Addio alla Vinyls, smobilitazione dopo anni di lotte

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Porto Torres, nessun futuro per 103 operai della chimica di base.

Un altro anno in attesa, a presidiare la fabbrica e i suoi impianti da tempo silenziosi. Poi, poco prima di Natale, la decisione: si smobilita, i serbatoi di vcm saranno svuotati, addio alla chimica di base e alla produzione di pvc. Gli operai Vinyls, stremati da due anni di lotte, stipendi che non arrivano e conti da pagare, hanno accettato la proposta dell’azienda: si chiude un’altra pagina di storia industriale all’interno del Petrolchimico di Porto Torres.

La lunga lotta dei 103 operai Vinyls non è finita, ma c’è già una certezza: il loro futuro non sarà nella chimica, almeno non in quella tradizionale. Perché dopo due anni di offerte poco credibili e prese in giro, non c’è alcuna azienda che voglia rimettere in marcia il ciclo del clorosoda.

Il 2011 era iniziato nel segno di Gita, fondo svizzero tedesco che sembrava interessato a rimettere in marcia gli impianti, non solo di Porto Torres ma anche di Marghera e Ravenna. Di Gita aveva parlato in toni trionfalistici l’ex ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, che poco prima del Natale scorso era andato a trovare gli operai asserragliati nell’ex carcere dell’Asinara. Le parole di Romani: «Andate a casa, festeggiate con le vostre famiglie, a febbraio rientrerete tutti al lavoro». In realtà a febbraio del fondo Gita si erano già perse le tracce e una parte degli operai ha lasciato l’Asinara e la torre aragonese di Porto Torres solo a giugno, dopo quasi 500 giorni di occupazione. Tutti a casa, ancora in attesa del lieto fine, ma rassicurati dalle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrato al Quirinale. Una bella soddisfazione, seguita poco dopo dalla vittoria al Festival del cinema di Venezia del documentario «A pugni chiusi»: firmato dalla regista Fiorella Infascelli, il cortometraggio è un diario di lotta operaia. Paure, rabbia e speranze descritte anche nel libro  «Asinara Revolution», pubblicato da Bompiani, scritto da Michele Azzu e Marco Nurra, i due ragazzi che su Facebook hanno dato vita al fenomeno web «Isola dei cassintegrati».

Ma sul fronte della ripresa del lavoro, poco o nulla. Bocciata subito, perché giudicata inconsistente, la proposta della Sardinia Green Island, interessata a piazzare impianti fotovoltaici sugli stabilimenti chimici. In ballo ora ci sono i progetti della chimica verde Eni-Novamont nell’area dell’ormai ex Petrolchimico, più consistenza sembra avere la proposta Finambiente: 4 progetti industriali legati alla chimica verde, investimenti per oltre 50 milioni e presa in carico dei chimici a spasso. Loro aspettano, con pochissima fiducia. E stremati dagli stipendi che non arrivano scendono a patti con l’azienda. Per almeno otto mesi lavoreranno allo svuotamento degli impianti, poi si vedrà: il loro futuro resta tutto da scrivere.

di Silvia Sanna (La Nuova Sardegna)
(27 dicembre 2011)

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