“E se domani bloccassimo le Poste?”

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Manifestazione dei lavoratori Stac e Logos a Roma

Abbiamo parlato con Nicola, lavoratore della Stac Italia, una società che opera nelle attività di gestione e manutenzione di impianti tecnologici automatizzati e telecomunicazioni, che ci ha raccontato la sua storia di sopravvivenza lavorativa.

“Siamo quasi 400 tecnici in tutta Italia, ci occupiamo della lavorazione meccanizzata delle lettere: avviamo i macchinari per lo smistamento della posta e facciamo manutenzione”. Un tassello di vitale importanza per l’intero sistema, dato che i tecnici Stac ogni giorno consentono il funzionamento delle linee per lo smistamento della posta in mezza Italia (da Roma in su), mentre l’altra metà del paese (da Roma in giu) è servita da un’altra impresa, la Logos.

Sia Stac che Logos dall’ottobre 2007 gestiscono, in subappalto, la manutenzione e l’assistenza degli impianti di meccanizzazione postale per conto della Elsag, azienda del gruppo Finmeccanica. Il subappalto scade adesso, a marzo, ma come se non bastasse i tagli effettuati da Poste Italiane si sono ripercossi in maniera disastrosa e esageratamente amplificata sui lavoratori delle due ditte appaltatrici.

In risposta ai tagli di Poste Italiane, che sarebbero del 5% sull’imposta totale, Stac e Logos hanno annunciato congiuntamente la procedura di cassa integrazione per circa il 50% dei loro 350 dipendenti (Fonte FIOM). Questa misura, presa senza nessuna consultazione seria, appare ingiustificata ed esagerata ai sindacati, i quali hanno risposto con uno sciopero di sei giorni a fine febbraio. In seguito allo sciopero la Stac ha revocato la procedura di cassa integrazione, ma la Logos no.

Nonostante si tratti di due ditte diverse la solidarietà è tanta tra i lavoratori, pronti a lottare assieme perché nessun tecnico venga toccato. “Attualmente stiamo tutti facendo 8 giorni di cassa integrazione al mese e questo ci impedisce di prendere lo stipendio completo“, spiega Nicola con tono esausto. “Il 7 marzo avremo un incontro aziendale e vedremo se ci saranno sorprese oppure no”.

Gli chiedo quali siano le aspettative per l’incontro di mercoledì prossimo e quell’ombra stanca e scoraggiata scompare dalla sua voce che si fa improvvisamente decisa: “Guarda Marco, la verità è che siamo stufi, siamo al limite, ma siamo tutti d’accordo sul fatto che NESSUNO deve essere cacciato. L’ultima volta una settimana di sciopero ha quasi paralizzato il sistema, se si azzardano a calpestare i nostri diritti siamo pronti a un blocco a oltranza”.

di Marco Nurra | @marconurra
(5 marzo 2012)

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