere la iniziativa di un ripensamento sostanziale, avviando concretamente i passi necessari per garantire la occupazione a tutti i lavoratori e per ripristinare il servizio universale coi treni notturni.
    La cosa migliore sarebbe che Lei venisse qui direttamente al cantiere della grande opera edilizia a cui ha dato il via, a parlare con noi.
    La richiesta diplomatica che le facciamo è che si apra un tavolo sulla nostra rioccupazione e sulla difesa dei treni notturni, un tavolo aperto personalmente dal Ministro a cui partecipino Treniitalia, i sindacati, gli Enti Locali interessati e una delegazione di noi lavoratori ex Servirail Wagon Lits.

  • Grazie Cadigia! Domani sul blog…

  • rosa

    ci hanno tolto il piacere di viaggiare, ho 61 anni e mio marito 71da cinquantanni atraversiamo l’italia con i treni a lunga percorrenza,
    Moretti ripristina i treni notteeeee, sono un buon servizio specialmente per la terza età, ma come può un’anziano correre per stazioni in cerca di coincidenze con la valigia appresso, e i politici che parlano parlano non si rendono conto che ci hanno tolto
    ogni possibilità di andare al sud, vergognatevi personalmente dico a tutti facciamo una rivolta sul voto la prossima volta tutti a casa

  • Vogliamo darvi una mano, vogliamo organizzare un concerto sotto la torre, vi preghiamo di clicare su http://www.youtube.com/watch?v=8YeJxG_hNuY

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