Algida senza cuore (di panna?)

 

I lavoratori Algida di Caivano in allarme: presidio e volantinaggio in difesa del “tempo tuta”. Nella fabbrica del famoso cornetto è stato infatti abolito il pagamento del “tempo tuta”: i venti minuti di vestizione e svestizione degli operai. A quanto pare Marchionne sta facendo scuola velocemente.

I lavoratori hanno iniziato il presidio e il volantinaggio davanti alla fabbrica Algida di Caivano, in contrada Pascarola, “per informare i lavoratori – spiega l’avvocato Giuliana Quattromini del Comitato avvocati giuslavoristi in difesa dei lavoratori – sui reali rischi che stanno correndo con la dismissione dei loro diritti”.

Lo studio dell’avvocato Quattromini ha vinto diverse cause per il pagamento del così detto “tempo tuta”, ovvero dei tempi di vestizione e svestizione degli indumenti di lavoro nella fabbrica Unilever di Caivano dove si producono ed esportano in tutto il mondo cornetti Algida e altri gelati. ”I lavoratori – sostengono i Giuristi democratici – ottengono grazie ai giudizi proposti, il riconoscimento di un diritto pari a venti minuti al giorno di retribuzione per il così detto tempo tuta: ovvero dieci minuti per le operazioni di dismissione degli abiti borghesi all’inizio turno e altri dieci per le operazioni inverse all’uscita”.

La colpa è anche dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil) che, a totale insaputa dei lavoratori nel periodo di chiusura della fabbrica, ovvero a cavallo tra Natale e Capodanno 2011, si incontrò con i dirigenti per firmare una serie di accordi iniqui per i lavoratori.

“Il tempo tuta – prosegue l’avvocato Quattromini – a partire da gennaio 2012 viene svenduto. I venti minuti di normale orario di lavoro riconosciuti da centinaia di sentenze di appello e svariate sentenze di Cassazione sono stati ridotti a 10 minuti di ROL (permessi), che i dipendenti potranno prendere a fine anno ed a consuntivo dei giorni di lavoro effettuati. Insomma, una miseria. Non vi sono state assemblee, né consultazioni di alcun genere”.

di Marco Nurra | @marconurra
Illustrazioni: Manuel de Carli
(28 febbraio 2012)

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7 Responses to “Algida senza cuore (di panna?)”

  1. Teodor scrive:

    Con tutto il rispetto, ma x si deve pagare il tempo per queste operazioni. Lo so che è un ambiente difficile (temperatura basa) ma ci sono alti milioni di lavoratori che neanche si sogna tutto quanto ! A mio avviso serve sempre un può di buon senso; la questione che mi fa rabia è l’intervento del sindacato “confederale”. Ma non riusciamo di mandarli a f… ?

  2. Marco Nurra scrive:

    Caro Teodor, il “tempo tuta” deve essere pagato perché nel momento in cui arrivi a lavoro e ti vesti quello è parte del tuo lavoro. Il tuo discorso sui “milioni di lavoratori che si sognano tutto questo” non ha molto senso. Ti potrei rispondere che ci sono altrettanti milioni di disoccupati che stanno ancora peggio, che senso avrebbe?

    Ci sarà sempre qualcuno che sta peggio (purtroppo), ma “avere buon senso” significa anche considerare le situazioni caso per caso, senza cercare di innescare un’inutile guerra tra poveri.

    Un saluto,

  3. claudio casalini scrive:

    grillo faccia di merda togli la censura dal blog.ps cittadino sovrano l’unica persona intelligente del blog

  4. Marco Nurra scrive:

    @Claudio Casalini, calmati, respira profondamente, non sai neanche dove ti trovi, però tranquillo, continua a respirare… Questo non è il blog di Beppe Grillo… sei “naufragato” su L’isola dei cassintegrati. :D

    Un abbraccio “isolano”

  5. Paola Paterlini scrive:

    se è obbligatorio per il lavoratore indossare una divisa, allora dev’essere obbligatorio per il datore di lavoro riconoscere il tempo di vestizione/svestizione. Tanto più se quella divisa non può essere utilizzata nel tragitto casa/lavoro e vicerversa per ovvi motivi igenici (azineda alimentare). Per la precisione, la facceda non mi riguarda personalmente, sono un’impiegata metalmeccanica – è questione di principi, che vengono svenduti ogni giorno che passa

  6. Marco Nurra scrive:

    Brava @Paola! Hai centrato il punto.

  7. Robertone scrive:

    Ragazzi non lo so , se è giusto o no , magari si doveva negoziare una soluzione , un taglio netto così , a secco , mi sembra tanto un avvertimento quasi mafioso , del tipo “attento , che si comincia dal tempo vestizione poi ….
    Calcoliamo i tempi , adesso comincerà la “stagione”, con i primi caldi bisognerà aumentare la produzione , magari vi chiederanno di rivedere l’accordo per gli straordinari , poi a settembre il mercato “crollerà” (strano vero , che i gelati si vendano meno in inverno non si sarebbe mai detto) e allora qualcuno magari andrà in cassa, probabilmente quelli che si sono lamentati del “tempo tuta”.
    Ecco non è la macelleria sociale , ma la “salumeria” sociale , fettina su fettina si arriva al risultato.
    e che nessuno gli dica che all’estero si lavora per un tozzo di pane , senza garanzie, altrimenti fanno dei conti strani , ricordategli che i camion frigo per i surgelati costano un botto e che la catena del freddo sarebbe a rischio.

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