
Come è raccontato il mondo del lavoro dai media? L’esperienza de L’isola dei cassintegrati è un’ottima occasione per rispondere a questa domanda, così cruciale nell’Italia di oggi. Al Festival del Giornalismo di Perugia abbiamo ripercorso le tappe della nostra storia, raccontate nel romanzo Asinara Revolution (Bompiani, 2011), assieme ai giornalisti Alessandro Gilioli (L’Espresso) e Luca Telese (La7).
Abbiamo realizzato una piccola rivoluzione anche all’interno dell’IJF, sul suo stesso sito, raccontandolo su L’Isola dei giornalisti – L’unico reality di parte.
Oltre a vedere il video del nostro panel vi invitiamo quindi a leggere i diari e guardare i video confessionali de L’isola dei giornalisti, una maniera ironica per raccontare il Festival e i suoi protagonisti (noti e meno noti). Buon divertimento!
- Qui le bellissime foto de L’Isola dei giornalisti #ijf12 -
Giorno 0
0. #isolagiornalisti: prossima fermata Perugia
Giorno 1
1. Il dietro le quinte: “Siamo tutti qui!”
2. Non c’è Ordine senza disordine
Giorno 2
Giorno 3
4. Nomination: blogger o giornalisti?
5. Confessionale: Ciro Pellegrino (VIDEO)
6. Filippo Facci, l’Ape Maia e @riotta: il circo di Perugia
Giorno 4
7. Roberto Natale (FNSI) si impegna sul caso Maxim
Giorno 5
9. Confessionale: Alessandro Gilioli (VIDEO)
10. Confessionale: Claudia Vago, @Tigella (VIDEO)
Giorno 6
11. Confessionale: Fulvio Abbate “Teledurruti” (VIDEO)
Tags: Alessandro Gilioli, Asinara Revolution, festival internazionale del giornalismo, isoladeicassintegrati.com, L'isola dei cassintegrati, luca telese, Marco Nurra, Michele Azzu, video









Belpaese: stipendi da fame e prezzi alle stelle!
Come fa un paese a crescere quando i suoi sudditi, pardon, i suoi “cittadini” percepiscono salari e pensioni che sono al limite della questua? Alla domanda la politica non ha saputo dare risposte concrete e ha delegato a questo i professori, facendosi da parte. I tecnici, da parte loro, hanno risposto al bisogno di crescita rivendicato ormai da anni dalla nazione intera, con una serie sconsiderata di aumenti ed una tassazione ai massimi storici. Per contro, ha lasciato ‘indisturbate’ le categorie più ricche del Belpaese che, nonostante tutto, continuano ad ingrassare i loro già lauti profitti! Così pur facendo parte dell’Unione Europea, almeno per quanto riguarda sacrifici e privazioni, gli italiani si ritrovano con gli stipendi che sono tra i più poveri del vecchio continente. Le retribuzioni dei lavoratori italiani non sono mai state così basse da 29 anni a questa parte e il divario con i prezzi è al top dal 1995. Lo fa sapere l’Istat, sottolineando che a marzo le retribuzioni sono state ferme su base mensile e in aumento dell’1,2% su base annua: si tratta dell’aumento tendenziale più basso almeno dal 1983. Secondo i dati Istat, inoltre, a marzo il divario salari-prezzi ha toccato un livello record: la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha registrato una differenza di 2,1 punti percentuali: si tratta del divario piu alto dall’agosto del 1995. Quanto ai principali macrosettori, a marzo, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che, lo scorso mese, hanno presentato gli incrementi tendenziali maggiori sono stati: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti). Si sono registrate, invece, variazioni nulle nell’agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione. Alla fine di marzo la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale è del 32,6% nel totale dell’economia e del 12,3% nel settore privato per un totale di 4,3 milioni di lavoratori senza contratto! L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di oltre due anni (27 mesi) tanto nel totale che nell’insieme dei settori privati. Alla fine di marzo 2012 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 67,4% degli occupati dipendenti e al 61,8% del monte retributivo osservato.