Maxim: come fallire e fottere i giornalisti freelance

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Il sito maxim.it riporta i dati del vecchio editore

Post del 4 aprile in continuo aggiornamento – Ultimo aggiornamento: 5 aprile, 12:35

Arianna Ciccone ci ha segnalato un post intitolato Come vengono fottuti i giornalisti free lance in Italia #1, testimonianza di Alberto Puliafito, giornalista freelance che collabora con diverse testate italiane e a cui la rivista Maxim Italia deve ancora pagare un reportage su L’Aquila pubblicato un anno fa. Quella di Alberto è una situazione comune a molti freelance in Italia, ma non è questa la normalità che vogliamo.

Dopo una telefonata al numero della redazione indicato sul sito maxim.it, Arianna scopre che Maxim Italia S.r.L. è fallita a novembre 2011 e che la rivista attualmente in edicola (che porta lo stesso nome) non è responsabile dei debiti contratti dal precedente gruppo editoriale (qui potete leggere il tumblr di Arianna). A quanto pare, infatti, la nuova società Editoriale Mode S.r.L. avrebbe acquistato la licenza direttamente dall’America, senza farsi carico dei debiti contratti dal precedente proprietario. 

Abbiamo provato a contattare Alberto Puliafito per capire meglio la situazione ma preferisce non parlare fino a quando non otterrà chiarimenti in merito dal nuovo editore. In risposta a un commento lasciato sul suo blog scrive: “Le persone con cui sono entrato in contatto per il mio reportage (dai cui non ricevo risposte alle mail), tuttavia, sono le stesse che appaiono nei contatti mail del sito maxim.it e non si rileva alcuna discontinuità apparente dal sito. Probabilmente, il polverone suscitato aiuterà a chiarire la questione…”

Rimane molta perplessità attorno a questa fumosa vicenda, emblematica degli ostacoli con cui si deve confrontare chi lavora nel mondo del giornalismo precario: com’è possibile che una rivista come Maxim fallisca nell’assoluto silenzio? Con un passaggio di testimone avvenuto nell’ombra. E il nuovo editore, perché non si è preoccupato di aggiornare il sito web? Dove sono finiti i vecchi proprietari? Quanti freelance della vecchia Maxim si trovano oggi nella stessa situazione? Questo post verrà aggiornato con tutte le novità.

Facciamo nostro l’appello di Alberto perché questi abusi vengano puntualmente denunciati e ci auguriamo che, anche grazie all’approvazione della Carta di Firenze, siano sempre meno. Per un giornalismo deontologico e retribuito onestamente.

Aggiornamento ore 23.00, 4 aprile - In un commento al blog di Alberto, Alessia Riboldi (che aveva risposto al telefono ad Arianna Ciccone) fa alcune precisazioni sul tumblr di Arianna: “Maxim italia srl non è fallita, esiste ancora. Editoriale Mode edita Maxim (new edition) che trovate in edicola e non ha acquistato nessuna licenza dagli americani. Potete verificare il tutto comprando la rivista e leggendo il colophon. Per aiutare Alberto, posso dirti con certezza che il tuo articolo si riferisce ad una pubblicazione di maggio 2011, dove come direttore della testata Maxim Italia S.r.L. c’era il dott. Croci e non l’odierno direttore Paolo Gelmi. Detto questo ti comunico di nuovo quanto detto in precedenza, contatta Federico Marzetti, amministratore delegato, per avere delle ulteriori informazioni. Grazie. In bocca al lupo!”

Chiaro come un lago senza fango, così limpido come un cielo d’estate sempre blu… peròma

Io continuo a non capire cosa sia successo a Maxim Italia, né chi sia Editoriale Mode, e mi sorprende che questi ultimi non abbiano nessuna responsabilità rispetto a debiti contratti dal precedente amministratore delegato. Se mi è permesso un consiglio all’ufficio stampa di Editoriale Mode: perché non preparate un comunicato stampa nel quale spiegate per filo e per segno cosa è successo? Sta nel vostro stesso interesse chiarire la situazione, la cura della vostra immagine non si risolve semplicemente prendendo le distanze.

Aggiornamento ore 9.58, 5 aprile – Arianna smentisce sul blog di Puliafito (fra gli ultimi commenti) le parole di Alessia Riboldi di Maxim Italia: “Cara Alessia ho le tue mail in cui confermi parola per parola quello che tu stessa mi hai detto al telefono e che è scritto sul mio tumblr. Che vogliamo fare? La storia a questo punto non convince più”. Arianna racconta, inoltre, che alla domanda se la concessionaria Ad Hoc Consulting lavori anche per questa nuova società (oltre ad essere stata la concessionaria della Maxim) Alessia non risponde più, se non dicendo: “Le cose che hai scritto sono tutte vere ma non puoi divulgarle su un blog. Ti prego di correggere e ve vuoi lasciare il mi recapito telefonico darò io direttamente spiegazioni a chi mi contatterà”.

Aggiornamento ore 11.50, 5 aprile – Arianna incalza il direttore di Maxim sulla pagina Facebook del mensile. Ecco parte della discussione, i grassetti sono nostri:

Direttore Maxim: “Buongiorno Arianna, sono il direttore di Maxim. Condivido in pieno il suo desiderio di essere pagata per il lavoro effettuato su Maxim di aprile 2011. Purtroppo non ci conosciamo in quanto sono diventato direttore il mese successivo alla pubblicazione del suo articolo. Credo fermamente che tutti debbano essere pagati per il loro lavoro. Quindi la invito a rivolgersi alla Maxim Italia Srl, nella figura del dottor Marzetti. L’Editoriale Mode nulla c’entra con la vecchia gestione in quanto da febbraio 2012 vi è un affitto di ramo d’azienda che non comporta l’acquisizione dei crediti e dei debiti prima del 2012. Per ulteriori chiarimenti o per avere informazioni sull’Editoriale Mode, troverà tutti i dati sul colophon di Maxim.”

Arianna: “Non si tratta di me direttore, io mi sto occupando della questione dal punto di vista giornalistico. La ringrazio per le sue informazioni adesso vediamo di approfondire questa questione del passaggio di ‘affitto di ramo d’azienda che non comporta l’acquisizione dei crediti/debiti’, sa per capire meglio la dinamica (magari ci rivolgeremo anche ll’Ordine dei Giornalisti per questo). La Ad Hoc Consulting è quindi la vostra concessionaria? La stessa della precedente proprietà di Maxim? Possiamo sapere chi lavora adesso nella redazione?”

Direttore Maxim: “Mi stupisco che una giornalista presumibilmente brava non sappia leggere un colophon e prendere i dati di collaboratori interni ed esterni. E mi stupisco ancor di più che non usi il mio cellulare che le abbiamo inviato per chiedere le informazioni che tanto le sono care. Facebook è un mezzo poco idoneo per cose così delicate che stanno per essere affrontate su un piano legale.”

Arianna: “Qual è il problema che tutto questo viene affrontato in modo pubblico e trasparente? Sa perché le chiedo chi lavora nella sua redazione? Perché nel colophon su maxim.it ci sono le persone che lavoravano per la vecchia proprietà… di cosa si stupisce? Anzi le dirò di più io non la chiamerò al suo cellulare ma porterò avanti tutta la mia ‘inchiesta’ sulla vicenda qui su Facebook. Passo dopo passo. Ho già richiesto una visura camerale sulle due società che prima e dopo hanno gestito il marchio maxim e la rivista. La terrò aggiornata. Adesso poi ci informiamo sulla questione ‘affitto di ramo d’azienda’. Mi sembra un’operazione di trasparenza condivisibile non crede?”

Direttore Maxim: “Condivido il suo modus operandi. Ci comunichi quando avrà ottenuto tutte le sue informazioni e se deciderà di avere più informazioni sulla vecchia gestione di Maxim Italia mi chiami. Sarò felice di aiutarla nella sua battaglia per arrivare alla resa dei conti. Tenga in considerazione che il sito maxim.it non è più il nostro sito, quindi fa testo solo il colophon del magazine. Buon lavoro.”

Arianna: “E come mai su quel sito c’è il numero della Ad Hoc Consulting che conosce tutti i dettagli della vicenda (poi magari li nega ma ci sono le mail che confermano), è la concessionaria anche di Maxim nuova gestione (lo chiedo visto che Ad Hoc Consulting ci fa sapere che il 13 aprile ci sarà il nuovo numero etc. etc.)?”

Direttore Maxim: “Be’, almeno la concessionaria che nulla c’entra e si occupa solo della vendita degli spazi pubblicitari teniamocela stretta, altrimenti chi ci aiuta a sopravvivere?”

Chi conosce Arianna sa che non si fermerà fino a che non si sarà fatta luce sulla vicenda. E ha ragione: queste questioni vanno affrontate pubblicamente, se si vuole rompere col meccanismo del silenzio sullo sfruttamento dei freelance precari (se questo sia avvenuto con Maxim è ancora da dimostrare). La reazione iniziale del direttore, che sbotta in malo modo replicando di discuterne al telefono sono, a parere nostro, il segno di chi una richiesta del genere – spiegazioni – non se l’aspetta proprio.

Aggiornamento ore 12.35, 5 aprile - Dalla pagina Facebook di Maxim Italia sono stati cancellati tutti i commenti e la discussione di cui sopra. Veramente una brutta mossa, se si voleva chiarire la vicenda. Sul tumblr di Arianna lo screenshot di parte della conversazione eliminata.

Arianna ora chiede alla Federazione Nazionale della Stampa e a Roberto Natale di affiancarci in questa ricerca.  Ci associamo alla richiesta.  Aggiorneremo questo post coi successivi sviluppi.

di Marco Nurra e Michele Azzu | @marconurra e @micheleazzu
(4-5 aprile 2012)

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  • http://alessandrodimaio.com Alessandro Di Maio

    Io ancora aspetto di essere pagato dal magazine scientifico Newton. Sempre per delle fotografie sul terremoto a L’Aquila. Sono già tre anni. Pensa che ho pure dato loro la ricevuta. Pezzenti.

  • Pingback: La vicenda di #Maxim e del come vengono fottuti i giornalisti freelance | Gli Appunti del Paz83

  • http://www.isoladeicassintegrati.com/?page_id=645 Michele Azzu

    Grazie del tuo commento Alessandro. Io ad esempio di storie come la tua e di Maxim ne so almeno altre tre di amici e colleghi, ma nessuno ha il coraggio di parlarne.

  • Rosario Cecaro

    Vicenda kafkiana. Che non succede solo nel giornalismo, e non solo da ora. Prima però se ne parlava, ora più niente. Come è andata a finire? E’ interesse anche degli editori distinguere chi è corretto da chi non lo è, anche perché gli scorretti riescono spesso ad accedere a provvidenze e agevolazioni previste per l’editoria. Scusate ma non sono tanto informato e aggiornato sul da farsi. Parliamone intanto, almeno questo. Può darsi che qualcosa salti fuori.

  • Gabriella

    Tre??? Io te ne posso raccontare trecento, capitate a me e a decine di colleghi free lance, a opera di testate molto più prestigiose di maxim e i cui direttori sono, per il resto, eccellenti persone, di sinistra e politicamente corrette: peccato che il “meccanismo” li abbia, come si dice, stritolati ;-). Episodi come questi sono la norma, e fa parte dell’ordine delle cose che i free lance incassino in silenzio….

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1227476411 Pietro Curis

    Il dominio Maxim.it risulta intestato alla Maxim Italia S.P.A. ( mentre nella home del sito risulta un S.R.L. ???) e scadrebbe il 10 aprile 2012, fra 4 giorni; se è come dice il Direttore dopo tale data il sito non dovrebbe essere più attivo: non è credibile che chi avrebbe rilevato (affittato??) il ramo d’azienda non rilevi anche il diritto al dominio .IT, che gli spetterebbe a questo punto….

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