Cenone sì ma sul tetto

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Ora sono sulla bocca di tutti, e spesso li avete visti nei talk show televisivi: sono gli operai, la classe lavoratrice per eccellenza. Fino a pochi mesi fa per far parlare delle fabbriche che chiudevano erano costretti a salire sui tetti, sulle gru, ad occupare il carcere dell’Asinara. Quando in Italia la crisi – a detta del governo – non c’era hanno rischiato, con occupazioni estreme e pericolose, per penetrare il muro di gomma del silenzio, dell’indifferenza. Per smuovere l’opinione pubblica, certo, ma prima ancora un sindacato spesso assente e una politica troppo lontana.

Se parli con loro a colpirti sono le coincidenze tra fabbriche così lontane geograficamente e per settore produttivo. Dai muratori toscani ai milanesi che assemblavano l’elettronica dei cellulari, dalle operaie romane del tessile ai navali genovesi, il racconto è lo stesso: “La nostra fabbrica non era in crisi, il nostro prodotto ha ancora un mercato. Siamo vittime di truffe di manager fuggiti via, di delocalizzazioni firmate via fax”.

Continua a leggere l’inchiesta sul sito de L’Espresso…

di Michele Azzu @micheleazzu

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