Sestri, la rabbia dei morti viventi

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Sono le 6.30 del mattino dell’11 gennaio a Genova quando, nei pressi del cantiere abbandonato alla periferia della città, non lontano dai binari della ferrovia, il silenzio dell’alba viene infranto dal rumore di una marcia. Sembrano poche persone, un brusio che ingrossa fino a diventare boato, e quelle persone diventano cento, duecento, un migliaio, e puntano verso l’autostrada. La gente che vive sul porto si affaccia per vedere, e chi ha dato un’occhiata a quei manifestanti avrà pensato che la scena assomigliava a un film horror di culto, in cui un’orda di morti viventi cammina a passo di lumaca in cerca di cibo.

Ma quelli che marciano, nel quartiere di Sestri Ponente, non sono zombie. Si tratta degli operai Fincantieri, e se i loro volti sembrano pallidi e stravolti, se hanno le occhiaie lunghe, è perché non dormono da più di 24 ore. Sono appena tornati da un lungo viaggio: nove ore di autostrada per arrivare a Roma, sette ore in attesa fuori dal ministero allo Sviluppo economico, altre nove ore per tornare a casa. O meglio, quello che ne resta, perché schiacciato tra il porto e la periferia cittadina lo storico cantiere di Sestri, che esiste da ben 200 anni, sembra davvero il set di un film di fantasmi. Macchinari abbandonati, polvere ovunque, cani randagi. «E se questa è la scenografia noi siamo gli attori, che non ci manca nulla», ride Pino Baglio, operaio di 35 anni, ma non lo dice con allegria.

Continua a leggere l’inchiesta sul sito de L’Espresso…

di Michele Azzu @micheleazzu

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