L’isola dei cassintegrati si racconta su RadioBici

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La nostra Claudia Sarritzu ospite di RadioBici

Spesso penso a come sarebbe andata se due anni fa avessi ascoltato quel vecchio direttore, che mi diceva che non era importante andare fino all’Asinara, che non c’era nient’altro da raccontare, più di quello che già i giornali avevano scritto, che potevo anche non lavorare a quel pezzo. Che era “una protesta come tante, condannata a una sconfitta frettolosa e imminente“. E quando scrivo “Vecchio” non è solo per l’età anagrafica del mio maestro, ma per quel modo troppo polveroso che aveva nell’essere un giornalista oggi.

Io quel traghetto alle 8:30 del mattino successivo, dopo tre ore di auto, lo presi e la mia inutile e banale gavetta cambiò. Uno Sliding Doors fatto di maestrale e salsedine sulla fronte, di incontri forti e sinceri, di scontri e crescita. La protesta dell’Asinara a noi di questo blog ha cambiato la vita. L’ha fatto travolgendo il nostro sguardo che dal giorno non è più stato distratto, ma è rimasto attento e vigile, appassionato e sofferente di fronte a una Sardegna prima e a un’Italia poi che non è più stata la stessa. Ognuno è diventato più grande, più maturo, ognuno ha perso un po’ di quella illusione che è dei puri, di chi non si è ancora sporcato le mani. Non ci ha portato denaro, contratti, sicurezza lavorativa. Quella è rimasta la stessa. Un ghigno crudele, quasi un Karma, per chi parla e scrive di cassintegrati, restare un precario.

Abbiamo lavorato in altre dieci redazioni a testa, abbiamo cambiato città, abbiamo scritto dei libri, abbiamo intervistato e ci siamo fatti intervistare da decine di persone, abbiamo contaminato il mondo del coraggio di quei giovani operai che hanno raccontato la clausura che significa perdere un lavoro. Ci hanno insegnato per primi che i giovani devono vivere in movimento, testimoni e artefici di quella storia che siamo noi. Ma quella lotta non solo ha modificato le lotte che successivamente ogni azienda ha intrapreso poi in questo Paese dolcemente addormentato, ma ha cambiato anche il giornalismo, lo sguardo di noi ventenni, il nostro modo di essere sardi, italiani e europei. Non dovremmo mai smettere di ringraziare questa idea di liberà: degli isolani che si rinchiudono in un carcere di un’isola ancora più piccola. C’è chi quella poesia rivoluzionaria l’ha capita, e chi purtroppo non ne ha avuto il coraggio.

Il progetto di RadioBici, percorrere tutta Italia con una bici per registrare, testimoniare, tessere una trama di una storia tutta Nostra, è qualcosa di geniale come è stata stupefacente la protesta dei cassintegrati Vinyls. Lo fa senza produrre CO2, con la forza delle proprie gambe ma soprattutto di un’idea che è quella di un giornalismo che significa Ascoltare, alzare il culo dalla sedia di una redazione, sollevare lo sguardo dallo schermo di un computer, e Vedere e Sentire chi vive questa terra. Quando li ho incontrati, Maurizio Guagnetti e il suo compagno di viaggio Alessio Baù, al porto di Cagliari, mi sono detta con un sorriso fiero e felice: eccoli finalmente “altri due eroi buoni e vivi, sorpresi a fare l’Italia”.

Buona visione:

di Claudia Sarritzu | @CSarritzu
(5 luglio 2012)

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