credo che bloglavoro.com sia UNO CON LA PANCIA PIENA, facile a trinciare giudizi su chi cerca in ogni modo di evidenziare un problema di vita così grave e difuso; e poi Euristeo nel sindacato ci sta, ma il sindacato non è l’unico modo di fare politica. O è meglio quel filone di Monti che ci vuole convincere che la vita dei giovani è fatalmente precaria altrimenti è noia? Insieme con l’ancella Fornero questi piangono e… ci fottono. Complici Alfano, Casini e Bersani, destinato – quest’ultimo bene!- a piangere. Ma chi ha colpa del suo male, pianga se stesso.
Stanno lottando soli. Oltre due mesi fa hanno occupato la petroliera “Marettimo Mednav” che loro stessi hanno costruito nel Cantiere Navale di Trapani. Una lotta estrema e simbolica nel porto siciliano fatta da uomini coraggiosi, testardi, che a vederli sembrano davvero dei lupi di mare, anzi, dei pirati: ”Non possiamo arrenderci, non possiamo”, dicono questi nuovi naufraghi del lavoro. In un momento critico come questo in cui l’occupazione potrebbe essere sgomberata, per colpa (anche) dei Sindacati, L’isola dei cassintegrati ribadisce la propria solidarietà verso la loro lotta pacifica e non violenta. Questo è il loro Comunicato Ufficiale:
La Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti, facente parte della Confederazione Unitaria di Base di Trapani, alla luce di inesatte e confusionarie notizie diffuse a mezzo stampa, ritiene opportuno chiarire e ribadire che relativamente alla vertenza dei Cantieri Navali di Trapani (CNT), nessuna organizzazione sindacale è legittimata a sottoscrivere accordi a nome e per conto dei lavoratori del cantiere menzionato che non siano ratificati ed approvati in assemblea dagli stessi promotori della vertenza.
La manovra condotta dalla SATIN, per accaparrarsi le aree a discapito della CNT, che nel contempo si è liberata di tutte le maestranze pur mantenendo la concessione delle aree, è indubbiamente poco limpida. Tutto ciò a vantaggio di strane logiche di presunta imprenditoria che ci ricorda pratiche vicine al caporalato. L’arroganza della CNT, supportata da Cgil, Cisl e Uil, si è però scontrata con la determinazione dei lavoratori che non accettano di subire sulla propria pelle pratiche industriali che di certo non hanno niente a che vedere con il lavoro e lo sviluppo delle attività navali di riparazione e costruzione. (continua…)
Ci scrive Katia, 13 anni nel settore aereo, per raccontarci l’abuso sistematico che certe compagnie aeree fanno della cassa integrazione straordinaria: mantengono i loro dipendenti in cassa integrazione e contemporaneamente assumendo personale a tempo parziale per coprire i picchi di attività stagionale. ”Io difendo la cassa integrazione come ammortizzatore sociale – scrive Katia – ma vorrei si parlasse di quelle aziende che ne abusano, e scaricano parte delle retribuzioni dei dipendenti sull’INPS“. Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di Katia, con il suo consenso.
Buongiorno cari amici de L’isola dei cassintegrati.
Lavoro nel settore aereo da 13 anni e le mie prime ore di cassa integrazione straordinaria risalgono al 2004, quando avevo 28 anni e credevo che non mi sarebbe mai accaduto. Da allora le compagnie aeree fallite e commissariate sono diventate tantissime: si cominciò con Volare di Vincenzo Soddu e poi via via ne sono arrivate altre tra cui Alitalia che tanto ha fatto discutere.
Oggi, a distanza di otto anni, eccomi di nuovo alle prese con ore di cassa integrazione straordinaria in busta paga. Stesso settore, quello aereo, l’azienda si chiama Air Vallée e, se su Alitalia è sceso un velo di silenzio figuriamoci su di noi, così piccoli e invisibili. Tra l’altro i naviganti in cassa integrazione straordinaria sono una categoria privilegiata (e quindi costosissima per i cittadini): oltre alla cassa percepiamo una integrazione supplementare che ci permette di mantenere un certo reddito pur non lavorando. Le compagnie aeree si muovono in modo piuttosto “disinvolto”, mantenendo i loro dipendenti in cassa integrazione e contemporaneamente assumendo personale a tempo parziale per coprire i picchi di attività stagionale. (continua…)
Il senatore della Lega Roberto Castelli abbandona lo studio televisivo di Michele Santoro, durante la trasmissione Servizio pubblico, dopo che un operaio cassintegrato sardo gli dice: “Castelli tu a me non mi devi rompere i c…”
Questo è l’intervento completo:
Ma come fai a parlare così che non sai che in Sardegna si paga tutto di più, ma lo sai che le aziende, l’industria è ferma perchè non c’è il gas, perchè non c’è il metano ,lo dovresti sapere. Lo sai quanto costa una bombola di gas per famiglia da 15 chili?? 45 euro!
Castelli non rompere i coglioni a me eh, perchè a me, a me non me li rompi i coglioni tu… perchè con me, con me… .con me che son tre anni che sono per la strada… capito, capito? (continua…)
Pubblichiamo oggi la lettera di Ferruccio, lavoratore della Gino Rossi di Pontecuore, che ci scrive chiedendoci di raccontare la loro lotta. La redazione de L’isola dei cassintegrati si metterà presto in contatto con questi lavoratori.
Cara redazione de L’isola dei cassintegrati,
mi chiamo Ferruccio, ho 38 anni, e con altri 40 operai lavoro alla Gino Rossi di Pontecurone, fabbrica produttrice di macchine da caffè del gruppo Brasilia. Vi scrivo perché non ne possiamo più: gli stipendi sono in ritardo di 4 mesi (che diventeranno a breve 5), ci sono miei colleghi con moglie e figli che non riescono più a pagare il mutuo o l’affitto. Certi faticano anche a comprare da mangiare e in tutto questo i capi che fanno? Se ne sbattono altamente, ci dicono di continuare a lavorare e che i soldi arriveranno.
Noi siamo stufi di essere presi in giro, non si presentano nemmeno alle convocazioni con gli assessori alla provincia! Adesso stiamo facendo sciopero da tre giorni e andremo oltre. Siamo fuori dalla fabbrica al freddo e l’unico conforto ci arriva dal paese, dal comune, dalla protezione civile a da alcuni paesani che ci portano del cibo e del the caldo davanti ai cancelli della fabbrica. (continua…)