Matteo Renzi: “Dell’articolo 18 non me ne pò fregà de meno”

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Si è espresso così Matteo Renzi, il rottamatore sindaco di Firenze, ai microfoni di Radio 24: “Per usare un tecnicismo, a me dell’articolo 18 non me ne pò fregà de meno”. Facciamo chiarezza: l’audio sopra non è una gran notizia, ma rimane importante. Perchè, come scriveva Giovanna Zucconi in quello che poi è diventato il manifesto di Valigiablu: “Siamo le parole che usiamo”, e questo vale a maggior ragione per i politici.

La frase di Renzi non è scelta a caso, ed è uno schiaffo ai lavoratori che lottano per i propri diritti. Da mesi noi, redattori dell’Isola, ci danniamo per fare inchieste che raccontino cosa accade nelle fabbriche italiane. Nella nostra inchiesta sulla Fiat di Melfi – con l’audio registrato di nascosto ripreso su Raitre da Presa Diretta –  risulta chiaro che i tre operai sono stati reintegrati in Fiat solo grazie all’articolo 18.  Penso a Milena, licenziata da Terrecablate perchè incinta, che si ritrova con 2000 euro di liquidazione dopo 5 anni di lavoro e dice: “Avessi potuto beneficiare dell’art.18 avrei avuto un anno di stipendio”. O penso a un’altra mamma e lavoratrice, Silvia Quero di Teleperformance, che è appena tornata a lavorare dopo un anno di cassa integrazione e racconta : “Noi di Teleperformance senza articolo 18 saremo a casa da un pezzo”. 

Insomma, l’articolo 18 è una questione delicata, e ancor più lo sono le vite di tanti lavoratori, che si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Pochi giorni fa ho criticato su Twitter Ivan Scalfarotto (vicepresidente PD) per questo suo articolo nel Post, in cui scrive: “In questo secolo non c’è più spazio per una contrapposizione tra capitale e lavoro. Possiamo crescere e prosperare solo se coloro che lavorano e coloro che offrono lavoro saranno in grado di diventare un sistema integrato, efficiente e nel quale ciascuno può trovare mutue occasioni di sviluppo e di successo“.

Sono belle parole, ma se Fiat, che è la più grande azienda italiana, può fare quello che vuole dei suoi operai, da Pomigliano a Melfi, quelle di Scalfarotto rimangono parole fuori dalla realtà. Bisogna andare nelle fabbriche e nei call center, e vedere cosa succede. O almeno leggere le inchieste. E’ questo quello che oggi molti lavoratori contestano al Pd: una prospettiva che guarda all’europa o ad Obama tralasciando troppe realtà estreme del nostro paese, che con la crisi diventano sempre più diffuse. Ma di questo, col Pd o con Scalfarotto, se ne può e se ne deve discutere. Con Matteo Renzi, invece, non si può che fare una cosa come dicono dalle mie parti: “a parole sceme, orecchie sorde”.

di Michele Azzu | @micheleazzu

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  • Nicola Mosti

    Forse qualche “fine politologo” dovrebbe spiegare allo scandalosissimo Ivan Scalfarotto (vicepresidente PD) che ciò che scrive (ovvero: “In questo secolo non c’è più spazio per una contrapposizione tra capitale e lavoro. Possiamo crescere e prosperare solo se coloro che lavorano e coloro che offrono lavoro saranno in grado di diventare un sistema integrato, efficiente e nel quale ciascuno può trovare mutue occasioni di sviluppo e di successo“) è un concetto già espresso diversi decenni or sono in questa forma: “Chi dice lavoro, dice borghesia produttiva e classi lavoratrici delle città e dei campi. Non privilegi alla prima, non privilegi alle ultime ma tutela di tutti gli interessi che armonizzano con quelli della produzione e della nazione»…
    …Ebbene, questo era il discorso pronunciato in Parlamento il 16 novembre 1922 da tal Benito Mussolini ed era il manifesto ideologico del ben noto “Corporativismo Fascista”. A buon intenditor…

  • http://www.facebook.com/massimomarini79 Massimo Marini

    beh, se avessi letto tutta l’intervista, ti saresti reso conto che invece ciò che sostiene è proprio pro-mantenimento dell’art.18. Ahi, il pregiudizio, brutta cosa ;) http://on.fb.me/GTlDXQ

  • http://www.facebook.com/massimomarini79 Massimo Marini

    “Lo ripeto: per me l’articolo 18 possono conservarlo o cancellarlo, non cambia nulla. E’ la coperta di Linus sotto cui tutti nascondono le loro insicurezze. Io ricevo imprenditori russi, coreani, cinesi, tutti innamorati di Firenze, e quando gli chiedo di investire mica scappano perché c’è l’articolo 18. Scappano per la burocrazia, per le tasse, per la giustizia” dice esattamente Matteo Renzi. Il concetto mi pare ben diverso da quello che traspare dal pezzo dell’isola dei cassintegrati. Ed è, se vogliamo, in perfetta linea con quanto sostiene la sinistra, ovvero che il problema non sta lì. Ripeto, a leggerle le interviste, per intero, prima di farci pezzi di attacco livoroso ;)

  • Nicola Mosti

    Credo che tu abbia letto un altro articolo…
    Per maggior chiarezza ti riporto un altro stralcio:

    “Abbiamo purtroppo traccheggiato, bloccati dai veti contrapposti per anni, senza mai riuscire ad arrivare a una conclusione e il risultato è questo. Si fosse fatta questa benedetta riforma dieci anni fa, avremmo potuto testare le nuove regole in un momento economicamente meno drammatico e oggi saremmo già abbondantemente nel nuovo regime, con tutti gli aggiustamenti necessari già fatti nel corso degli anni. Proprio per questo non credo che oggi il Pd debba essere in imbarazzo davanti a queste novità che, non dobbiamo dimenticarlo, sono state sottoscritte da due dei tre maggiori sindacati nazionali.”

    Secondo lui l’articolo 18, semmai, andava abolito prima.
    Il timore di Scalfarotto piuttosto è un altro e lo afferma egli stesso nel corso della medesima intervista:

    “Il punto che mi pare più pesante è infatti quello dell’immediata applicabilità della riforma dell’articolo 18 a tutti i contratti, anche quelli esistenti”.

    Il buon Scalfarotto, evidentemente, avrebbe preferito discriminare soltanto i giovani. Ottimo! D’altro canto ce lo chiede la BCE alla facciaccia della nostra vituperata Costituzione Democratica.

    Eppoi, per finire, chi scappa dall’Italia per questioni di Giustizia?
    I russi e i cinesi???
    Il grande Totò direbbe: “Ma mi faccia il piacere!”

  • Nicola Mosti

    Dimenticavo:
    ;)

  • http://www.isoladeicassintegrati.com/?page_id=645 Michele Azzu

    No, Massimo, è diverso e l’ho scritto nel pezzo: io critico quella frase perchè è un messaggio (offensivo) chiaro e voluto rivolto si suoi elettori (futuri). Dopo, può dire quel che vuole, che a me nun me ne pò fregà de meno ;-)

  • Nicola Mosti

    No Massimo, non ce l’ho con te… Il fatto è che sono deluso (e disilluso come molti, oramai) dalla piega presa dagli eventi attuali, dalla inadeguata rappresentanza politica e soprattutto dalle fosche prospettive che si aprono dinnanzi a noi tutti.

    Quanto all’articolo 18 – aldilà della sua effettiva importanza, che tuttavia non minimizzerei troppo – non dobbiamo dimenticare che esso reca con sé un importante valore simbolico, quello sì, da non sottovalutare assolutamente.

    Adesso vi saluto, ‘chè devo andare.

  • fagiano1973

    Quando a renzi verrà un TUMORE GRAZIE AL SUO INCENERITORE mi faro’ una sega. se saro’ ancora vivo ovviamente…

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