Donne in presidio da 414 giorni, a Latina

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Sono tempi duri per le donne. Per la cronaca:  i militari che hanno stuprato la minorenne a L’Aquila, il delitto familiare a Brescia, l’omicidio a Piacenza, il caso Serino. Poi la rappresentazione mediatica delle donne, Sanremo sopra tutti, tra Morandi che tocca le tette a Ivanka e Belen che ci mostra la farfalla (qui l’appello alla Fornero di Giorgia Vezzoli). Infine il lavoro, la Rai che licenzia chi rimane incinta ed è a partita iva, le aziende che si fanno pubblicità con le donne relegate a segretarie, gli 800.000 licenziamenti per gravidanza. Non c’è maniera migliore di celebrare l’8 marzo che raccontare le donne, come Rosa della Tacconi di Latina, che ci scrive dal 414esimo giorno di occupazione. A lei e a tutte le nostre lavoratrici tanti auguri!

Rosa Emilia Giancola

Un anno fa sempre da questa pagina invitavo in modo accorato a portare una mimosa ai cancelli della Tacconi Sud come segno di solidarietà ad un presidio di sole donne iniziato il 19 gennaio 2011. Tutti sanno come andò: venne la stampa e i pochi amici che da sempre ci sono stati accanto. Da allora molte cose sono cambiate, io stessa mi sono convinta che le cose migliori, le donne riescono a farle da sole, credendo di più nelle loro potenzialità. E a tal proposito si poteva rinunciare, nella  giornata mondiale che festeggia il genere, ad un simbolo così evocativo come l’ultima fabbrica tessile del Lazio a personale interamente femminile?

La risposta è ovviamente no, non fosse altro perché la storia dei diritti della donna nel lavoro adottò come simbolo il rogo dei 129 corpi delle operaie di una fabbrica tessile nel 1911 e si ritrova ad essere difeso, mettendo dei corpi al domicilio coatto, sempre in una fabbrica tessile  nel 2012 in uno dei presidi più lunghi d’Italia.  C’è un elemento ricorrente in questi due simboli ed è fortemente legato alle donne: l’uso del corpo. Qui in difesa del diritto al lavoro, il corpo delle donne  come “luogo pubblico”, così scriveva Barbara Duden in un suo libro sottolineando come da sempre il potere (maschile) legifera sul corpo delle donne. Vedi la legge 40 per la fecondazione assistita o il dibattito che da sempre accompagna l’aborto. Lo stupro che solo nel 1996 cessa di essere un reato “contro la morale” e diventa finalmente un reato contro la persona. Negli esempi qui elencati, il corpo delle donne è stato (in positivo o in negativo) regolamentato come se generasse un diritto soggetto ad essere interpretato.

Il destino del diritto nella nostra democrazia, sembra essere vicino a quello del diritto femminile, “una concessione pro-tempore, soggetta a revisione nel caso mutino le condizioni” . In un momento storico di assoluta apatia mentale, le donne tornano ad essere la soluzione alla complessità che il nostro tempo richiede, come se non fossero mai esistite prima, come se gran parte delle conquiste femminili non avesse mosso la corrente sotterranea del possibile .Nel silenzio sono cresciuti i fiori della Libertà, dell’Uguaglianza e del Diritto; fiori nati per sovvertire le leggi di un mondo costruito soprattutto ad immagine e somiglianza degli uomini, dove la misura dell’azione è la forza, la quantità e l’uso, in contrapposizione alla corrente del possibile, dove l’azione è la cura, la qualità e l’esistenza. L’emancipazione femminile è stata una delle più lunghe e silenti rivoluzioni per la quale nessuno ha mai  imbracciato un fucile o dichiarato una guerra, in tal senso le donne hanno vinto soprattutto nel metodo, anche se mancano di consapevolezza proprio perché non riescono a riconoscersi tra di loro.

Oggi ad essere in difficoltà è il genere maschile perché il suo approccio storicamente ancorato all’esercizio del potere e alla sua conservazione, si ristringe sempre di più, esso è ormai riservato a caste bene definite, alle quali sia gli uomini che le donne non hanno accesso. È vero che questi domini sono in prevalenza maschili, e che le pochissime donne che ne fanno parte, o hanno assunto tutti gli stereotipi maschili del comando, o vivono all’ombra di questo adonandone le stanze, ma nei fatti al momento restano inaccessibili ai più, e per gli uomini  cresciuti dalle stesse donne nei miti che ne consentivano l’accesso, adesso non è possibile la loro realizzazione attraverso questi, perché i mezzi a loro offerti sono molto diversi da quelli goduti dai loro padri, ecco perché la crisi d’identità che li investe, oscilla tra il maschismo violento e la paura delle donne.  Forse per la prima volta nella storia del genere maschile, sperimentano se stessi come “inessenziali” (direbbe Simone de  Beauvoir).

In questi diversi approcci  c’è il dramma di entrambi i generi che non riescono, intrisi come sono dei loro stessi miti ad approdare ad un’unica condizione, quella di esseri umani.

Penso che il progresso necessario all’ esistenza di entrambi un giorno potrebbe essere un individuo che sa riconoscersi nella diversità, e che questa diversità sia ricchezza e complementarietà, unica vera base sulla quale costruire una relazione “tra esseri umani” caratterizzata da uno scambio autentico, lontano dagli stereotipi che da sempre accompagnano i rapporti di entrambi.”

di Rosa Emilia Giancola – Tacconi occupata, Latina
(8 marzo 2012)

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