La Grecia è qui. Lettera dall’Ogliastra

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Ci scrive Pietro Mereu, conosciuto in Sardegna per il suo docu-film Disoccupato in Affitto, per raccontarci la crisi della sua zona. Sabato 24 marzo dalle 14:00 alle 16:00 Pietro sarà ospite dello Speciale Tgcom24 sul digitale terrestre canale 51. Durante la trasmissione verrà mandato in onda una selezione di ” Disoccupato in affitto” (30 minuti). Pubblichiamo integralmente la sua lettera:


”Anoa seus peus de sa Grecia! (qua stiamo peggio della Grecia) mi dice al telefono Tore Corriga, portavoce degli ex-operai della Rockwool di Iglesias, che ha delocalizzato in Croazia, (pannelli isolanti in lana di 
roccia) lasciando a casa 160 persone.

La Sardegna non è nuova a questo genere di tradimenti, ovvero titolari di aziende nazionali e internazionali che vengono come dei salvatori , promettono a popolazione e amministrazioni mari e monti, e dopo avere preso i contributi vanno via. Fatti simili sono accaduti prima agli stabilimenti di Ottana in Barbagia, poi alla cartiera di Arbatax e ultimamente alla Vinyls di Porto Torres di cui tutti i media hanno parlato grazie alla campagna de “L’isola dei Cassintegrati”.

Il Sulcis è il territorio più colpito dalla crisi nell’isola. Oltre alle miniere e alle aziende stanno chiudendo tutte le attività del terziario (qui l’inchiesta di Michele Azzu per L’Espresso). Se in Grecia chiude un’attività commerciale su tre, qua le medie non si discostano di tanto. I sardi sono persone con un senso dell’onore e del dovere molto alto, ma in questa situazione di emergenza potrebbero esserci problemi ordine pubblico.

Le avvisaglie ci sono già state , sopratutto nelle manifestazioni contro Equitalia, in cui sono scoppiati disordini tra manifestanti e forze dell’ordine. Tutti i pastori che erano diventati operai sono tornati ad allevare il bestiame, ma il prezzo del latte è talmente “scannato” che di pastorizia non si vive più. Al mio paese, Lanusei, sono stati chiusi tre supermercati per l’apertura di un discount che ha dei prezzi bassissimi. È stato letteralmente preso d’assalto dagli abitanti dell’intera provincia. 
Anche i giornali chiudono, come Sardegna 24, quotidiano con pochi mesi di vita, che ha cessato l’attività il 30 gennaio di quest’anno, lasciando a casa 25 tra giornalisti e tecnici senza stipendio e contributi versati.

In Ogliastra – la zona dove io sono nato – è una terra di ineguagliabile bellezza ma anche il turismo, che fino a qualche anno fa era un’ ancora di salvezza, è in profonda difficoltà. Gli imprenditori turistici locali non hanno prenotazioni per le vacanze di Pasqua. Le navi che fano capo al porto di Arbatax, viaggiano con meno frequenza, rispetto al 2011, perché i prezzi sono raddoppiati mettendo non solo questa zona, ma l’intera Sardegna, in una condizione di svantaggio e scarsa competitività sul mercato delle vacanze. Dallo scorso anno esiste anche una compagnia di navigazione regionale, ma il numero delle corse è insufficiente per soddisfare le esigenze dei turisti e dei sardi.

La popolazione dell’Ogliastra puntava su due grossi investimenti, il Polo Nautico e quello della Pasta Fresca, ma nessuno dei due è ancora decollato.
 Sul versante della nautica Azimut e Abbate erano due importanti cantieri navali che sembravano interessati a fare degli investimenti sul territorio. Entrambi hanno aperto un capannone ma poi non hanno avuto i contributi sperati e allora hanno abbandonato la zona per altri lidi. Il Polo della Pasta fresca dovrebbe nascere per produrre e promuovere i culurgiones, una tipica pasta ripiena ogliastrina, ma tutto tace. Un assessore della provincia Ogliastra, mi ha detto l’altro giorno : ”Ci hanno tagliato altri 800 mila euro, non riusciamo a fare il bilancio né a trasportare i disabili e a rifornire gli scuolabus”.

Ogni persona che incontri ti racconta la sua disavventura. Crescono i poveri e sono sempre meno le attività nel territorio. Quando la sera si esce, le strade sono semideserte, ma non solo perchè molti preferiscono le piazze virtuali, ma perché i soldi da spendere per il divertimento sono sempre meno. Un amico che gestisce dei locali notturni mi dice che i ragazzi del luogo non fanno più due o tre consumazioni come qualche anno fa, ma al massimo una e poi bevono fuori dal locale, portandosi in auto alcolici comprati a prezzo molto inferiore nei negozi.

Nei paesi della montagna come Urzulei, Talana, Gairo, Ulassai le uniche fonti di reddito sono i cantieri forestali, la pastorizia e le pensioni degli anziani sopravvissute alla riforma.

Una delle fortune di questo territorio è quello di essere una zona ricca di sole e terreni coltivabili, per cui molti riscoprono, per necessità, la passione per l’orto e per l’allevamento di galline o conigli. Si riscoprono le reti parentali: il pastore offre un agnello in cambio delle patate, il pescatore prende la legna e offre dei pesci. Si torna al baratto ma l’Ogliastra, come altre zone della Sardegna, stanno diventando una polveriera.

Meno di due settimane c’è stata fa l’ennesima rapina al Banco di Sardegna di Arbatax. Uno dei nove ostaggi ha chiesto ai tre banditi (freddi come i gangster di Tarantino). “Ma perché fate queste rapine?” e il bandito: ”C’è crisi”. Quella delle rapine “per la crisi” ora è una piaga che affligge le parti più isolate della nostra terra.

Una delle vie che potrebbe togliere l’Ogliastra dal suo isolamento è l’aeroporto che funziona solo nella stagione estiva, ma fino ad ora non si sa quando il servizio sarà in funzione. Lo scorso anno aprì ad agosto, con enorme danno per tutte le attività turistiche. I miei amici “del continente” mi invidiano perchè abito qui, perchè conoscono la Sardegna delle vacanze fatta di mare, di locali e belle mangiate, ma la Sardegna è anche un patrimonio culturale unico e poco sfruttato, e con una lingua diversissima dall’Italiano, potrebbe essere la Grecia d’Italia.

Lo sta diventando invece nel senso peggiore, quello che vediamo nei tg che parlano di Atene, dei negozi chiusi e della gente in piazza, disperata. Non lasciateci soli.”

di Redazione | @cassintegrati
(21 marzo 2012)

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