Archive for giugno 15th, 2012

Islanda: le banche, i referendum e il mito del default

venerdì, giugno 15th, 2012

- Aggiornato 2013 -

Non voglio elencare i tanti miti che girano attorno all’Islanda (vi consiglio a questo proposito la lettura dei due post pubblicati da Mazzetta e Valigia Blu), però dato che la maggior parte delle informazioni in italiano sull’argomento sono incomplete (se non false) ho voluto cimentarmi in questa titanica impresa di ricostruzione della realtà. Il post è molto lungo e ricco di link per coloro che volessero approfondire ogni dettaglio, ma è anche diviso in capitoli per i più ‘frettolosi’.

Buona lettura!

I soldi del Fondo Monetario Internazionale

Sì, il prestito da parte del FMI c’è stato, attraverso l’applicazione di un programma di salvataggio chiamato “Stand-By Arrangement“.

In seguito al crollo del proprio sistema finanziario, nel novembre del 2008, l’Islanda accettò i soldi del fondo monetario (come pubblica il Wall Street Journal) e da allora non si è mai rifiutata di restituirli: è stata soggetta al pagamento del debito durante gli ultimi tre anni ed è riuscita a saldarlo nove mesi prima della scadenza prevista. Tanto che il FMI usa questa operazione di salvataggio come caso esemplare.

E qui non si sta difendendo il Fondo Monetario Internazionale (!), ma la realtà dei fatti.

Quali banche sono fallite?

Le uniche tre banche del paese, tutte e tre private, collassarono agli inizi della crisi finanziaria una dietro l’altra, nel giro di una settimana. Si tratta della Landsbanki, della Glitnir e della Kaupthing. Stesso destino per le casse di risparmio nel 2009.

La disputa referendaria (di cui tanto si parla quando si racconta la favoletta secondo la quale “gli islandesi si sono rifiutati di pagare il debito”) riguarda unicamente il debito privato estero creato da Icesave, un fondo di risparmio della Landsbanki destinato a clienti inglesi e olandesi, che offriva i tassi d’interesse più alti d’Europa e funzionava come una banca online (funzionamento simile al Conto Arancio dell’olandese ING, per intenderci).

La disputa con Regno Unito e Olanda

Nel 2001 il sistema bancario islandese viene deregolamentato e nel 2003 è totalmente privatizzato. Questo permette alle banche di gonfiarsi a base di speculazione finanziaria durante quasi una decada, creando una bolla economica destinata a esplodere nel 2008 (a coloro che capiscono bene lo spagnolo consiglio la visione di questa puntata del programma Salvados).

Nell’ottobre del 2008 la banca più grande del paese, la Landsbanki (che dal 1998 al 2003 era stata totalmente privatizzata) viene commissariata dall’autority finanziaria nazionale e messa in stato di liquidazione coatta amministrativa (idem per Glitnir e Kaupthing). In una parola: il sistema bancario viene nazionalizzato. Tutti gli investimenti dei privati vanno in fumo, però il Governo decide di garantire i conti correnti nazionali (i risparmi degli islandesi) e chiede ai cittadini di non prelevare soldi, affinché questo sistema potesse funzionare. I cittadini si fidano. Il sistema funziona.

Come risultato di questa azione però 400.000 depositi di clienti inglesi e olandesi vengono congelati e resi inaccessibili per quasi due mesi, fino a quando Regno Unito e Olanda decidono (per evitare il panico finanziario e un possibile contagio della crisi) di garantire quei risparmi attingendo dai propri depositi nazionali. (continua…)

‘V per #Virgilio’ sotto la sede di Telecom

venerdì, giugno 15th, 2012

La protesta dei lavoratori Virgilio

Ieri mattina, giovedi 14 giugno, i lavoratori del portale web Virgilio hanno scioperato a Piazza Affari, davanti la sede di Telecom Italia, sotto il dito medio di Cattelan. Un dito medio che conoscono bene: quello della cessione dei rami d’azienda. I lavoratori avevano già dato vita a #occupyvirgilio un mese fa, e da allora è cambiato poco. Telecom ha annunciato di voler vendere Matrix S.p.a., la società del gruppo che produce Virgilio. Ci sono stati vari ‘rumors’, confermati perfino da Ferruccio De Bortoli, sul passaggio di Virgilio a Libero.it (quindi a Sawiris) per una cordata su cui starebbe lavorando Mediaset e Tgcom. Nelle ultime ore questo progetto pare essere saltato. Mentre il buco di bilancio di Matrix, che si diceva fosse di 16 milioni, si è scoperto essere in realtà di 23 milioni.

Il progetto di Telecom è la scissione parziale di Matrix S.p.a. che ha due obiettivi.

  1. Internalizzazione in Telecom di attività attualmente svolte in Matrix.
  2. La maggiore focalizzazione di Matrix verso i trend emergenti della rete.
In che maniera avverrà la scissione? Attraverso la cessione a Telecom del ramo d’azienda ’Market & Technology Captive’ di Matrix S.p.a. che assicura la progettazione, lo sviluppo e l’erogazione di prodotti web. Il valore contabile patrimoniale netto del ramo è di quasi 4 milioni. Scorrendo il ‘Progetto’ all’allegato C potrete leggere tutto l’elenco, voce per voce, di ciò che materialmente passerà da Matrix (e quindi da Virgilio) a Telecom. Questi sono solo dati, numeri. Per chi lavora in Virgilio questi numeri fanno paura, e il rischio è che tra scissioni, cessioni, bilanci, i lavoratori pagheranno il prezzo più alto. Per questo su twitter è spuntato un account con la famosa maschera di Guy Fawkes, si chiama V per Virgilio, e ha pubblicato questo screenshot dal bilancio di Matrix dove risulta con forza l’abisso tra gli utili del 2010 e le perdite del 2011.

(continua…)