La Rete dei senza lavoro | Left

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I cassintegrati della Vinyls nel 2010 occupano l’Asinara. Da lì la protesta va sul web. Parla Michele Azzu uno dei fondatori del blog che raccoglie le vertenze di mezza Italia. | Fonte: Left (6 gennaio2012)

Se si parla di lavoro, o meglio di chi perde il lavoro, loro sono un punto di riferimento. «Il 10 per cento delle 230 vertenze sul tavolo di Passera le trattiamo nel nostro blog». Michele Azzu insieme a Marco Nurra è il fondatore de L’Isola dei cassintegrati, il blog nato 21 mesi fa per raccontare l’odissea dei lavoratori della Vinyls di Porto Torres che avevano occupato l’Asinara. Dare la voce a chi stava entrando nel tunnel della disoccupazione, è stato dirompente. L’isola dei cassintegrati è tra i blog politici più letti in Italia, la pagina facebook in pochissimo tempo ha raggiunto 100mila fan. Tre mesi fa è uscito il libro Asinara Revolution per Bompiani. E intanto Michele e Marco, che sono due precari della comunicazione, vengono contattati da operai di tutta Italia.

Come è iniziata l’avventura dell’Isola dei cassintegrati?
Il 24 febbraio 2010 quelli della Vinyls hanno occupato l’Asinara, il 23 era iniziato l’Isola dei famosi della Ventura, il 25 febbraio abbiamo aperto la pagina di facebook. Da lì la protesta è dilagata, sono arrivati i primi servizi dei tg. Dopo dieci giorni abbiamo creato il blog che adesso è molto letto dai giornalisti. Molti programmi televisivi ci chiamano per chiederci i contatti degli operai.

Parlare di lavoro serve a salvare il lavoro?
Il nostro obiettivo è sempre stato, a partire dalla Vinyls, di far conoscere una protesta di cui nessuno parlava. In quel caso, poi, c’era anche il pregiudizio della “notizia sarda” che allora difficilmente usciva dall’isola. Ora continuiamo a fare lo stesso con la piattaforma del blog collegato alla pagina facebook e a twitter. Li usiamo per scrivere notizie che altri non raccontano. Poi molti giornalisti riprendono quelle notizie e così si diffondono. Creiamo anche degli eventi che fanno partecipare i lettori. Si crea una discussione, un dibattito. Oppure, come è successo il 10 settembre scorso, abbiamo portato tutti i nostri lavoratori a Roma, a piazza San Giovanni e lì si sono incontrati insieme ad altri. In questo modo operai di realtà produttive lontane si conoscono e collaborano tra di loro.

Adesso che ne è dei lavoratori della Vinyls?
Dei tre poli, Porto Marghera, Porto Torres e Ravenna, l’unico che è stato rilevato è quello di Ravenna con 36 operai. Per gli altri due si rimanda di tre mesi in tre mesi la cassa integrazione, nessuno se li compra. Non è cambiato nulla. Per quanto riguarda Porto Torres si è capito che ormai qua chiude tutto. Sulla carta c’è il progetto della chimica verde, Eni-Novamont che forse fra cinque anni, chissà, dovrebbe rilevare tutti gli impianti. La Vinyls è finita male, ma almeno la lotta degli operai è servita a far cambiare la sensibilità degli italiani.

I politici, gli amministratori pubblici, anche della Sardegna, seguono il vostro blog?
Per quanto riguarda la Regione Sardegna noi siamo sulla loro lista nera. Mi hanno detto che nei loro servizi chiedono proprio che non si parli dell’Isola dei cassintegrati. In realtà li abbiamo incalzati per mesi – Cappellacci per la Vinyls non ha fatto nulla – e quindi non ci possono vedere. Dei politici nazionali ci leggono molto, dal Pd all’Idv, anche se in realtà si limitano a qualche interpellanza, ogni tanto. Poi finisce lì. Tant’è che quando siamo venuti a Roma il 10 settembre Francesco Barbato dell’Idv, che pure si era interessato e aveva fatto una interpellanza per la Vinyls, chiese a me che cosa ci fosse di nuovo!

E i sindacati?
Ci arrivano così tante mail che non ce la facciamo a pubblicarle. E questo non è tanto merito nostro, quanto demerito del sindacato. A parte le grandi vertenze come Fiat o Fincantieri, in tante piccole fabbriche il sindacato non fa nulla. Molti operai vengono a cercarci perché trovano sponda molto più da noi. Ma noi non possiamo sostituire il sindacato. Il lavoro che facciamo adesso è proprio quello di andare incontro al sindacato e ai partiti della sinistra. Perché loro si interessino e scoprano che esistono queste vertenze e queste lotte.

 di don.coc.  (Left)
6 gennaio 2012

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