Archive for maggio, 2012

Perché sono morti gli operai

mercoledì, maggio 30th, 2012

«Come un castello di carta», dice Erminio. «E’ venuto giù come un castello di carta». Erminio Veronesi, della Fiom di Modena, ha assistito al crollo della Meta, azienda meccanica di San Felice sul Panaro dove martedì sono morti due operai e un ingegnere. Uno dei tanti capannoni che non ci sono più: se andate sui luoghi della bassa ferrarese e modenese, ne vedete a decine, distrutti, uno in fila all’altro. «In un raggio di 20 chilometri qui attorno non ce ne’ è uno rimasto in piedi», dice Mauro Cavazzini, che ha lavorato per 23 anni alla Ceramica Sant’Agostino: lì, il 20 maggio, erano morti altri due operai sotto i crolli dei forni.

Un chilometro dopo l’altro, un paese dopo l’altro, con i campanili mezzi rotti che svettano nella pianura. Macerie di chiese e cascine, ovunque. Su sette vittime del sisma del 20 maggio quattro sono operai. Le scosse del 29 hanno invece lasciato 16 morti – si cercano ancora dispersi – e di questi 11 sono operai, più un ingegnere e un titolare d’azienda. Tutti deceduti sotto il crollo dei prefabbricati di cemento armato.

Continua a leggere l’inchiesta sul sito de L’Espresso…

di Michele Azzu @micheleazzu

Chiuse circa 4.000 aziende

mercoledì, maggio 30th, 2012

Venerdi 25 maggio – dopo la prima scossa, prima della seconda – si sono ritrovati in Regione Emilia Romagna enti locali, sindacati, Confcommercio, Coldiretti e Confindustria, per fare il punto della situazione sui danni del terremoto del 20 maggio. E’ stato firmato un Protocollo d’Intesa che prevede ammortizzatori sociali, ordinari e in deroga, per far ripartire le industrie colpite.

Il primo screening della Cgil, relativo solo ai danni del primo terremoto, quello 20 maggio, parlava 13 mila persone sono rimaste senza lavoro a causa dei danni inflitti dal terremoto. È il dato sulle province di Ferrara, Modena e Bologna. «Nella maggior parte delle aziende sono danni temporanei», dice Antonio Mattioli, responsabile alle politiche industriali della Cgil Emilia Romagna. «Altre sono crollate definitivamente, in altre vanno ancora fatte le verifiche di agibilità».

Continua a leggere l’inchiesta sul sito de L’Espresso…

di Michele Azzu @micheleazzu

L’Anpi precisa che…

mercoledì, maggio 23rd, 2012

In merito al nostro articolo del 21 maggio 2012 Quando l’Anpi licenziò @Tigella perché incinta l’Anpi diffonde una nota in risposta alle accuse, che riportiamo.

Circola  nelle mailing list una dichiarazione di una certa Claudia Vago , scorretta e offensiva nei confronti dell’Anpi reggiana e del suo Presidente.

L’Anpi di Reggio Emilia smentisce categoricamente l’accusa che la Vago ha scorrettamente diffuso in Internet .

L’Associazione reggiana si avvale unicamente della collaborazione di volontari, partigiani e antifascisti; non ha mai avuto e non può avere dipendenti in quanto non possiede partita Iva e quindi non assume, come la Vago pretendeva, e non licenzia.

Il riferimento alla maternità non è stato in alcun modo elemento di valutazione circa la possibilità di un rapporto professionale, come risulta anche dal verbale dell’esecutivo del 20 luglio 2007.

Il Presidente, profondamente amareggiato, ha sempre mantenuto con lei un atteggiamento paterno, come nei confronti di altri giovani che gravitavano attorno all’Anpi dell’Appennino reggiano.

In un articolo odierno del giornale online 24Emilia si precisa anche che il contratto poi rifiutato alla Vago era: “riferito a una realtà correlata, Istoreco, l’Istituto per la storia della Resistenza e della società di Reggio Emilia”.  Ecco punto per punto, una nostra considerazione, dopo aver sentito anche Claudia, in questi giorni impegnata nel suo reportage a Chicago.

Nel metodo. L’Anpi inizia la nota con: “Una certa Claudia Vago”. Su Twitter il profilo di Se non ora quando si chiede: “una certa Claudia Vago?”. A noi il tono di partenza sembra offensivo. Nell’articolo di 24Emilia, poi, si possono  leggere diversi commenti offensivi, maschilisti e pesanti contro Claudia, molti dei quali non hanno a che fare con la vicenda. Lungi da noi pensare siano tutti scritti da una persona sola, come suggerisce qualcuno nei commenti, ma ci sentiamo di esprimere a Claudia tutta la nostra solidarietà contro questo linciaggio web. Vogliamo riportare l’ultimo (ad ora) di questi commenti, l’unico a favore di Claudia, di Guido: “‘Avete letto bene il comunicato di smentita dell’Anpi?! (…) se le avesse scritte Marchionne quelle cose sareste tutti indignati“. Eh già, è avvilente che un’ingiustizia smetta di essere considerata tale per il solo fatto che a perpetrarla sia un’associazione lodevole.

Nel merito. L’Anpi sottolinea che non ha Partita Iva, e quindi non può licenziare e assumere. Questo lo sappiamo, e lo sa Claudia Vago. Nell’articolo, infatti, si dice qualcosa di diverso: ‘rifiutato il contratto’, un contratto a progetto, come si evince dalla testimonianza di Claudia. 24Emilia concorda con noi che la proposta di questo contratto c’era. Ma era riferito a Istoreco, realtà correlata. Ed è proprio quello che è successo, ci racconta Claudia: “L’Anpi non può assumere, il contratto me lo avrebbe fatto Istoreco e poi avrei lavorato per loro. Istoreco me lo faceva su loro richiesta, proprio perché loro non potevano”. Cos’è Istoreco e in che maniera, come dice 24Emilia, è una ‘realtà correlata’ all’Anpi? Leggiamo sul sito che si tratta di un istituto che a sua volta “appartiene ad una rete nazionale di istituti“. Se poi andiamo alla sezione organigramma leggiamo che tra i Membri di diritto c’è proprio l’Anpi.  (continua…)

Operai morti nel terremoto: il filo conduttore

martedì, maggio 22nd, 2012

Il capannone crollato a Sant’Agostino (foto: La Nuova Ferrara)

Dei sette morti nel terremoto del ferrarese quattro sono operai. I capannoni crollati sono tre: la ceramica Sant’Agostino, poco lontano la Tecopress, poi la Ursa a Bondeno. Mentre la procura apre il fascicolo sul crollo dei capannoni diventa inevitabile interrogarsi sulla sicurezza di questi prefabbricati. Ma il giorno dopo le morti, e finché non si sa di più, evitiamo gli scandali. Cerchiamo di scoprire dettagli che possono essere utili alle indagini e a quelli che lì torneranno a lavorare.

C’è un dettaglio importante che i giornali di oggi non riportano nell’analisi dei capannoni. In una nota pubblicata alle 21.30 di Lunedì 21 sul profilo facebook dell’azienda crollata, La Ceramica Sant’Agostino, dal titolo: - Prime valutazioni a carattere tecnico dopo il sisma del 20 maggio 2012 – si spiega che gli edifici crollati sono antecedenti la normativa antisismica del 2005, e che apparterrebbero a una tipologia particolare: ‘capannoni prefabbricati in cemento armato con copertura orizzontale a travi e tegoli‘.

Ci dice qualcosa in più Mauro Cavazzini della Cgil, che sa di cosa parla perché in Ceramica Sant’Agostino ci ha lavorato per 23 anni: “C’è un perché, ma non è chiaro. C’è effettivamente un filo conduttore. I crolli hanno coinvolto una tipologia di struttura simile, capannoni prefabbricati a travi in appoggio. Una tipologia che precede la normativa antisismica del 2005″. Il dettaglio importante sono le travi in appoggio: non sono fissate alla struttura del capannone. La tipologia oscillatoria del terremoto avrebbe sfilato queste travi dall’appoggio alle colonne del capannone.

A soli 200 metri dalla Ceramica Sant’Agostino c’è un’altra azienda in cui gli scaffali non sono usciti dai supporti. “La falda sottostante ha reagito in maniere diverse a metri di distanza”, continua Cavazzini. E, ci dice, è una cosa stranissima: “Sono crollate strutture degli anni ’80 e son rimaste in piedi altre strutture degli anni ’60″.

Di seguito la nota dell’azienda di cui sopra. La nostra solidarietà agli sfollati, ai mille che hanno perso il lavoro e alle famiglie delle vittime.

“Ceramica Sant’Agostino vuole divulgare i criteri progettuali e costruttivi che hanno guidato l’ampliamento dell’azienda dalla sua fondazione e identificare possibili cause relative ai danni subiti. Nella sede produttiva di Ceramica Sant’Agostino coesistono edifici realizzati in un ampio periodo storico che data a partire dai primi anni ’60 e arriva fino ad oggi. L’azienda si è sviluppata nel tempo incrementando sempre più il volume dei manufatti ceramici prodotti e, di conseguenza, ha sviluppato gli edifici industriali funzionali alle sempre nuove esigenze produttive e di stoccaggio [...] Pertanto, all’interno dell’area (continua…)