
La protesta delle lavoratrici Autogrill
Fuori. Senza tentare un ricollocamento, senza neanche concedere la cassa integrazione. Fuori le 43 dipendenti del ristorante della Romanina, nella capitale, dall’oggi al domani in mezzo a una strada. La decisione l’ha presa Autogrill, multinazionale leader mondiale nel food and beverage in viaggio, contravvenendo alla sua tradizione di azienda “d’oro” delle relazioni sindacali. La crisi deve aver esacerbato gli animi e adesso non si guarda più in faccia nessuno. Neppure le tante donne, alcune dietro il bancone da 20 anni, con tanto di mutui e figli a carico.
Unico refrain: li-cen-zia-te.
La multinazionale, controllata dalla famiglia Benetton, mette la «sostenibilità» al centro della propria mission, ha un rigido codice etico ed è certificata SA8000: possibile che la recessione renda tutto questo carta straccia? Eppure Autogrill vanta numeri di rispetto: 5,7 miliardi di fatturato nel 2010, e conti altrettanto floridi nel 2011, con un 4% di utili; 62.500 addetti per 5.300 punti vendita nel mondo; i dipendenti italiani sono 10.238. Il portafoglio marchi è invidiabile: ben 350 in tutto il pianeta, tra cui Spizzico, Ciao, Burger King e perfino Starbucks, una sorta di McDonald’s della caffetteria, diffusa ovunque (tranne che in Italia, dove ancora prevale il classico bar). Tanto popò di roba e non si riesce a ricollocare una cinquantina di persone. (continua…)



Colpo di scena a pochi mesi dalla cancellazione dei treni a lunghissima percorrenza che collegavano Milano e Torino alla Sicilia: dal 12 giugno ripartiranno tre tratte, Milano-Lecce, Milano-Palermo e Torino-Lecce.