Operai morti nel terremoto: il filo conduttore

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Il capannone crollato a Sant’Agostino (foto: La Nuova Ferrara)

Dei sette morti nel terremoto del ferrarese quattro sono operai. I capannoni crollati sono tre: la ceramica Sant’Agostino, poco lontano la Tecopress, poi la Ursa a Bondeno. Mentre la procura apre il fascicolo sul crollo dei capannoni diventa inevitabile interrogarsi sulla sicurezza di questi prefabbricati. Ma il giorno dopo le morti, e finché non si sa di più, evitiamo gli scandali. Cerchiamo di scoprire dettagli che possono essere utili alle indagini e a quelli che lì torneranno a lavorare.

C’è un dettaglio importante che i giornali di oggi non riportano nell’analisi dei capannoni. In una nota pubblicata alle 21.30 di Lunedì 21 sul profilo facebook dell’azienda crollata, La Ceramica Sant’Agostino, dal titolo: - Prime valutazioni a carattere tecnico dopo il sisma del 20 maggio 2012 – si spiega che gli edifici crollati sono antecedenti la normativa antisismica del 2005, e che apparterrebbero a una tipologia particolare: ‘capannoni prefabbricati in cemento armato con copertura orizzontale a travi e tegoli‘.

Ci dice qualcosa in più Mauro Cavazzini della Cgil, che sa di cosa parla perché in Ceramica Sant’Agostino ci ha lavorato per 23 anni: “C’è un perché, ma non è chiaro. C’è effettivamente un filo conduttore. I crolli hanno coinvolto una tipologia di struttura simile, capannoni prefabbricati a travi in appoggio. Una tipologia che precede la normativa antisismica del 2005″. Il dettaglio importante sono le travi in appoggio: non sono fissate alla struttura del capannone. La tipologia oscillatoria del terremoto avrebbe sfilato queste travi dall’appoggio alle colonne del capannone.

A soli 200 metri dalla Ceramica Sant’Agostino c’è un’altra azienda in cui gli scaffali non sono usciti dai supporti. “La falda sottostante ha reagito in maniere diverse a metri di distanza”, continua Cavazzini. E, ci dice, è una cosa stranissima: “Sono crollate strutture degli anni ’80 e son rimaste in piedi altre strutture degli anni ’60″.

Di seguito la nota dell’azienda di cui sopra. La nostra solidarietà agli sfollati, ai mille che hanno perso il lavoro e alle famiglie delle vittime.

“Ceramica Sant’Agostino vuole divulgare i criteri progettuali e costruttivi che hanno guidato l’ampliamento dell’azienda dalla sua fondazione e identificare possibili cause relative ai danni subiti. Nella sede produttiva di Ceramica Sant’Agostino coesistono edifici realizzati in un ampio periodo storico che data a partire dai primi anni ’60 e arriva fino ad oggi. L’azienda si è sviluppata nel tempo incrementando sempre più il volume dei manufatti ceramici prodotti e, di conseguenza, ha sviluppato gli edifici industriali funzionali alle sempre nuove esigenze produttive e di stoccaggio [...] Pertanto, all’interno dell’area industriale, coesiste una vasta gamma di edifici che per forma, per tecnologia costruttiva e per epoca di costruzione, risultano essere molto diversi tra loro. Ciascun edificio è stato costruito secondo le tecnologie maggiormente in uso nel periodo di riferimento e nel totale rispetto delle Norme Tecniche vigenti all’epoca in materia di costruzione industriale. Con riferimento al recentissimo evento sismico, Ceramica Sant’Agostino tiene a sottolineare che nel Comune di insediamento (Sant’Agostino – Ferrara) è stato introdotto dalla normativa nazionale e regionale il rischio sismico con decorrenza 23 ottobre 2005: pertanto, tutte le costruzioni realizzate prima di tale data non erano soggette alla previsione di questo tipo di rischio. Gli edifici che hanno subito il crollo appartengono tutti ad una epoca di costruzione precedente al 2005 ed in particolare hanno ceduto i capannoni prefabbricati in cemento armato con copertura orizzontale a travi e tegoli: questa tipologia costruttiva, peraltro molto in uso nell’edilizia industriale, ha subito gravi danni anche in molte altre zone colpite dal sisma. Contingenze diverse riguardano invece il modulo destinato a Magazzino Automatico Verticale (MAV) la cui costruzione risale all’anno 2002. In questo caso, infatti, sono state le masse di materiale stoccate al suo interno che hanno provocato il crollo dell’edificio a seguito del sisma, evento straordinario non contemplato dalle normative vigenti all’epoca della sua costruzione”.

di Michele Azzu | @micheleazzu
(22 maggio 2012)

LEGGI LA SECONDA PARTE DELL’INCHIESTA SU L’ESPRESSO

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