FIAT: “Siete stati puniti perché iscritti alla FIOM”

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L’isola dei cassintegrati in collaborazione con L’Espresso (Leggi il reportage completo) pubblica la registrazione della telefonata tra l’operaio iscritto alla Fiom Marco Forgione e il caporeparto dello stabilimento Fiat di Melfi Gaetano Perrini, che ammette come lo spostamento di alcuni lavoratori sia dovuto alla loro iscrizione alla sigla sindacale. Ascoltatela bene, perché questo è il mondo del lavoro in Italia!

La trascrizione integrale:

Gaetano Perrini: «Io vi faccio vedere, vi indico quello che mi hanno detto. Voi, dal momento in cui io vi lascerò, o vi addestrerò fate le vostre… i vostri passi, le vostre richieste, le vostre denunce, cioè… io… sono una persona che ha le mani legate, da questo punto di vista».

Marco Forgione: «Però comunque non ti va bene quando facciamo le denunce perché poi dice, eh, vabbè…».

Gaetano Perrini«Ho capito, perché io sono il vostro preposto… come state…».

Marco Forgione: «Non è che è una questione personale».

Gaetano Perrini: «Ho capito, ma come è stata lei onesta, a dire? Perrini in fondo in fondo, sì è vero è il mio preposto, ma che cazzo c’entra Perrini…’».

Marco Forgione: «Ma pure io lo so che tu non c’entri niente, però tu mi hai collocato».

Gaetano Perrini: «Chi va a fare la denuncia a (incomprenibile), a chi cacchio lo ha deciso questo… ».

Marco Forgione: «E io che ne so…».

Gaetano Perrini: «…perché io ho ricevuto una mail…».

Terza persona: «Da chi l’hai ricevuto la mail?».

Gaetano Perrini: «Eh, da chi… per il momento… allora, quella è gente troppo furba…».

Terza persona: «Ho capito».

Gaetano Perrini: «…troppo furba, non si espone…».

Terza persona: «Allora aspetta Nino, allora parliamo un attimino solo noi tre (…) Io non ti voglio fare la denuncia a te. Giusto? Allora, io… tu mi devi anche aiutare a dire… a chi io la devo fare sta denuncia… capito?».

Gaetano Perrini: «Allora, posso chiudere il cerchio, e poi parliamo di questo? Mò… onestamente, vi dico… siccome questo lavoro lo dovete fare in due… perché tu e lui state qua, posizionati… ma voi avete (incomprensibile)».

Marco Forgione: «Si, però Perrì scusami… nel momento in cui io sono venuto tu mi hai posizionato vicino alla saldatrice… io ti ho detto che c’avevo dei problemi… perché mò mi stai mettendo qua?».

Gaetano Perrini: «Perché, perché… perché non c’era, perché voi avete fatto delle richieste…».

Marco Forgione: «…abbiamo fatto le denunce…».

Gaetano Perrini: «…sono venuti i medici di competenza…».

Marco Forgione: «…abbiamo fatto le denunce… senza le denunce a quest’ora stavo vicino alla saldatrice…».

Gaetano Perrini: «Ma io quando ti ho rievuto qui… che sapevo di vostre indicazioni?».

Marco: «Il sigep (database con informazioni sul lavoratore) non parla?».

Gaetano Perrini: «No, perché il sigep vostro non lo gestivo io… e su indicazione, su indicazione».

(Qui inizia la parte che si può ascoltare nel video)

Marco Forgione: «Si, ho capito, però tu non mi puoi collocare, nel momento in cui tu non sai io cosa ho, tu non mi puoi mettere in postazione… io non so come funziona…».

Gaetano Perrini: «Marco, quella fu fatta una forzatura… voi siete stati puniti per delle colpe che sinceramente io… non conosco, non lo so… ho subito questo trasferimento, non è che a me mi fa piacere che voi state qua e soffrite… assolutamente… mettetevelo bene in testa questo… cioè a me non mi fa… adesso, chiudiamo questo cerchio… considerando che quella gente lì ha deciso che voi dovete stare qua…».

Marco Forgione: «…per forza…».

Gaetano Perrini: «…e non ci piove… e non ci piove che la verità è questa… perché nonostante tutto… siete in due qua, che puttanate (incomprensibile)».

Marco Forgione: «Ma siamo d’accordo, ma adesso?… però io quando sono arrivato qua, quando io sono arrivato qua, cioè io comunque c’ho una problematica seria io mò non conosco le altre però a me…».

Gaetano Perrini: «Ma io la conosco la tua perché Giovanni (Barozzino) all’epoca mi parlò, ma tu pensi che a me non mi dispiace di questo?».

Marco Forgione: «…ti sembra una cosa normale? Cioè, aggravare il mio stato di salute significa anche non poter tornare più indietro… ma a me per guadagnare mille euro al mese, ma che me ne frega a me?».

Gaetano Perrini: «Io sti capisco, io ti ca… ecco perché ti dico… chiudendo il cerchio e analizzando il tutto…».

Gaetano Perrini: «… dicevo, tutto sommato, tra i quattro, siete andati quelli più di lusso… perché lontani dai fumi, un lavoro che non dipende dalla catena di montaggio… vi fate i vostri contenitori qua e state tranquilli… vivete bene, state, state lontano da quella merda di montaggio…».

Marco Forgione: «Ma no, il problema… scusami… il problema non è il lavoro, perché io al montaggio ho sempre lavorato… io con le mani in tasca non sono mai stato…».

Gaetano Perrini: «Marco!».

Marco Forgione: «…quindi il problema mio non è il lavoro (…) se io mi devo mettere a rischio, mò, parliamoci onestamente…».

Gaetano Perrini: «Allora, voi avete pagato delle, delle colpe perché appartenete a una sigla sindacale. Si è capito questo, non è che, non è che è… per altri motivi che voi vi trovate qua, no… si è voluto punire quella persona (Giovanni Barozzino ndr) che faceva, eh… purtroppo difendeva i lavoratori fino allo spasimo…».

FIAT Melfi

Marco Forgione: «…ed è un peccato questo…».

Gaetano Perrini: «…l’azienda, purtroppo, non la pensa come me o come te o come lei… lo hanno punito e chi lo seguiva più da vicino è stato… non mi fate aggiungere altro…».

Marco Forgione: «Perrì, ti posso dire una cosa? Quel ragazzo che è venuto qua… è stato tredici anni alla due a montare pedaliere senza un giorno di malattia, puoi controllare, tu sei un capo… sicuramente ti puoi informare».

Gaetano Perrini: «Adesso sì, ma prima no».

Marco Forgione: «Quando una persona c’ha un infarto, c’ha un problema. Eh?».

Gaetano Perrini: «Mò pensa a te… mò pensa a te…».

Marco Forgione: «No, voglio dire io magari, io magari sono della Fiom, ho fatto delle scelte… lui non è manco tesserato alla Fiom!».

Gaetano Perrini: «Pensa a te, pensa a te! Io ho imparato una cosa dalla vita, ho imparato… che mi guardo solamente il portafoglio mio…ok? (…) E rispetto le persone e voglio essere rispettato. Caso per caso, analizzeremo. Non pensare che io me ne frego di Corbosiero, non lo pensare minimamente».

Marco Forgione: «No, no, no, non sto dicendo questo, sto dicendo che se ne frega l’azienda, non tu, io non ne faccio una questione personale… io ti ho dovuto citare (nella denuncia)…».

Gaetano Perrini: «Perciò vi dico, chi si è trovato meglio siete voi due, secondo me… ».

Marco Forgione: «…io nella questione ti ho dovuto citare perché tu sei il mio responsabile… poi tu potrai dire, a me mi hanno comandato a fare questa cosa qua e te ne lavi le mani…».

Gaetano Perrini: «Non è così».

Marco Forgione: «Eh, io non voglio mettere te…».

Gaetano Perrini: «…non è così, perché poi quella è una denuncia personale. L’azienda, si, è vero ti difende ma…».

Terza persona: «…fino a un certo punto…».

Gaetano Perrini: «…capisci?».

Terza persona: «E io per questo ti ho detto a te, dopo dobbiamo parlare io e te, singolarmente».

Gaetano Perrini: «Quando mò, aspè… si ok, quando mò avete problemi che un contenitore, allora, chiamate il carrellista, quello c’ha il carrello che ruota, prende e vi scarica lì, però mò guardate, non toccate niente, fate, state tranquilli…».

Terza persona: «…lo sappiamo, lo sappiamo…».

di Michele Azzu | L’Espresso | @micheleazzu
(21 febbraio 2012)

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