Islanda: le banche, i referendum e il mito del default

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- Aggiornato 2013 -

Non voglio elencare i tanti miti che girano attorno all’Islanda (vi consiglio a questo proposito la lettura dei due post pubblicati da Mazzetta e Valigia Blu), però dato che la maggior parte delle informazioni in italiano sull’argomento sono incomplete (se non false) ho voluto cimentarmi in questa titanica impresa di ricostruzione della realtà. Il post è molto lungo e ricco di link per coloro che volessero approfondire ogni dettaglio, ma è anche diviso in capitoli per i più ‘frettolosi’.

Buona lettura!

I soldi del Fondo Monetario Internazionale

Sì, il prestito da parte del FMI c’è stato, attraverso l’applicazione di un programma di salvataggio chiamato “Stand-By Arrangement“.

In seguito al crollo del proprio sistema finanziario, nel novembre del 2008, l’Islanda accettò i soldi del fondo monetario (come pubblica il Wall Street Journal) e da allora non si è mai rifiutata di restituirli: è stata soggetta al pagamento del debito durante gli ultimi tre anni ed è riuscita a saldarlo nove mesi prima della scadenza prevista. Tanto che il FMI usa questa operazione di salvataggio come caso esemplare.

E qui non si sta difendendo il Fondo Monetario Internazionale (!), ma la realtà dei fatti.

Quali banche sono fallite?

Le uniche tre banche del paese, tutte e tre private, collassarono agli inizi della crisi finanziaria una dietro l’altra, nel giro di una settimana. Si tratta della Landsbanki, della Glitnir e della Kaupthing. Stesso destino per le casse di risparmio nel 2009.

La disputa referendaria (di cui tanto si parla quando si racconta la favoletta secondo la quale “gli islandesi si sono rifiutati di pagare il debito”) riguarda unicamente il debito privato estero creato da Icesave, un fondo di risparmio della Landsbanki destinato a clienti inglesi e olandesi, che offriva i tassi d’interesse più alti d’Europa e funzionava come una banca online (funzionamento simile al Conto Arancio dell’olandese ING, per intenderci).

La disputa con Regno Unito e Olanda

Nel 2001 il sistema bancario islandese viene deregolamentato e nel 2003 è totalmente privatizzato. Questo permette alle banche di gonfiarsi a base di speculazione finanziaria durante quasi una decada, creando una bolla economica destinata a esplodere nel 2008 (a coloro che capiscono bene lo spagnolo consiglio la visione di questa puntata del programma Salvados).

Nell’ottobre del 2008 la banca più grande del paese, la Landsbanki (che dal 1998 al 2003 era stata totalmente privatizzata) viene commissariata dall’autority finanziaria nazionale e messa in stato di liquidazione coatta amministrativa (idem per Glitnir e Kaupthing). In una parola: il sistema bancario viene nazionalizzato. Tutti gli investimenti dei privati vanno in fumo, però il Governo decide di garantire i conti correnti nazionali (i risparmi degli islandesi) e chiede ai cittadini di non prelevare soldi, affinché questo sistema potesse funzionare. I cittadini si fidano. Il sistema funziona.

Come risultato di questa azione però 400.000 depositi di clienti inglesi e olandesi vengono congelati e resi inaccessibili per quasi due mesi, fino a quando Regno Unito e Olanda decidono (per evitare il panico finanziario e un possibile contagio della crisi) di garantire quei risparmi attingendo dai propri depositi nazionali.

Il nocciolo della questione, quindi, è che i fallimenti delle banche islandesi hanno danneggiato i correntisti esteri e non quelli locali. Da questa discriminazione nasce la disputa internazionale. Riassumendo: Regno Unito e Olanda garantiscono con i propri soldi i risparmi dei rispettivi creditori di Icesave; quindi pretendono che Islanda si faccia carico di questo debito a livello statale, trasformandolo cioè in debito pubblico. Il Regno Unito, il più colpito dal crollo di Icesave, non si limita alla diplomazia internazionale ma ricorre addirittura alla normativa antiterrorismo.

Le proteste e i 2 referendum

A novembre (2008), in una Reykjavík congelata dal freddo e dalla sfiducia, una ventina di persone (dai 30 ai 50 anni) iniziano a radunarsi tutti i sabati alle 15:00 per protestare contro il Governo. Ma la vera indignazione – per usare un termine ormai abusato, ma sempre amato – arriva nel gennaio 2009, quando inizia l’attività parlamentare. Centinaia, migliaia di persone si radunano davanti al Parlamento per tirare uova, gridare slogan e protestare a oltranza giorno e notte. Qualcosa di simile a quello che succederà poi in Spagna, con il Movimiento 15M, o a New York, con Occupy Wall Street, con la grandissima differenza che la protesta islandese formula 5 richieste concrete:

  • Dimissioni del Governo
  • Dimissioni del Direttore del Banco Centrale
  • Dimissioni del Direttore dell’autority finanziaria nazionale (FME)
  • Elezioni generali
  • Riforma Costituzionale

Il 23 gennaio, dopo neanche un mese di protesta, il Governo si dimette, con le conseguenti elezioni generali. Arriveranno, più in là, le altre due dimissioni chieste a gran voce dai manifestanti e la Riforma Costituzionale ‘scritta dai cittadini‘.

Ma torniamo alla disputa con Regno Unito e Olanda: i referendum per risolvere la disputa Icesave sono due.

Il primo referendum (6 marzo 2010), chiesto dai cittadini con 60.000 firme, lo vincono i NO, con oltre il 90% (contrari ad usare il denaro pubblico per pagare il debito privato estero della Icesave).

In seguito a questo risultato vengono rinegoziate le condizioni e, nonostante il referendum, il Parlamento stabilisce che Islanda pagherà il debito contratto dalla Icesave nel periodo compreso tra il 2019 e il 2046, con un’interesse del 5,5%. Il Presidente rifiuta di firmare quanto deciso dal parlamento e, dando retta alle petizioni cittadine, convoca lui stesso un nuovo referendum.

Il secondo referendum (9 aprile 2011) si conclude anch’esso con la vittoria dei NO (seppure con una percentuale più bassa). Regno Unito e Olanda minacciano di rivolgersi al Tribunale dell’Associazione Europea di Libero Scambio: la EFTA Court.

Entra in gioco EFTA Surveillance Authority

Il Governo islandese risponde alle pressioni scartando l’ipotesi di un terzo referendum e dichiara ufficialmente che quella espressa dalla cittadinanza è la decisione definitiva.

Intanto la EFTA Surveillance Authority (l’autority di sorveglianza della EFTA) in seguito ai risultati del secondo referendum, scrive un comunicato rivolto al Governo islandese dove sostanzialmente chiede spiegazioni e da una sorta di ultimatum prima di portare il caso alla EFTA Court (Qui potete leggere il comunicato integrale)

L’epilogo nei tribunali…

Il 2 maggio 2011 il Ministro dell’Economia islandese risponde alla EFTA Surveillance Authority dicendo che il Governo ritiene di essere dalla parte del giusto e chiede all’autority di chiudere il caso senza ulteriori azioni.

Il 10 giugno 2011, dopo aver esaminato la risposta ricevuta, l’Authority intima al Governo islandese il pagamento di tutto il debito, e gli da 3 mesi di tempo per decidere (Qui potete leggere il comunicato integrale). Il giorno stesso il Ministro dell’Economia porta il caso in Parlamento. E prima che possano passare 24 ore, il Parlamento conferma all’autority che rispetterà quanto espresso dal referendum.

Nel frattempo (come potete leggere qui e qui) la Banca Nazionale Islandese sta provvedendo a pagare il debito Icesave, attraverso la vendita degli asset che furono congelati durante fallimento della Landsbanki. Seguendo la normale procedura che seguirebbe un’impresa fallita che deve liquidare i propri creditori.

Il 14 dicembre 2011 l’autority europea si rivolge ufficialmente al tribunale di competenza: EFTA Court. Nel comunicato ufficiale possiamo leggere che “il Governo islandese deve garantire un indennizzo di tutti i depositanti alle condizioni prescritte dalla direttiva di garanzia senza discriminazioni” (si riferisce alla discriminazione di cui abbiamo parlato prima: i correntisti locali sono stati garantiti, mentre i correntisti stranieri no). E conclude confermando che il caso verrà portato davanti alla EFTA Court. Se la EFTA Court ritiene che vi sia una violazione, l’Islanda sarà tenuta a conformarsi a detta sentenza (il comunicato integrale è disponibile qui).

Per semplificare, l’Islanda è attualmente “sotto processo” e il prossimo appuntamento in tribunale, per chi volesse seguire il caso, è fissato per il 18 settembre 2012.

La sentenza dell’EFTA assolve l’Islanda (aggiornamento)

Scrive Mario Seminerio nel suo blog, il 28 gennaio 2013: “La corte dell’EFTA (Associazione Europea di Libero Scambio) ha sentenziato questa mattina che l’Islanda non ha violato la direttiva comunitaria di garanzia sui depositi, e che non ha discriminato tra protezione di propri depositanti e quelli olandesi e britannici, clienti della banca Icesave, controllata dalla islandese Landsbanki.”

Potete leggere il post completo sul blog Phastidio.net.

Conclusione e considerazioni personali

Questo post riporta solo alcuni passaggi della crisi e della ricostruzione economica e sociale del paese. So che per molti questo è un tema caldo, e che qualcuno si ‘indignerà’ per non aver letto del tanto sventolato “default economico” (un fatto che semplicemente non è mai accaduto, mi dispiace) quindi ci tengo a concludere con due considerazioni.

1 - La definizione di “default economico controllato, come in Islanda” nasce dal tentativo di semplificare e raccontare i fatti. In realtà, il ‘default’ non c’è stato perché l’Islanda ha accettato l’intervento del FMI e, fortunatamente, è andata bene. Inoltre non è vero che “l’Islanda si è rifiutata di pagare il debito”. L’Islanda il debito lasciato dalla crisi l’ha pagato e continua a pagarlo ancora oggi, però, tramite due referendum ha stabilito che non avrebbe risarcito con denaro pubblico i correntisti stranieri di una banca privata. Vogliamo chiamarlo “default controllato, come in Islanda”? Va bene, d’accordo, però potremmo chiamarlo anche “cheesburger con patate”, e avrebbe la stessa dignità semantica. Le parole sono importanti, così come il rispetto per la realtà. Noi (italiani) dovremmo imparare a confrontarci con i nostri problemi senza il bisogno incessante di inventare parabole di salvezza al sapor di fiaba.

2 - Voglio ricordare che in Islanda vivono circa la metà delle persone che vivono nel centro di una città come Madrid, questo dovrebbe aiutarci a capire che non esiste un ‘metodo islandese’ applicabile ad altre realtà. E la “rivoluzione islandese”?  Io penso che la vera rivoluzione sia stata avere dei politici onesti, nel posto giusto e al momento giusto, che hanno saputo portare avanti gli interessi della cittadinanza fomentando la partecipazione delle persone a scelte decisive per il paese. Da questo punto di vista sì, tutto questo per me ha un sapore rivoluzionario: quello della rivendicazione, quello del cambiamento, quello della giustizia.

Quello di una Democrazia sana.

di Marco Nurra | @marconurra
(Aggiornato il 28 gennaio 2013 con la sentenza della corte EFTA)

(Ringrazio il blogger economico Bimbo Alieno per il fact-checking)

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  • http://www.repubblicadeglistagisti.it/ Eleonora Voltolina

    Caro Marco, ho letto tutto il tuo lungo post con la ricostruzione di ciò che è accaduto in Islanda. L’ho trovato molto interessante. In effetti, molto diverso da quello che viene raccontato sui giornali o in tv.

  • Alessandro Romolo

    Ottimo. Finalmente qualcuno che spieghi come funziona la situazione (anche se dubito che gli affezionati alle teorie complottiste accetteranno questo articolo!).

  • Luigi Martinetti

    Grazie per questo esauriente chiarimento che ho letto con attenzione. Ne sottolineo qui sotto la conclusione, che vale per qualsiasi realtà piccola o grande… purtroppo da noi non c’è nessuna di queste condizioni..meno che mai quella di avere dei politici onesti nel posto giusto e al momento giusto, ecc. ecc. Concordo anche che non si sfugge ad una realtà sgradevole creandosene una fiabesca… da mondo dei sogni… quindi avanti con coraggio e determinazione su una strada rivoluzionaria… quella dell’indispensabile cambiamento e della giustizia… Quello di una democrazia sana.

    “Voglio ricordare che in Islanda vivono circa la metà delle persone che vivono nel centro di una città come Madrid, questo dovrebbe aiutarci a capire che non esiste un ‘metodo islandese’ applicabile ad altre realtà. E la “rivoluzione islandese”? Io penso che la vera rivoluzione sia stata avere dei politici onesti, nel posto giusto e al momento giusto, che hanno saputo portare avanti gli interessi della cittadinanza fomentando la partecipazione delle persone a scelte decisive per il paese. Da questo punto di vista sì, tutto questo per me ha un sapore rivoluzionario: quello della rivendicazione, quello del cambiamento, quello della giustizia.

    Quello di una Democrazia sana.”

  • Massimo

    Grazie Marco, un contributo lodevole alla chiarezza. Il bello del web e’ che c’e gente come te che dedica il suo tempo a fare un servizio gratuito per la comunita’ che vale piu’ della lettura di 100 quotidiani. In realta’ della vicenda Islandese non avevo capito un cazzo, ora almeno mi e’ un po’ piu’ chiara. Grazie ancora.
    Massimo

  • marcotullio

    grazie sei veramente in gamba. grazie ancora per la tua disponibilità e chiarezza nel trattare l’argomento

  • Antonio Chialastri

    Complimenti. Un report asciutto, essenziale, chiaro ed obiettivo.

  • HansKammer

    Complimenti per l’articolo. Un approfondimento davvero molto interessante e utile. Magari ce ne fossero tanti di giornalisti come Marco Nurra. Grazie!

  • marco milano

    allora che l’islanda avesse preso soldi dall’fmi e gli avesse restituiti si sapeva ed è scritto un pò dapertutto
    pero quello che viene omesso è che a fronte del rifiuto (che io trovo piu che giusto) di pagare un debito contratto da privati con soldi pubblici, la cifra che gli islandesi si sono trovati a pagare procapite era circa un terzo del debito totale (ti chiedo conferma in merito perche non vorrei ricordare male), ora preso atto che la percentuale maggiore di debito pubblico dei vari paesi ue, è dovuta alla speculazione bancaria su un sistema monetario a dir poco mafioso, direi che continuare a rifinanziare banche fallite invece che i cittadini sia una cosa piuttosto intelligente, il cittadino che recupera la sua liquidità la reimmette nel sistema, ovvero la deposita in una banca sana e l’altra che fallisca affari suoi rispondendo in toto di tutti i suoi averi, il rifinanziamento delle banche esposte sui titoli greci greca non e servito assolutamente a nulla , quando con una cifra infinitamente inferiore si sarebbe saldato l’intero debito pubblico greco
    Ora se tu compri azioni ford e la ford fallisce sono affari tuoi non è certo lo stato americano a risarcirti, quindi non vedo perche il fallimento di una azienda privata debba essere risarcito con denato pubblico

  • marco milano

    finanziare banche fallite invece che cittadini sia una cosa poco intelligente lol

  • vito asaro

    intanto complimenti.poi ti chiedo scusa . il mio non è un commento ma una domanda,magari un po ingenua:se la efta court dovesse condannare l’islanda,in che senso l’islanda è tenuta ad accettare la condanna?se si rifiuta cosa accadrebbe?

  • http://www.isoladeicassintegrati.com/?page_id=645 Marco Nurra

    @Marco Milano inizi con una frase delusa, mi dispiace: “allora che l’islanda avesse preso soldi dall’fmi e gli avesse restituiti si sapeva ed è scritto un pò dapertutto”. È quello che succede quando cerchi di fare un resoconto: che a volte la realtà è già nota.
    Nel resto delle tue considerazioni invece non vedo nulla in contraddizione con quello che ho scritto. Grazie. ;)

  • http://www.isoladeicassintegrati.com/?page_id=645 Marco Nurra

    @Vito Asaro, non lo so. Staremo a vedere. In ogni caso io “tifo” Islanda.

  • MAX LATEMPA

    Sono ore cruciali per l’ Euro, l’ Europa, tutti noi.
    Le elezioni in Grecia, le resistenze dalla Merkel sulla mutualità del debito, l’ennesimo assalto degli speculatori alla volutamente fragile cittadella della Banca Centrale Europea. Gli eventi si susseguono inesorabili come programmati già da tempo da una regia occulta per mettere a segno una strategia simultanea: arricchirsi impoverendo gli stati vulnerabili.
    Ora anche tutti i partiti italiani e finanche lo stesso Monti, urlano contro i trattati europei, la Germania, i parametri, le banche, la Grecia, il Fondo Monetario Internazionale, la Spagna.
    Ora che siamo nel baratro. Come se la colpa non fosse loro.
    Eppure sono anni che si sapeva come si sarebbe andati a finire. Già molto tempo prima della moneta unica, erano stati in duecento gli economisti a supplicare i governanti europei a non varare una moneta non supportata dai normali meccanismi di protezione di una banca centrale sovrana. Una lettera rimasta inascoltata. La Gran Bretagna si era ben guardata dall’entrare nell’ Euro, avanzando le sue perplessità euroscettiche. Ma questo non aveva insospettito minimamente i nostri pittoreschi governanti, ebbri delle loro monetine dal valore di duemila o quattromila lire cadauna.
    Da circa tre anni, l’ europarlamentare Nigel Farage ogni giorno le suona a tutti quelli di Bruxelles che gli capitano a tiro. Bollato come un appestato, e’ stato anche vittima di un misterioso incidente aereo. Ma si è salvato. A Georg Haider è andata peggio. Il leader austriaco euroscettico è morto in un inverosimile incidente stradale. Così come a Lech Kaczynski, il presidente polacco più vicino agli Stati Uniti che alla UE, ucciso in un incidente aereo.
    Ora siamo in una UE che ha i suoi Stati la cui sovranità non risiede più nel popolo ma nel meccanismo degli spreads. I mercati sono controllati ed influenzati dalla triade Morgan Stanley, JP Morgan e Goldman Sachs. E chi, degli attuali pezzi grossi della politica europea, non ha mai lavorato per uno di questi gruppi finanziari?
    Quasi tutti. Monti, per esempio, è stato advisor per Goldman Sachs dal 2005 al 2011. Ed oggi dovrebbe, insieme ai suoi colleghi, trovare un argine a costoro?
    Gli italiani lo sanno che negli ultimi due anni, tra Grecia, Spagna e BCE, l’ Italia ha versato 48 miliardi di euro in aiuti, finiti sistematicamente nelle tasche delle banche coinvolte?
    Mentre l’ Italia si svena per salvare l’Euro, i suoi figli eroici, gli imprenditori, si suicidano perché non riescono a riscuotere i propri crediti.
    Siamo disarmati, assediati, invasi dai barbari.
    Il fiscal compact è la bomba atomica, l’ arma per il salasso definitivo. Per rispettare un patto dissennato, messo su per tenere in piedi l’euro e garantire gli speculatori dei loro affari a botta sicura, gli stati dovranno fare ora l’ulteriore passo. Non potendo più cavare un ragno dal portafoglio dei contribuenti, dovranno incominciare a vendere i beni. Dismissioni pubbliche, sono chiamate. Beni collettivi che verranno messi all’asta. E chi li potrà comprare, se non coloro che in questi anni hanno ammassato fortune speculando sui titoli di stato alle stelle?
    Finite le dismissioni immobiliari, ci sarà poi l’ assalto alle riserve auree. E’ quello l’ ultimo obiettivo. Poi sull’Europa caleranno le tenebre di un nuovo medioevo.

  • marco milano

    scusa Nurra non volevo essere deluso, però hai ragione ho espresso male, rileggendo sembra ti dica che hai scoperto l’acqua calda sorry:) intendevo dire non era proprio del tutto vero che la notizia fosse passata in sordina, diciamo che è passata in sordina sui main stream, ma li è passata in sordina dalla a alla z , online si trovava la situazione reale avendo voglia di cercarla

  • Andrea

    Tu scrivi: “Qualcosa di simile a quello che succederà poi in Spagna, con il Movimiento 15M, o a New York, con Occupy Wall Street, con la grandissima differenza che la protesta islandese formula 5 richieste concrete:” (suona quasi come un insulto a questi altri movimenti!!!)

    SEMBRA TU NON SAPPIA CHE IN MOVIMENTO 15M FORMULA ANCH’ESSO 15 RICHIESTE CONCRETISSIME. SE SCRIVI COSI’ SEMBRA CHE IL 15M SIA UN GRUPPPO DI CONTESTATORI SENZA PROGETTI. UN ERRORE MADORNALE NEL CONTESTO DI UN ARTICOLO COSI’ BEN PARTICOLAREGGIATO. (che pero’ non dice granché di nuovo, visto che chi ha seguito la vicenda islandese sa bene che l’atto di ribellione è stato messo in atto soprattutto contro il debito della banca privata verso correntisti inglesi ed olandesi e che i punti forti ed INTERESSANTISSIMI sono stati la cacciata di 2 governi, la riscrittura della costituzione da parte di cittadini e e la prosecuzione dei responsabili della banca privata (a mio ricordo unica nella storia).

  • kmatica

    Mi spiace ma le cose non stanno così e scritte in una paginetta con riflessioni del tutto personali.
    Al link seguente vi è tutto il dossier con interviste e riferimenti a fatti, luoghi e persone realmente susseguitosi.
    E’ un documento corposo, non poteva essere diversamente per avere una visione reale di quello che è successo e lo stesso documento è in continuo aggiornamento così la prossima volta scriverete fatti e non impressioni soggettive.
    Buona lettura:

    http://www.reset-italia.net/2012/02/23/islanda-debito-europa-alleanza-popolare/#.T9xqf-pGk7w

  • http://www.isoladeicassintegrati.com/?page_id=645 Marco Nurra

    @Kmatica, vorrei che mi dicessi punto per punto quali sarebbero, secondo te, le cose false nel mio articolo. Per approfondire e eventualmente correggere. Grazie.

    E ti esorto anche ad essere più gentile, quando fai delle obiezioni.

  • http://www.isoladeicassintegrati.com/?page_id=645 Marco Nurra

    @Andrea, conosco bene il 15M e le rivendicazioni che ha portato avanti. Ribadisco che la differenza tra queste e quelle islandesi non è qualitativa ma soprattutto quantitativa. Riuscire a focalizzare 5 richieste concrete è diverso da un’eterogenea assemblea come quella della Puerta del Sol (le cui richieste iniziali hanno finito per includere movimenti femministi, vegani, sportivi, etc). Quindi la differenza sta nella scelta di poche richieste precise. E te lo dico con tutto il rispetto per il Movimiento 15M, che seguo ancora oggi a livello di quartiere (vivo a Madrid da 4 anni).

    Grazie del commento! Ciao ;)

  • Dario

    SOSTENGO LE TEORIE COMPLOTTISTICHE

    Scherzo, però la verità sta nel mezzo.

    Hanno pagato il debito ma il debito era in corone islandesi. ISK. Hanno speso a deficit per pagare il debito svalutando la corona Islandese..(vedere http://www.xe.com/currencycharts/?from=ISK&to=EUR&view=10Y ) quindi.. ti hanno pagato con una moneta che vale meno di quando hai contratto il debito. Quindi hanno pagato meno. O se vogliamo fare i populisti non hanno pagato il debito.

    Questo con l’EURO è IMPOSSIBILE. Siamo in trappola. Se vuoi pagare il debito devi 1)essere tassato fino alla morte 2)lo stato non deve spendere per i cittadini (fine dell’ amato welfare conquistato con secoli di lotte sociali) 3)Svendere il pubblico (liberalizzazioni)

    Se io mi sono accorto di questo e voi no, allora SONO FIERO DI ESSERE COMPLOTTISTA.

    Perché vecchi miei Gladio è esistito, La P2 c’è e il suo programma è stato pienamente realizzato da Berlusconi, Le spie esistono, La CIA il MOSSAD, il SISMI. si alzano ogni giorno e vanno a lavorare. I TinkTank sono centinaia in giro per il mondo e formano classi dirigenti. In Europa abbiamo davvero perso la democrazia (che prima era di carta, ok, ma c’era) e siamo dominati da un oligarchia di fatto. Guardate come funziona l’europa, il parlamento Italiano non conta più niente e la commissione Europea che conta e non sono eletti sono NOMINATI.

    Pensare che quattro famiglie dominano il mondo e tutto è deciso da oscure creature è stupido,

    MA RIPETO LA VERITA’ STA NEL MEZZO.

  • http://www.nicolapalumbo.it Nicola Palumbo (@troppouncapo)

    Un pezzo stupendo Marco, complimenti. E complimenti anche al mitico @bimboalieno tra i miei guru in fatto di finanza.

  • http://www.isoladeicassintegrati.com/?page_id=645 Marco Nurra

    Grazie Nicola. :)

  • Marcello

    Veramente complimenti leggo solo ora questo pezzo. Fatta finalmente luce su una storia che mi sembrava un pò troppo, come dici tu, “fiabesca!!!!

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