Jabil, lettera dalla fabbrica “Riaccendiamo i macchinari”

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Su L’isola dei cassintegrati la terza lettera-testimonianza di Anna Lisa Minutillo, che da oltre 5 mesi porta avanti coi suoi colleghi un presidio permanente davanti ai cancelli della Jabil di Milano. Da quando hanno ricevuto i licenziamenti (14 dicembre) gli operai hanno occupato la fabbrica, e pochi giorni fa hanno deciso di rimettere in moto i macchinari convinti di trovare da soli un compratore. Per chi volesse aiutarli con donazioni, la loro pagina facebook

Dal presidio Jabil, Cassina Dé Pecchi, Milano

Anche se il gelo imbianca tutto, qui a Milano, non riuscirà a far breccia nella nostra volontà, che, scaldata dal calore della solidarietà ricevuta in questi mesi, ci spinge a continuare la nostra lotta. In questi giorni abbiamo avuto conferma di quanto siamo motivati nel proseguire la battaglia e stiamo reagendo all’abbandono delle istituzioni che ci chiedono di fare scarifici, ma che alla fine abbandonano chi cerca di mantenere intatta la sua dignità e il suo lavoro.

Non vogliamo arrenderci a questa mattanza che indisturbata sta mettendo in ginocchio la parte buona dell’Italia, la forza lavoro. Ci svegliamo quando c’è ancora buio, oppure non chiudiamo occhio quando trascorriamo le notti in fabbrica, cerchiamo di mantenere pulito ed ordinato il presidio che ci siamo costruiti, ci prepariamo i pasti con la buona volontà di chi tutti i giorni ci aiuta, teniamo in ordine l’azienda preoccupandoci di mantenere decoro, integrità e manutenzione delle linee produttive.

Per poche ora al giorno continuiamo a produrre, pur senza imprenditori, perchè siamo nati onesti lavoratori e crediamo di meritare un onesto imprenditore che seriamente voglia prendersi cura di noi. Per non gettare via le nostre capacità e la nostra esperienza lavorativa, come ferrivecchi. Continuiamo a credere nella conservazione del posto di lavoro che ci siamo guadagnati con anni di impegno, e che non abbiamo intenzione di svendere per quattro sporche monete. In tutto questo non perdiamo mai di vista quello che sta accadendo a molti, troppi di noi e riusciamo anche a far arrivare il nostro aiuto e la nostra solidarietà ad altri lavoratori che si trovano nelle nostra condizioni.

Ci siamo recati dai ferrovieri alla Stazione Centrale di Milano, e spesso al presidio dell’Esselunga per non dimenticarci mai di quanto restando tutti uniti possiamo fare. Abbiamo impugnato le lettere di licenziamento ed avviato una causa contro questa azienda che ci ha ereditati da un grande marchio (Nokia) solo per svolgere il lavoro sporco, pensando che con 325 vite si potesse giocare e che queste non avrebbero avuto il coraggio di mettersi contro un colosso industriale. Ma non hanno tenuto conto della nostra integrità morale, di quanto non sia sempre dato per scontato che le persone abbassino la testa subendo silenti.

Siamo sempre qui, in questa casetta improvvisata sempre pronta a regalare cordialità a chiunque la voglia visitare, a dare calore e a far sentire la sua voce anche se viviamo in un paese che dovrebbe essere tutelato dal sindaco D’Onofri, leghista e fautore dell’intoccabilità delle industrie che stanno al nord, ma che non abbiamo mai avuto il piacere di incontralo. Si è guardato bene dal portare una parola di solidarietà, troppo impegnato a visionare i progetti pronti ad allungare le mani su questo terreno che ingolosisce i più avidi. Magari con un bel centro commerciale o con un bel villaggio attrezzato si guadagna di più.

Siamo qui e non ci muoviamo da qui, abbiamo diviso e condiviso natale, capodanno, una nascita, compleanni e siamo compatti più che mai nell’attesa di un tavolo istituzionale che si ricordi di noi, cercando di far sentire la nostra voce, cercando di spronare chi si trova nella nostra situazione a reagire, a difendere il diritto al lavoro senza perdere l’orgoglio e la dignità che non è in vendita e che non siamo disposti a barattare! Uniti si può fare molto e tante belle idee sono niente senza le mani e le capacità di chi poi le realizzerà, non dimenticatelo mai e non pensate mai di essere da soli.

di Anna Lisa Minutillo (lavoratrice Jabil ex Nokia)
(17 gennaio 2012)

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